Secondo il sito Eldorado weather, il 13 luglio l’Iran era in cima alle classifiche globali per le temperature più alte del pianeta. Tra i dieci posti più caldi al mondo, otto erano città dell’Iran meridionale: Bostan, nella provincia del Khuzestan, ha toccato i 51,6 gradi, Ahvaz è arrivata a 50,8. In questo caldo estremo, gli abitanti delle province di Khuzestan, Bushehr e Hormozgan raccontano di essere intrappolati in un ciclo estenuante: notti vissute nel terrore al suono di missili e bombe in arrivo, seguite da giorni senza acqua o elettricità.
“A quelli che dalla capitale twittano con gli hashtag ‘vendetta’ dico: portate le vostre mogli e i vostri figli a Mahshahr, Sarbandar, Abadan o Bandar Abbas, portate qui la vendetta del vostro leader”, esclama indignato un abitante del Khuzestan. “Twittare a distanza significa che non avete la minima idea di cosa stiamo sopportando”. L’uomo descrive il collasso delle infrastrutture di base: “A Behbahan siamo stati senza corrente per quattro ore. L’erogazione dell’acqua si interrompe subito dopo, perché le pompe funzionano con l’elettricità. La stessa storia si ripete ad Abadan, Khorramshahr, Ahvaz, Mahshahr, Omidiyeh, Sarbandar e Bostan. Senza energia dalla mattina alla sera, e tutta la notte solo esplosioni”.
“Nell’aula è calato il silenzio, poi c’è stato il boato. Eravamo terrorizzate”
Reza, un abitante di Omidiyeh e padre di una studente al quarto anno di scuola superiore, ha la sensazione che i cittadini del sud siano considerati carne da cannone: “Se avessimo una vita dignitosa, potremmo sopportare questa situazione. Ma la nostra fetta della ricchezza di questo paese è fatta solo di angoscia infinita per le nostre famiglie, una quotidianità devastata, blackout e la paura di essere arrestati se osiamo lamentarci”. Reza spiega che la figlia è costretta a sostenere gli esami finali obbligatori durante gli attacchi. “Io e mia moglie l’accompagniamo in macchina, l’aspettiamo fuori dell’aula e ripartiamo subito. Il ministero dell’istruzione sembra completamente irresponsabile. Come si può pensare che i ragazzi riescano a concentrarsi in queste condizioni?”.
A Bushehr la combinazione tra attacchi aerei e blackout elettrici ha paralizzato le imprese locali. Reyhaneh, che gestisce una locanda, fa notare che mentre la tv di stato vanta le intercettazioni dei lanci nemici, ignora la realtà sul campo. “Lunedì siamo rimasti senza elettricità per ore, proprio durante il nostro turno di distribuzione dell’acqua”, racconta. “Senza corrente per azionare la pompa, i serbatoi sono rimasti vuoti per quarantott’ore”. Bushehr è l’unico capoluogo di provincia iraniano che dipende ancora da un rigido programma di razionamento idrico, a causa di gravi carenze di approvvigionamento e infrastrutture carenti. “A peggiorare le cose c’è il fatto che dopo la riparazione della condotta di Kowsar l’acqua che esce dai rubinetti è diventata salata”, aggiunge Reyhaneh. “Chi non ha un sistema di depurazione domestico è costretto a comprare acqua in bottiglia”.
La retorica di governo
Sahar, studente all’ultimo anno di liceo di Bandar Abbas, racconta come le esplosioni hanno interrotto gli esami che stava sostenendo il 14 luglio. “Nell’aula è calato il silenzio, poi c’è stato il boato. Eravamo terrorizzate. Ho perso tutta la concentrazione, volevo solo finire e scappare”. Studiare è diventato quasi impossibile. “La scorsa notte, appena siamo andati a letto, è saltata l’elettricità. Fuori ci sono 45 gradi, è impossibile sopravvivere dieci minuti senza aria condizionata”, aggiunge Sahar. “Prima del conflitto almeno potevamo andare sul litorale per cercare un po’ di brezza marina. Adesso non possiamo nemmeno più fare quello”.
Salem, che lavora al porto di Shahid Rajaee, critica la retorica del governo. “Ogni volta che succede qualcosa i politici vanno in tv per osannare ‘la coraggiosa gente del sud’. Smettetela di etichettarci. Noi vogliamo semplicemente la stessa tranquillità e lo stesso benessere degli altri”. Salem sottolinea che a Bandar Abbas manca ancora una rete comunale di distribuzione del gas. “La gente non ci crede, ma noi con temperature di 50 gradi siamo costretti a fare la posta ai camion per comprare le bombole di gas. E quando provi a pagare, le carte non funzionano a causa del blocco dei circuiti bancari. Poi, di notte, cominciano le esplosioni. La notte scorsa una scheggia ha colpito la casa di un guardiaparco mentre lui era in servizio, uccidendo la moglie e la figlia. La vita delle persone di qui non ha nessun valore”.
La crisi si estende anche al sudest del paese, dove gli abitanti di Chabahar e Iranshahr riferiscono di lunghi e frequenti blackout di giorno e di notte. In diverse aree del Sistan e Belucistan l’elettricità viene regolarmente interrotta per almeno due ore durante il giorno e altre due di notte. Ad aggravare il tormento del caldo estremo, gli abitanti riferiscono di ricevere bollette altissime, una situazione che peggiora il carico economico di famiglie che già faticano a sopravvivere. ◆ fdl
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1675 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati