Alle 9.30 del mattino del 19 ottobre 2025 alcuni operai edili, vestiti con i tipici abiti gialli e arancioni fluorescenti, stanno lavorando sulla parte esterna del museo del Louvre di Parigi, sul lato che affaccia sulla Senna. Grazie a una piattaforma elevatrice montata su un camioncino, riescono a raggiungere il balcone della Galerie d’Apollon, l’area del museo che ospita i gioielli della corona francese. Una volta sul balcone forzano una finestra. Dopo essere entrati, rubano dalle teche alcuni gioielli, prima di sparire nel nulla. A molti il furto sembra un colpo da maestro e l’opinione pubblica simpatizza subito con i Lupin del nuovo millennio, ma già dalle prime indagini si capisce che il colpo, per quanto riuscito, è stato decisamente amatoriale: i gioielli sono stati presi a caso senza sapere quali avevano più valore, sul luogo sono state lasciate molte tracce e la fuga è stata possibile grazie a una serie di eventi fortuiti. La riuscita del piano non è dovuta tanto all’astuzia dei ladri, quanto alle lacune del sistema di sicurezza del museo più visitato del mondo. Il podcast Heist at the Louvre ricostruisce non solo la genesi del colpo, le indagini e gli arresti, ma soprattutto cerca di capire dove possa essere finita una refurtiva dal valore di più di novanta milioni di euro – ma di fatto inestimabile – in un mondo come quello contemporaneo dove tutte le persone sono tracciate.

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Questo articolo è uscito sul numero 1688 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati