Gli ingredienti per una polveriera c’erano tutti: migliaia di manifestanti armati fino ai denti e furiosi per le proposte di legge sul controllo delle armi, appelli online a una nuova guerra civile e il ricordo ancora vivo delle violenze di un raduno nello stesso stato nel 2017. Ma fortunatamente la manifestazione a favore della armi che si è tenuta il 20 gennaio a Richmond, in Virginia, non è stata violenta come molti temevano. L’evento non si è chiuso con gli scontri ma con la voce baritonale di Alex Jones, conduttore radiofonico e idolo degli estremisti di destra e dei complottisti. Jones è spuntato da un veicolo corazzato e ha urlato al microfono: “Se ci porteranno via le armi ci sarà un altro 1776, un’altra rivoluzione”.

Dopo che a novembre del 2019 i democratici hanno preso il controllo del parlamento statale, i possessori di armi hanno cominciato a prepararsi per difendere le leggi in vigore, tra le più permissive del paese. La Virginia citizens defense league (Vcdl), un gruppo che non vuole limitazioni al possesso di armi, ha organizzato un raduno pacifico per il 20 gennaio, in occasione del Lobby day, l’appuntamento annuale in cui gli elettori presentano ai parlamentari le loro richieste politiche. Lo stesso giorno nel resto del paese si celebrava la giornata dedicata a Martin Luther King.

**I veri vincitori **

Nelle settimane prima del raduno le pagine sui social network di gruppi neonazisti, paramilitari e suprematisti erano piene di messaggi che invitavano ad appropriarsi dell’evento per dare sfogo alla violenza. A metà gennaio l’Fbi ha annunciato di aver arrestato sette esponenti del gruppo neonazista The base. Tre di loro avevano intenzione di partecipare al raduno di Richmond.

Questi timori hanno spinto Ralph Northam, il governatore della Virginia, a dichiarare lo stato d’emergenza, vietando di portare armi nella zona intorno al parlamento statale (in Virginia è consentito portare armi in vista anche se non si ha una licenza). Ma la decisione di Northam ha fatto crescere ulteriormente la rabbia dei militanti per il diritto alle armi.

Per entrare nello spazio dedicato al raduno, dove era stato sistemato il palco della Vcdl, i partecipanti dovevano superare un cancello provvisto di metal detector. Nessuno poteva entrare con un’arma. Così migliaia di persone che imbracciavano fucili semiautomatici si sono riversate nelle strade intorno al perimetro di sicurezza. Molti sfoggiavano con orgoglio cartelli con varianti dello stesso messaggio: Northam avrebbe dovuto “strappargli le armi dalle fredde mani morte” perché “il diritto alle armi è un diritto civile”.

C’erano esponenti di varie organizzazioni di estrema destra – tra cui i Three Percenters, gli Oath Keepers e i Proud Boys – ma in generale la folla era composta da un miscuglio di paramilitari e rumorosi sostenitori di Donald Trump, che indossavano i cappelli con la scritta “Make America great again”. Il presidente non ha partecipato all’evento, ma ha manifestato il suo sostegno con un messaggio su Twitter. Nel frattempo nel parlamento statale tutto si svolgeva come di consueto, con una sessione plenaria dei deputati e senatori, nella tradizione del Lobby day.

Secondo i dati della polizia, alla manifestazione hanno partecipato 22mila persone e c’è stato solo un arresto. Le violenze non ci sono state soprattutto perché, a differenza di quello che è successo a Charlottesville, in Virginia, nell’estate del 2017, stavolta non sono state organizzate contro-manifestazioni. Le organizzazioni antifasciste e quelle per il controllo delle armi, come Everytown e Moms demand action for gun sense in America, hanno invitato i loro sostenitori a non presentarsi all’evento, per motivi di sicurezza. “Penso che le loro tattiche intimidatorie siano un modo per spaventarci e farci arretrare”, ha sottolineato Courtney Champion, volontaria della sede della Virginia di Moms demand action for gun sense in America.

Nonostante le minacce, Champion e altre volontarie dell’organizzazione hanno seguito l’evento da una camera d’albergo poco lontana dal parlamento. “Credo che le loro iniziative siano soprattutto una reazione al fatto che abbiamo riconquistato il parlamento della Virginia, lo stato dove ha sede l’Nra, la lobby delle armi. Sanno benissimo che stiamo vincendo”. u as

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Questo articolo è uscito sul numero 1342 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati