“G razie, sto benissimo!”. Caroline Farberger, 52 anni, amministratrice delegata della compagnia di assicurazioni Ica Försäkring, ride al telefono. Sono passati quasi due anni da quando ci siamo incontrate in una piccola sala riunioni nella sede della catena di supermercati Ica a Stoccolma. Quel giorno aveva dichiarato al nostro giornale: “Non mi manca nulla dell’essere uomo”. La sua operazione per cambiare sesso era finita sui giornali, sia in Svezia sia all’estero. Il 13 settembre 2018 i dipendenti della Ica Försäkring avevano scoperto che il loro capo, Carl Farberger, aveva portato avanti il percorso di transizione per cambiare sesso e che, a partire dal giorno successivo, sarebbe stata Caroline e sarebbe andata al lavoro in tailleur. Caroline Farberger è probabilmente la prima dirigente al mondo a essersi sottoposta alla riconversione chirurgica del sesso. Dice: “Prima ero convinta che esistessero solo due tipi di leadership, quella buona e quella cattiva. Ero anche certa che la parità di genere fosse questione di statistiche”. Con l’autobiografia appena pubblicata, intitolata Jag, Caroline (Io, Caroline), Farberger denuncia le norme sociali imposte da molte aziende, e sottolinea anche quanto sia difficile riconoscerle e svelarle. Quando era Carl, era il primo a sostenere che alle donne non interessassero più di tanto le posizioni di potere con gli stipendi più alti: “Ripetevo che, nonostante tutto, in Svezia abbiamo una legge contro le discriminazioni di genere e che chiunque può fare carriera”.

In seguito, però, ha riflettuto su quanto possa essere spiacevole una gita in barca se a bordo non ci si sente sicuri. “È difficile rendersi conto dei propri privilegi, perché spesso pensiamo di esserceli meritati”. Nel libro scrive: “Se è vero che la diversità è un valore, ogni azienda ne deve tenere conto quando fa delle scelte”.

La prima mattina in cui Carl Farberger si è presentato al lavoro come Caroline ha improvvisato un discorso ai suoi dipendenti: ha detto di essere aperta alle domande, ma che pretendeva rispetto. A nessuno verrebbe in mente di chiedere a un collega a quali operazioni chirurgiche pensa di sottoporsi in futuro, non c’era motivo di affrontare il tema con lei.

Nella vita privata Caroline Farberger è sposata con Ylva e ha tre bambini che la chiamano ancora “papà”. Negli ultimi due anni ha ricevuto numerosi riconoscimenti ed è diventata un simbolo della libertà di essere se stessi ma, spiega, “all’inizio avevo paura di essere percepita come una persona appartenente a un terzo sesso, destinata a essere un pesce fuor d’acqua in qualsiasi situazione”.

La prima gonna

Fin da bambino Carl Farberger si sentiva diverso dagli altri. Nell’autobiografia scrive che quando a sette anni indossò una gonna per la prima volta provò “un’euforia inaspettata”. Da adulto è diventato manager con un curriculum di tutto rispetto, in cui spiccavano la formazione militare e l’esperienza alla McKinsey, con una bella casa e un’automobile di lusso. Nel libro Farberger racconta di come sua moglie Ylva aveva cominciato a notare il fascino del marito per gli oggetti femminili. Secondo la moglie, Carl ordinava più pigiami di seta dalla Thailandia di quanti gliene servissero. Quando comprava maglioni a collo alto, li preferiva attillati. La moda e l’estetica maschile non gli interessavano. Alla fine Ylva gli ha chiesto: “Preferiresti forse essere una donna?”.

Tutte le persone che vogliono intraprendere il percorso per il cambio di sesso devono affrontare una serie di colloqui con uno psicologo e gli viene consigliato di sperimentare il genere con cui s’identificano. Secondo Farberger il percorso psicologico è impegnativo quasi come quello fisico. Anche se si era preparata, è rimasta sorpresa per come la transizione ha modificato il suo stile manageriale.

Dopo che è diventata Caroline, le dinamiche in ufficio si sono trasformate: “Improvvisamente le donne hanno cominciato a parlarmi in modo diverso. Ho capito molto sulla disparità di trattamento, le molestie sessuali e altre cose che prima non coglievo”. E aggiunge: “Perché non me ne avevano parlato? Perché avevano l’impressione che se avessero sottolineato un problema sarebbero diventate loro il problema. Ero del tutto impreparata al fatto che io, come Carl, avevo contribuito a questi meccanismi”. Farberger ha cominciato a vedere il suo ruolo sotto una nuova luce. Cosa faceva davvero per coinvolgere tutti? “Quando convocavo una riunione dei dirigenti, all’inizio esprimevo la mia opinione e davo una soluzione. Dato che ero bravo in matematica, avevo già fatto tutti i calcoli. Terminata l’introduzione, alzavo lo sguardo cercando la conferma di quei due o tre uomini all’interno del gruppo che sapevo avere più o meno la mia stessa opinione. Poi dicevo: ‘Bene. C’è qualcuno che non è d’accordo?’ Era raro che ci fosse”.

Biografia

1968 Nasce a Lund, in Svezia. All’anagrafe si chiama Carl
2016 Diventa amministratore delegato della Ica Försäkring.
2018 Si sottopone all’operazione per cambiare sesso e prende il nome di Caroline.


Farberger fa un respiro profondo e sorride ripensando ai metodi di Carl: “Credevo sinceramente che tutti la pensassero come me, dato che nessuno apriva bocca. Ora so che nel gruppo c’erano – e ci sono ancora – dirigenti che hanno una visione diversa delle cose. Mi perdevo sempre il loro punto di vista”. Ribadisce che ascoltare i colleghi e le colleghe che hanno opinioni diverse non è una questione di gentilezza.“Se non sfrutti tutte le competenze presenti nell’azienda, sprechi delle risorse”.

Oggi Caroline non si limita ad aspettare una mano alzata: “Chiedo l’opinione di tutti e ci tengo a sapere come la pensano”. Da tempo la Ica Försäkring è alla ricerca di donne a cui affidare ruoli dirigenziali. Secondo Farberger, è facile che le statistiche sulla parità di genere risultino falsate.“Se per inclusione s’intende far sedere una donna al tavolo dei dirigenti, non è molto difficile ottenerla. Ma se a quel tavolo la donna non viene accolta e ascoltata, non abbiamo fatto poi tanta strada. Ora sono consapevole di una verità che prima ignoravo: gli uomini giocano in casa, le manager invece giocano in trasferta”.

“A cosa ti riferisci?”, le chiedo.

“Facciamo un esempio”, risponde, “se continuiamo a fissare la maggioranza delle riunioni alle 18, gli uomini continueranno a essere più rappresentati nelle posizioni chiave. Le donne hanno più interessi rispetto agli uomini e vogliono anche prendersi cura della famiglia. In quest’ottica, non sono attratte da una vita professionale dove i consigli d’amministrazione si riuniscono alle 18”. Farberger sa di cosa parla: nel 2005 è diventata padre di due gemelli.“Ho lasciato che Ylva si prendesse cura dei bambini. Dato che io guadagnavo di più, era sottinteso che fosse più importante la mia carriera della sua. Oggi provo imbarazzo. Non ho chiesto tutto il congedo parentale a cui i padri avrebbero diritto, perché avevo paura di perdere la mia posizione. In pratica, le donne pagano un prezzo in termini di carriera, gli uomini pagano un prezzo affettivo”.

Accoglienza diversa

Com’è la vita professionale di una donna quando esce dagli uffici della Ica e incontra partner commerciali e clienti? L’accoglienza è diversa, se ci si presenta in tailleur e rossetto? “È una bella domanda, e non so se la risposta è sì. Credo che un amministratore delegato sia accolto con rispetto a prescindere dal fatto che sia uomo o donna. Inoltre, la mia transizione da Carl a Caroline è nota, quindi sono accolta con grande interesse e rispetto anche solo per questo. La vera differenza è che oggi entro in contatto con le colleghe in modo diverso rispetto al passato”.

Le chiedo se è sorpresa dal fatto che le donne parlino anche di altri argomenti oltre al lavoro. “Gli uomini sono concentrati al 100 per cento fin da quando entrano in ufficio al mattino”, risponde. “Trovo che le donne siano più propense a considerare il lavoro un elemento della vita come altri. Secondo me è una lezione che gli uomini dovrebbero imparare”. ◆ lv

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Questo articolo è uscito sul numero 1387 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati