Nicole, undici anni, non riusciva a capacitarsi delle difficoltà dei compagni. Eppure il gioco era semplice: bisognava riconoscere alcuni insegnanti nelle loro foto da piccoli. Mentre i compagni faticavano a riconoscerli, lei li ha individuati tutti e venti con grande facilità. Solo al termine del nostro test, ha capito perché per lei era così facile. I risultati parlavano chiaro: Nicole rientra nel ristretto gruppo dei “superfisionomisti”.

Quasi tutti riconoscono il volto di parenti, amici e colleghi, ma per quelli meno familiari è più difficile. Alcuni, per esempio, non si accorgono che la cassiera del supermercato a cui hanno appena sorriso prende ogni giorno il loro stesso autobus. I superfisionomisti non hanno questo problema. Nel nostro studio, pubblicato su Plos One, abbiamo presentato i risultati ottenuti su 25mila persone che hanno effettuato lo Unsw face test (il test di riconoscimento facciale della University of New South Wales), il più accurato in circolazione per individuare i superfisionomisti.

Una dote genetica

Un superfisionomista è straordinariamente abile a riconoscere i volti, e li ricorda con più accuratezza rispetto alla media, spesso anche dopo anni o un breve incontro. Secondo alcune ricerche, il riconoscimento facciale è una dote genetica, cioè codificata nel dna. Non è chiaro se i superfisionomisti abbiano anche altre capacità, ma è stato appurato che la dote non dipende dall’intelligenza, dalla personalità o da abilità cognitive e percettive.

Per ora i test sono l’unico modo per individuare i superfisionomisti, e il nostro è il primo disponibile online progettato per metterli davvero alla prova (facetest.psy.unsw.edu.au). Dura circa venti minuti e presenta le immagini di ottanta persone. È difficile perché bisogna identificare i volti nonostante profonde alterazioni nell’aspetto da un’immagine all’altra. Tra queste ci sono differenze di età, posa, illuminazione ed espressione. In media si ottiene un punteggio intorno al 60 per cento, inferiore a quello di altri test simili. I superfisionomisti, invece, arrivano al 70 per cento e oltre. Il punteggio massimo raggiunto finora, su più di 31mila test effettuati, è stato del 97 per cento, e solo undici persone hanno superato la soglia del 90 per cento. Dall’analisi dei risultati è emerso che alcuni superfisionomisti sono più bravi di altri, e quindi sta emergendo una nuova categoria, quella dei super-superfisionomisti.

Molti compiti delicati dipendono dal riconoscimento di volti sconosciuti. Per esempio, il confronto tra viaggiatori e foto dei passaporti o tra il fermo immagine di una telecamera di videosorveglianza e una foto segnaletica. Inoltre, nonostante i progressi tecnologici, i sistemi di riconoscimento facciale non sono del tutto accurati. Grazie alla collaborazione con l’ufficio australiano per i passaporti, sappiamo che la formazione e l’esperienza sul campo non bastano a eliminare del tutto gli errori di chi ha il compito d’individuare i passeggeri con passaporti falsi. Affidare l’incarico ai superfisionomisti potrebbe essere una buona soluzione. In Australia alcune forze di polizia e agenzie governative selezionano gli addetti al riconoscimento facciale proprio in base a questa dote, come fa anche la polizia di Londra.

La questione dei superfisionomisti è di grande interesse scientifico. Scoprire le cause della diversa propensione individuale al riconoscimento facciale potrebbe aiutare a chiarire i meccanismi cognitivi che permettono ad alcuni di sviluppare abilità visive diverse. Attualmente se ne sa ben poco. Secondo alcuni studi, è probabile che i superfisionomisti elaborino i volti in maniera più “olistica” rispetto agli altri, combinando i singoli lineamenti in un’unica immagine. Ma finora le ricerche sono state poche e le conoscenze sono in continua evoluzione.

Il nostro obiettivo è comprendere i processi cognitivi e percettivi alla base delle capacità dei superfisionomisti. Per prima cosa, però, dobbiamo individuarne il più possibile, quindi se pensate di rientrare nel gruppo fate il test e aiutateci a studiare i vostri superpoteri. ◆ sdf

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Questo articolo è uscito sul numero 1386 di Internazionale, a pagina 109. Compra questo numero | Abbonati