Ariel lavora in carcere come mitigator, ovvero una consulente che la difesa può usare per presentare in tribunale il profilo personale di un condannato che chiede al giudice uno sconto di pena. Heather Brown invece è una procuratrice distrettuale della contea di Los Angeles. Nello stesso periodo della loro vita incontrano Michael Lynne Thompson: entrambe ne rimangono affascinate, ma se per Ariel quel detenuto è una delle persone migliori che abbia mai conosciuto, per Brown è un imbroglione capace di raggirare chiunque parli con lui. Per questo Nick van der Kolk, l’autore di Blood memory, lascia che siano gli ascoltatori a decidere da che parte stare. Per dieci puntate Michael Lynne Thompson ha la possibilità di raccontare la sua storia a modo suo, senza nessuna mediazione da parte dell’autore, raccolta in diverse interviste rilasciate nell’arco di sei anni. Dall’infanzia in una riserva per nativi americani, alla prima incarcerazione – secondo lui ingiusta – per doppio omicidio, dall’elezione a capo della fratellanza ariana in carcere al pentimento che lo porta ad accusare la sua gang. La voce calma e decisa di Thompson ci fa oscillare continuamente tra la fiducia nella sua versione della storia e la sensazione di essere raggirati da un manipolatore che dice proprio quello che vorremmo sentirci raccontare.

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Questo articolo è uscito sul numero 1690 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati