Il Malawi deve ancora far pace con la morte improvvisa del vicepresidente Saulos Chilima e di altre otto persone in un incidente aereo nel giugno 2024. I risultati della commissione d’inchiesta sono stati contestati e continuano ad affiorare versioni alternative della tragedia. Tuttavia, tra il lutto e l’incertezza politica, le circostanze che hanno portato all’incidente hanno rafforzato il successo di chi prende in giro l’élite al potere. Tra queste persone c’è soprattutto il comico, attivista e politico Bon Kalindo, soprannominato il “presidente dei poveri”.
Per mesi prima della tragedia Kalindo aveva usato i suoi profili sui social media e la sua rete di gruppi WhatsApp per lanciare avvertimenti a Chilima che, nella sua lotta contro la corruzione, secondo lui stava sollevando troppi polveroni e avrebbe dovuto lasciare la coalizione di governo o prepararsi alla rovina. In un’intervista del gennaio 2024 Kalindo aveva chiesto a Chilima di dimettersi: “Se pensa di poter governare questo paese da solo deve agire adesso, altrimenti sarà la sua fine”.
“Non gli ho mai creduto”, ricorda Sosten (nome di fantasia), un fan del comico nato nella città di Blantyre. “Pensavo che Kalindo fosse solo deluso perché non aveva ricevuto un incarico ministeriale ai tempi in cui faceva politica. Questo fino all’incidente aereo di Chilima”.
Oggi i messaggi vocali quotidiani di Kalindo, che di solito durano tra i 15 e i 20 minuti, sono condivisi da moltissime persone su WhatsApp e sono diventati centrali nel dibattito pubblico in Malawi. La sua maschera comica ormai famosissima è Winiko, un personaggio giocoso che rappresenta le difficoltà e la sfiducia del malawiano comune nei confronti delle istituzioni. Usando la lingua chichewa in una delle sue varianti di strada, mescolandola con vecchi modi di dire e proverbi, Winiko tratta in modo spassoso questioni serie come la corruzione e l’economia. Riflette l’atmosfera che si respira al mercato, alla fermata dell’autobus e nelle piazze dei villaggi, cogliendo una realtà in cui i poveri ricorrono all’umorismo per sopravvivere. Descrive le frustrazioni dei malawiani ricorrendo a immagini di vita quotidiana, come una pentola vuota, la mancanza di fertilizzanti o la difficoltà ad acquistare beni di prima necessità.
Kalindo si è sempre dedicato alle performance teatrali e all’attivismo sui social media. Nel 2016, due anni dopo aver conquistato un seggio in parlamento, ha guidato la sua prima protesta di piazza per attirare l’attenzione sull’ondata di omicidi di persone con albinismo che colpiva il paese in quel periodo. Denunciando pubblicamente i crimini – che si diceva fossero tollerati da politici e poliziotti, a loro volta convinti che le parti del corpo delle persone albine, se usate nei rituali di stregoneria, avrebbero portato ricchezza e potere – Kalindo ha organizzato una “manifestazione nuda” in cui con gli altri partecipanti ha marciato per le strade indossando solo la biancheria intima.
Tabù culturali
È stata la prima volta nella storia che un politico scendeva in piazza per difendere gli albini. L’iniziativa ha fatto arrabbiare perfino i deputati del Partito progressista democratico (Dpp), in cui militava Kalindo e che faceva parte del governo. I suoi compagni di partito si sentivano a disagio e traditi, dato che aveva mostrato l’incapacità dell’esecutivo di proteggere le persone vulnerabili. Anziché rispondere alle critiche, il Dpp si è messo sulla difensiva, sfruttando i tabù culturali sulla nudità per distrarre l’opinione pubblica. Il comico ha ammesso di esserci rimasto molto male.
Nel 2019 c’è stata la rottura con il Dpp, dopo che tra l’altro Kalindo era stato arrestato più volte dalla polizia. Nei mesi turbolenti che avevano preceduto le elezioni presidenziali di quell’anno aveva dato il sostegno a un nuovo movimento, fondato dal leader dell’opposizione Saulos Chilima. Da lì in poi ha fatto campagna a favore del nuovo partito di Chilima, il Movimento unito per la trasformazione, che stava lavorando per far eleggere Lazarus Chakwera, con una lista anticorruzione che indicava lo stesso Chilima come vice.
A Kalindo sono serviti altri due anni per capire che la classe politica del Malawi non era pronta a occuparsi dei problemi dei cittadini comuni. Nel 2021 è uscito dal partito, denunciando la sua totale incapacità di mitigare il costo della vita. “Colgo questa occasione per scusarmi di aver convinto i malawiani a fidarsi di un sistema che ha distrutto le loro fonti di sostentamento”, ha detto in una conferenza stampa.
◆ 1980 Nasce a Blantyre, la capitale economica del Malawi.
◆ 2014 È eletto in parlamento tra le file del Partito progressista democratico, da cui in seguito prende le distanze.
◆ 2016 Guida per la prima volta una protesta per denunciare le violenze contro le persone albine.
◆ 2019 Nel corso dell’anno la polizia lo arresta varie volte.
Da allora, con il movimento Prima i malawiani, fondato da lui, Winiko ha usato i social e i gruppi di WhatsApp per diffondere i suoi messaggi vocali e indire manifestazioni di protesta contro le carenze di carburante, l’aumento delle tasse e la corruzione. Prendendosi gioco del “milione di posti di lavoro” promessi dal governo in campagna elettorale, ha fatto un video mentre cercava gli impieghi promessi sotto le pietre, dentro le pentole vuote e nelle tasche delle persone, urlando in chichewa: “Sto cercando gli altri 999mila posti di lavoro! Se ne vedete uno per strada, per favore catturatelo!”.
Nello stesso periodo ha lanciato gli avvertimenti a Chilima per dirgli di lasciare il suo incarico prima che fosse troppo tardi. È interessante notare che anche Michael Usi, il politico che ha sostituito Chilima come vicepresidente, è stato un comico.
Mentre l’ex presidente Chakwera prendeva la storica decisione di portare i due comici più famosi del Malawi al governo, la risposta dell’esecutivo e dell’élite politica è stata molto meno accomodante. Tra il 2016 e il 2026 Kalindo è finito in prigione quindici volte. È stato incarcerato ad agosto e a settembre del 2023 per aver guidato le manifestazioni antigovernative con lo slogan “Malawi sali bho” (Il Malawi non sta bene), a cui hanno partecipato decine di migliaia di persone.
Lo stato non sa ancora come trattare il comico. Arresti plateali, richieste di cauzione, rilasci immediati e successivi nuovi arresti sono ormai un ciclo infinito. Secondo il suo avvocato, Gilbert Khonyongwa, “lo stato è disposto a fare di tutto per mettere a tacere le critiche, a prescindere dal fatto che quelle posizioni siano espresse attraverso la satira, il commento politico o la libertà di parola”.
Il presidente della Coalizione dei difensori dei diritti umani (Hrdc), Michael Kaiyatsa, osserva che le autorità non hanno mezzi per rispondere in modo efficace. “I governi faticano ad affrontare la satira perché usa l’umorismo per parlare di questioni serie. La gente può anche ignorare il discorso di un politico, ma si ricorda facilmente una battuta. La satira inoltre circola rapidamente sui social media e su WhatsApp. Quando il governo reagisce con durezza alle prese in giro, i comici diventano ancora più popolari e le questioni di cui parlano ricevono più attenzione”.
Lo stesso Kalindo non si scompone e si limita a definire “codardi” i politici che si vendicano. “Se ci sono dei codardi a questo mondo, sono i politici. In vista delle elezioni del 2025 mi hanno convocato solo per chiedermi perché mi definissi il presidente dei poveri. Mi hanno chiesto se questo implicasse da parte mia l’intenzione di diventare presidente”.
Theresa (nome di fantasia), che ha 63 anni ed è di Blantyre, sostiene senza esitazioni questi appelli al cambiamento e apprezza molto il comico: “È rimasto sempre lo stesso, anche se è stato arrestato e torturato”.
Theresa partecipa attivamente a quattro diversi gruppi politici su WhatsApp in cui ogni giorno si discute dei messaggi audio di Kalindo. “Se i politici lo ascoltassero, non commetterebbero tanti errori”, afferma. E aggiunge: “Se fossi più giovane, lo seguirei anch’io alle manifestazioni, ma lascio questo compito alle nuove generazioni”. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1684 di Internazionale, a pagina 70. Compra questo numero | Abbonati