Due anni fa il Senegal ha inaugurato un nuovo ciclo politico. L’elezione di Bassirou Diomaye Faye a presidente e la schiacciante vittoria del partito Pastef alle elezioni legislative sembravano annunciare un periodo di riforme e cambiamenti. Due anni dopo, però, il Senegal è intrappolato tra le rivalità e le ambizioni dei suoi leader, che hanno portato a uno stallo tra governo e parlamento, e a una crisi dovuta a un debito estero stratosferico, eredità del precedente esecutivo. “La situazione è più difficile di quanto pensassimo”, spiega Babacar Ndiaye, del centro studi Wathi, “soprattutto per quanto riguarda l’economia”. Appena arrivati al potere, i nuovi leader avevano commissionato una revisione dei conti pubblici, che ha rivelato un debito estero non dichiarato di circa 6 miliardi di euro, accumulato tra il 2019 e il 2024. Le conseguenze non si sono fatte attendere: sospensione immediata dei prestiti del Fondo monetario internazionale (Fmi), un forte calo del rating creditizio e degli investimenti.
La questione di come affrontare il debito è stata uno dei fattori all’origine della rottura tra i due leader del Pastef, il presidente Faye e Ousmane Sonko, che fino a maggio era primo ministro. Faye, più moderato, ha sostenuto la necessità di tornare a negoziare con l’Fmi e procedere a una ristrutturazione del debito. Sonko, che è il vero leader del partito, ha respinto l’idea di accettare le condizioni dell’Fmi e ha elaborato un piano d’emergenza: aumento delle tasse, vendita di terreni pubblici e tagli drastici alla spesa.
Ma la distanza tra loro si è ampliata. Sonko, che non ha potuto candidarsi alla presidenza nel 2024 per una condanna, non ha mai rinunciato all’idea di riprovarci nel 2029. Faye aspira a essere rieletto. La rottura, inevitabile, si è concretizzata a maggio: Faye ha destituito Sonko dalla carica di primo ministro e quest’ultimo si è fatto nominare presidente del parlamento, dove si comporta ormai da oppositore. I due leader dovrebbero affrontarsi alle urne tra due anni e mezzo, ma hanno portato il paese a una situazione senza precedenti, con il governo e l’assemblea nazionale – in cui i 130 deputati del Pastef sono fedeli a Sonko – che si mettono i bastoni tra le ruote a vicenda.
Intanto gli investimenti stranieri sono crollati, passando da 4,3 miliardi di euro nel 2023 e tre miliardi nel 2024 a circa 300 milioni nel 2025. Anche se la maggior parte era destinata a finanziare progetti già avviati nel settore degli idrocarburi (gas e petrolio), il calo riflette il timore degli investitori di fronte alle turbolenze interne. Il governo ha accumulato tre miliardi di euro di conti non pagati e i fornitori, soprattutto piccole e medie imprese, ne subiscono le conseguenze. L’effervescente settore edile ha rallentato e dalla fine di settembre nelle grandi città si sono moltiplicati i blackout, a causa dell’aumento dei prezzi del carburante e del debito dello stato con l’azienda elettrica Senelec.
Un’arma a doppio taglio
In questi giorni il parlamento ha cominciato l’iter per approvare il bilancio rettificato per il 2026 presentato dal governo, che include le misure previste dall’accordo raggiunto con l’Fmi. Se il Pastef decidesse di bloccarlo (come ha detto Sonko il 20 ottobre), Faye potrebbe essere costretto a sciogliere l’assemblea nazionale, cosa che potrebbe fare a partire dal 2 dicembre, e a indire elezioni legislative. Ma è un’arma a doppio taglio. Se il Kiiraay, il nuovo partito fondato da Faye, dovesse perdere contro il Pastef non avrebbe una seconda possibilità e sul paese si allungherebbe l’ombra di una paralisi totale. La sola via d’uscita è che Sonko non giochi quella carta, decida di introdurre modifiche al bilancio e ne consenta l’approvazione.
Presi nel bel mezzo di queste dispute, ci sono i cittadini che hanno votato in massa per il cambiamento. “Per il momento è difficile sapere cosa pensino e solo in occasione di eventuali elezioni, che potrebbero essere legislative o amministrative, sapremo a chi daranno la responsabilità di quello che sta succedendo”, aggiunge Ndiaye. “La situazione economica sta cominciando a diventare molto dura e lo si vede dai prezzi dell’elettricità, della carne e di altri servizi”.
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1688 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati