Secondo il presidente statunitense George W. Bush, gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 hanno preso di mira la libertà. “E questa libertà sarà difesa”, ha aggiunto. Sarebbe più esatto dire che in realtà è la forza a essere stata presa di mira, quella della più grande potenza, gli Stati Uniti. In effetti si è visto come questa potenza sia incapace di difendersi. E ora verrà giudicata dalla sua capacità di replicare, di vendicarsi e di vincere, come dopo Pearl Harbor.

C’è ormai qualcosa nella natura di questa superpotenza che la rende impotente rispetto a quello che è terrificante. Non solo è incapace di difendersi, ma non riesce più – proprio come i russi con i ceceni o come Israele con i palestinesi – a produrre soluzioni politiche.

Crimini contro l’umanità

È stato solo in casi estremi come Hiroshima, in cui ha dovuto ricorrere all’arma assoluta, che gli Stati Uniti sono stati capaci di vincere la guerra. E comunque questo non ha impedito al popolo giapponese di vendicarsi per due volte: prima ritrovando rapidamente la sua forza economica e riaffermando le sue convinzioni nazionaliste, poi con il ricorso al terrorismo dell’Armata rossa giapponese che ha seminato il panico nel mondo per parecchi anni e che oggi è tornata sulle prime pagine dei giornali con la sua rivendicazione degli attentati dell’11 settembre.

Gli atti criminali che sono appena stati commessi negli Stati Uniti devono essere considerati un crimine contro l’umanità, che non ha nulla a che vedere con Pearl Harbor, che era un’aggressione militare in tempo di guerra. In queste condizioni gli attentati dell’11 settembre 2001 potranno essere considerati un atto di guerra soltanto se verrà accertata la responsabilità di uno Stato nell’operazione.

Ma che cosa accadrà se l’indagine sugli attentati non procederà celermente? E se gli israeliani continueranno a strombazzare ai quattro venti che i colpevoli sono i palestinesi, gli arabi e l’islam? La televisione israeliana si è affrettata a trasmettere immagini di bambini palestinesi che manifestavano la loro gioia a Gerusalemme Est.

Ma perché non ha trasmesso anche le dichiarazioni di Arafat che, con aria grave, condannava quest’atto terroristico in termini che lasciavano chiaramente trasparire il dolore e la disperazione?

Questa tragedia illustra comunque il fatto che l’incapacità di una grande potenza aumenta di pari passo con la sua grandezza e con la sua capacità di incutere terrore, fino al punto di non essere nemmeno più in grado di garantire la sua sicurezza.

Guerre stellari

Un ammiraglio americano in pensione ha dichiarato alla radio che gli Stati Uniti non dovrebbero spendere milioni di dollari per costruire uno scudo antimissile, perché il pericolo che grava sugli Stati Uniti non verrà da quelli che possiedono bombe nucleari, bensì da popoli oppressi, affamati e sottosviluppati.

“Washington farebbe meglio a occuparsi di queste crisi invece di lanciarsi nella Guerra stellare”, ha detto.

Oggi gli Stati Uniti devono dimostrare la propria grandezza dando prova d’ingegnosità sulla terra e non nello spazio. Il sentimento di essere una superpotenza rischia ormai di trasformarsi in un pericolo e in uno svantaggio. ◆ cp

Iraq
L’operazione del secolo

◆ La televisione irachena ha accolto con entusiasmo gli attentati dell’11 settembre, definendoli “l’operazione del secolo”. “Il cowboy americano raccoglie i frutti dei suoi crimini contro l’umanità”, si afferma in un commento captato dalla Bbc. “È una giornata nera nella storia degli Stati Uniti che oggi assaporano il gusto amaro della sconfitta, dopo i loro crimini e il loro disprezzo per il desiderio dei popoli di vivere liberamente e dignitosamente. Le violentissime esplosioni nei centri di potere degli Stati Uniti, in particolare al Pentagono, sono uno schiaffo doloroso, che ha lo scopo di costringere gli uomini politici americani a mettere fine alla loro egemonia illegittima e al tentativo di imporre la loro tutela ai popoli”.

Il commentatore ha aggiunto che “non è una coincidenza se il World Trade Center è stato distrutto da un’operazione suicida in cui sono stati coinvolti due aerei che hanno superato tutte le barriere di sicurezza per portare a termine l’operazione del secolo ed esprimere così il rifiuto della politica degli Stati Uniti. Il crollo dei centri di potere statunitensi è il crollo della politica statunitense che si è allontanata dai valori umani e che appoggia il sionismo mondiale in tutte le conferenze internazionali affinché continui a massacrare il popolo palestinese e a mettere in pratica i piani di Washington per dominare il mondo attraverso il cosiddetto ‘nuovo ordine’. Ecco i frutti del nuovo ordine americano”. cp


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Questo articolo è uscito sul numero 403 di Internazionale, a pagina 10. Compra questo numero | Abbonati