Nel 2025 ci sono state 59 guerre, il numero più alto dalla fine della seconda guerra mondiale. Ma solo poche sono finite in prima pagina, almeno sui giornali dei paesi occidentali. Intervistata da Matthew Leake del Reuters institute, la ricercatrice Chloe Yarnell ha spiegato che spesso questo è dovuto alla rilevanza geopolitica, reale o presunta, più che, per esempio, alla gravità della situazione umanitaria. Yarnell ha calcolato che nelle guerre in cui sono coinvolti paesi ad alto reddito si registrano oltre 1.600 articoli per ogni vittima civile, contro i 17 articoli dei paesi a basso reddito. Una sproporzione che torna anche all’interno di singoli conflitti. Il Center for media monitoring ha analizzato 35mila notizie sulla guerra a Gaza uscite sulla Bbc dal 7 ottobre 2023 e ha visto che le vittime israeliane hanno ricevuto 33 volte più attenzione di quelle palestinesi. Poi conta la natura del conflitto. Le dispute tra paesi hanno più spazio di quelle interne, perché si pensa che abbiano maggiori implicazioni per la stabilità internazionale. “Al contrario, i conflitti nelle regioni con minore influenza economica tendono a passare inosservati, indipendentemente dalla loro gravità”, nota ancora Yarnell. Ma sforzarsi di spiegare l’importanza di un argomento ai lettori occidentali a volte rischia di suggerire che un conflitto è rilevante solo se in qualche modo li riguarda o incide sui loro interessi. D’altra parte, ottenere l’attenzione dei mezzi d’informazione occidentali può essere un obiettivo? Lydia Namubiru, una giornalista ugandese, ammette la contraddizione: “Non dovrebbe esserlo, ma di fatto lo è”. Perché i giornali occidentali hanno le risorse per occuparsi delle guerre lontane e poco seguite. E perché le persone che, a livello globale, prendono le decisioni politiche si informano proprio su questi giornali. Oggi, dice Namubiru, “il mondo è pieno di persone disinformate o poco informate che, anche se animate da buone intenzioni, elaborano soluzioni destinate a fallire non appena vengono messe in pratica, creando così nuovi problemi”. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1660 di Internazionale, a pagina 5. Compra questo numero | Abbonati