Pierdomenico Baccalario è un grande scrittore. Ha donato la sua penna allo young adult, sfornando libri diversi e sempre appassionanti. Quello che caratterizza i suoi romanzi è il ritmo. Ogni parola sembra musica e nel testo questa musica rimbomba dentro i corpi dei personaggi. L’ultimo arrivato, 72 minuti alla fine del mondo, è un romanzo apocalittico che promette adrenalina già dal titolo. La domanda alla base è: come ci si addestra alla fine del mondo? Protagonista del romanzo è Little Boy, sedici anni, che vive la sua adolescenza in bilico tra desideri inconfessati e un mondo che sembra tradire la sua voglia di futuro. Little Boy – che si chiama come la bomba atomica che rase al suolo Hiroshima alla fine della seconda guerra mondiale – entra a far parte dei prepper, persone che si preparano a fronteggiare l’apocalisse nucleare. Insieme a personaggi stravaganti, l’intento è costruire un bunker in montagna. C’è un attrito in questo romanzo. Da una parte la vita continua, c’è una socialità immersa nella distopia. Dall’altra ci si prepara al peggio. Uno straordinario libro sull’attesa e su come i corpi reagiscono all’indicibile. Lettura magnifica.
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Questo articolo è uscito sul numero 1670 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati