Shpend Lila mi indica un edificio in mattoni rossi dalla terrazza panoramica dell’Innovation center Kosovo. Una struttura modernista che in passato ospitava un’agenzia editoriale e per decenni è stata l’edificio più alto di Pristina. Oggi è sovrastata da grattacieli che ospitano un numero crescente di aziende tecnologiche, tra cui la Speeex, che svolge servizi informatici per conto terzi e sta per diventare il primo unicorno del paese (un’impresa non ancora quotata che vale più di un miliardo di dollari).

Il vivace settore informatico kosovaro non sta solo cambiando il profilo urbano della capitale, ma contribuisce anche a contrastare uno dei problemi economici più gravi del piccolo paese balcanico, che conta 1,6 milioni di abitanti: l’alta disoccupazione giovanile. “Il settore tecnologico è l’unico che non fa scappare i giovani dal Kosovo”, ha dichiarato Lila, direttore dell’Innovation centre Kosovo. “Se hanno buoni stipendi restano qui”.

Sono passati quasi vent’anni da quando il Kosovo ha dichiarato l’indipendenza dalla Serbia. Il paese più giovane d’Europa è uno dei più poveri del continente, ma la sua economia è cresciuta in modo costante e quest’anno dovrebbe raggiungere i dodici miliardi di dollari. Secondo il primo ministro Albin Kurti il settore tecnologico contribuisce al 6 per cento del pil. La disoccupazione giovanile è scesa da un picco del 61 per cento nel 2014 al 10 per cento nel 2025. La tendenza è cominciata cinque anni fa, durante la pandemia di covid-19, quando le persone trascorrevano più tempo in casa.

Il paese non ha ancora attirato colossi come Amazon o Google, ma circa 45mila persone lavorano nel settore per 2.500 aziende locali, che vanno da piccole start­up a realtà come la Speeex. Gli stipendi medi sono di mille euro al mese: ben al di sotto degli standard europei, ma il doppio della media nazionale. I ruoli di vertice e il lavoro da remoto per aziende internazionali possono però garantire compensi molto più alti.

Nel 1999 il Kosovo è uscito devastato dalla guerra con la Serbia, che ha provocato più di dodicimila vittime, ha costretto centinaia di migliaia di persone alla fuga e si è lasciata alle spalle un’economia dipendente dagli aiuti internazionali. Negli anni successivi, però, la crescita non è riuscita a soddisfare le aspettative di chi sperava in un miglioramento. I donatori internazionali – principalmente Norvegia, Lussemburgo e Stati Uniti – hanno visto nella tecnologia un modo per accelerare il cambiamento, mettendo a disposizione milioni di euro. Questo, spiega Lila, ha spinto l’Innovation centre Kosovo a concentrarsi sulla formazione di una popolazione giovane e numerosa. Finora dai suoi programmi sono passati circa undicimila studenti delle scuole superiori, universitari che hanno interrotto gli studi, laureati, e il 90 per cento di loro ha trovato lavoro nel settore tecnologico. Il centro ha inoltre sostenuto settecento startup, il 20 per cento delle quali è ancora attivo.

I contatti della diaspora

La svolta è stata favorita anche dagli investimenti della diaspora kosovara (un terzo dei kosovari vive all’estero), che non si concentra più solo sul mercato immobiliare e sui consumi. Secondo Lila, gli espatriati mettono in contatto le aziende locali con le imprese internazionali e inoltre rappresentano modelli di riferimento per i giovani. La Gjirafa, una sorta di mini
Google che poi si è evoluta in un’Amazon locale, è nata grazie alla diaspora. Nel 2025 il Kosovo ha attirato un miliardo di euro di investimenti diretti esteri ed è sulla buona strada per superare questa cifra anche quest’anno. Nel 2024 le rimesse sono state di 1,94 miliardi di dollari.

La visione internazionale del paese e il suo orientamento filoccidentale – frutto del sostegno dell’occidente nel garantire la pace e appoggiare il percorso verso l’indipendenza – sono particolarmente evidenti tra i professionisti del settore tecnologico. “Crediamo di poter digitalizzare la regione che ci circonda”, ha dichiarato Bardh Kadiu, 38 anni, della Kidsday, un’azienda che ha sviluppato un’app per seguire i bambini all’asilo nido. Kadiu spera che la sua azienda possa raggiungere la redditività nel 2027 ed entro cinque anni punta ad avere milioni di utenti, dall’Europa fino al Medio Oriente. La Speeex è passata da quindici dipendenti dieci anni fa a essere uno dei maggiori datori di lavoro privati del Kosovo, offrendo stipendi iniziali pari al triplo della media nazionale. Il suo servizio clienti è rivolto principalmente alle aziende di telecomunicazioni in Svizzera. Solo nell’ufficio di Pristina lavorano 1.500 persone, la maggior parte delle quali ha poco più di vent’anni.

Per colmare il divario tra la preparazione offerta dall’istruzione nazionale e le esigenze di un’azienda in forte crescita, l’impresa offre nove mesi di formazione interna. “In Kosovo manca una formazione adeguata, soprattutto per quanto riguarda competenze come l’ingegneria e l’intelligenza artificiale”, ha dichiarato Vigan Disha, dirigente della Speeex. “Siamo noi stessi a riqualificare e aggiornare le persone. È l’unico modo”.

Mentre il denaro proveniente dal settore tecnologico alimenta il rinnovamento di Pristina, la capitale è diventata una città piena di gru. E il suo centro vitale si sta spostando verso il quartiere dei grattacieli, dove caffè in stile londinese offrono brunch e ambienti smoke free.

Le autorità incoraggiano gli investitori a costruire più uffici e strutture di supporto. “Ci rendiamo conto che questo è il futuro”, ha dichiarato il sindaco Përparim Rama. “Abbiamo la possibilità di contribuire a un’ulteriore crescita della città e cominciare a strutturarla come uno snodo globale per la tecnologia”.

Rama dice che sono necessarie riforme dell’istruzione e aggiunge che Pristina ha bisogno di infrastrutture migliori, come strade e tangenziali, per facilitare gli spostamenti. Lila aggiunge che il governo dovrebbe aumentare i finanziamenti alla ricerca e allo sviluppo. Attualmente l’esecutivo spende ogni anno decine di milioni di euro nel digitale e nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ma la maggior parte di questi fondi è destinata ai sistemi dell’amministrazione pubblica.

Mimoza Kusari-Lila, ministra dell’industria, del commercio e dell’innovazione, ha assicurato un cambio di passo.“Esiste ancora una generazione che ha vissuto non solo la guerra, ma anche la povertà che l’ha preceduta”, ha affermato. E poi ha aggiunto, “ora abbiamo tutte le opportunità”. ◆ gim

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Questo articolo è uscito sul numero 1666 di Internazionale, a pagina 101. Compra questo numero | Abbonati