I libri italiani letti da un corrispondente straniero. Questa settimana Michael Braun del quotidiano berlinese Die Tageszeitung.
Per decenni l’industria automobilistica è stata un fiore all’occhiello dell’economia italiana ed europea. Oggi invece ci arrivano notizie di tutt’altro tenore: perdite di quote di mercato, riduzione degli organici, chiusure di stabilimenti. È un settore destinato al definitivo declino, a causa dell’impetuosa avanzata dei produttori cinesi? Francesco Zirpoli, uno dei maggiori esperti sul tema, propone un’analisi sobria e precisa della situazione. Prima di tutto sgombra il campo da quelle argomentazioni – proprie anche del governo Meloni – che vedono le ragioni del declino nelle “follie del green deal”, nel prospettato addio ai motori a combustione interna entro il 2035. Le cause stanno altrove: nelle titubanze e nei ritardi dei produttori europei ad abbracciare quella secolare svolta tecnologica che sta vivendo l’industria dell’automobile, tra motori elettrici, sistemi intelligenti e guida autonoma. Se l’Europa non vuole perdere il treno deve accogliere questa rivoluzione invece di difendere sistemi tra poco obsoleti (e inquinanti). Solo così può evitare la desertificazione industriale che colpirebbe non solo i produttori ma anche i fornitori di componenti. L’Europa grazie al sistema industriale, alla qualità della ricerca, alle maestranze ben formate, avrebbe tutte le carte in regola: basta giocarle. ◆
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1664 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati