La politica austriaca è sempre stata turbolenta, ma lo scandalo scoppiato a due settimane dalle elezioni legislative del 15 ottobre ha sorpreso tutti. “È senza dubbio la campagna elettorale più sporca che abbiamo mai avuto”, dice Eva Linsinger di Profil, il settimanale che ha svelato la vicenda. Lo scandalo è scoppiato quando è emerso che i consulenti del Partito socialdemocratico (Spö) del cancelliere Christian Kern sono responsabili di una campagna di diffamazione su Facebook contro l’avversario di Kern, il ministro degli esteri Sebastian Kurz, del Partito popolare austriaco (Övp). La vicenda è diventata ancora più torbida negli ultimi giorni: un consulente coinvolto ha dichiarato che un collaboratore di Kurz ha cercato di convincerlo a passare dalla sua parte offrendogli centomila euro.
Lo scandalo ha fatto passare in secondo piano la più importante campagna elettorale degli ultimi vent’anni in Austria. Non solo gli austriaci sembrano pronti a eleggere alla guida del paese Kurz, che ha appena 31 anni, ma per la prima volta dal 2000 il Partito della libertà (Fpö, estrema destra) ha buone possibilità di andare al governo. L’Övp di Kurz è in cima ai sondaggi con più del 30 per cento, mentre l’Fpö è testa a testa con i socialisti dell’Spö per il secondo posto. Ma quasi tutti pensano che Kurz cercherà di formare una coalizione con l’Fpö anche se il partito si piazzerà al terzo posto, pur di superare la paralisi politica in cui si trova il paese dopo anni di grandi coalizioni.
Nel 2000, quando l’Övp formò un governo con l’Fpö, allora guidato da Jörg Haider, l’Unione europea impose sanzioni contro l’Austria. Ma stavolta probabilmente si limiterà a scuotere la testa. Oggi partiti simili sono al governo in Ungheria e Polonia, e le idee dell’Fpö hanno messo radici in tutta Europa. Kurz non ha ancora rivelato i suoi piani, ma ha chiarito che non permetterà al resto d’Europa di ficcare il naso negli affari dell’Austria.
Kurz è salito alla ribalta nel 2015 quando ha chiesto la chiusura della cosiddetta rotta balcanica, usata dai migranti provenienti dalla Turchia per raggiungere il Nordeuropa. L’Austria ha accolto un gran numero di richiedenti asilo, ma questo ha alimentato la paura dell’immigrazione. Inizialmente l’Fpö è stato il principale beneficiario di questo clima, ma poi Kurz ha adottato la linea dura sull’immigrazione e si è preso il merito di aver ridotto l’afflusso di rifugiati.
Negli ultimi mesi Kurz si è scontrato spesso con il cancelliere Kern. I rapporti tra i due partiti di governo, che hanno governato insieme l’Austria per gran parte del periodo postbellico, sono tesi da tempo. A gennaio l’Spö ha ingaggiato Tal Silberstein, un consulente politico israeliano famoso per i suoi metodi spregiudicati. Secondo il contratto l’azienda di Silberstein avrebbe dovuto organizzare gruppi di discussione e fare sondaggi alternativi, ma a quanto pare si è spinta più in là. L’Spö ha cercato di negare il suo ruolo nella campagna denigratoria su Facebook, ma alla fine ha ammesso che il piano era stato concepito da Silberstein.
Strumento di Soros
In una delle pagine in questione il ministro degli esteri è accusato di essere uno strumento del finanziere George Soros, che starebbe progettando di aprire i confini austriaci a un’altra ondata di rifugiati. Soros, ebreo nato in Ungheria che ha speso milioni di dollari per promuovere la società aperta in Europa centrale, è uno dei bersagli preferiti dell’estrema destra. Molti avevano supposto che l’Fpö, che spesso fa ricorso a stereotipi antisemiti, fosse coinvolto negli attacchi contro Kurz. Il fatto che all’origine della campagna ci sia invece l’Spö, un partito che ha sempre combattuto l’antisemitismo, ha sconvolto il paese. Il segretario generale del partito Georg Niedermühlbichler si è dimesso il 30 settembre, ma questo non è bastato a calmare le acque.
Negli ultimi giorni l’Spö è passata al contrattacco, presentando nuove prove per dimostrare che il portavoce di Kurz, Gerald Fleischmann, ha cercato di assoldare un collaboratore di Silberstein. Qualunque sia la verità, è improbabile che emerga prima delle elezioni. Lo scambio di accuse tra i due partiti di governo potrebbe danneggiare entrambi gli schieramenti, favorendo l’Fpö, che da tempo denuncia la corruzione dei partiti tradizionali. Secondo l’analista politico austriaco Peter Filzmaier “la principale vittima non sarà un partito, ma la fiducia nella democrazia”. ◆ as
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1226 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati