Nel maggio del 2019 alcuni operai hanno cominciato a scavare in piazza Kalandeberg, non lontano dalla cattedrale di san Bavone, a Gand, il capoluogo delle Fiandre orientali, in Belgio. Non stavano cercando una perdita in un tubo dell’acqua o del gas, ma il pezzo mancante di uno dei maggiori capolavori artistici del mondo, il polittico di Gand.
Il polittico, circa tre metri e mezzo di altezza per quattro e mezzo di larghezza, fu commissionato a Hubert van Eyck negli anni venti del quattrocento ma era ancora in larga parte incompiuto al momento della sua morte, nel 1426. L’opera fu completata dal fratello più giovane Jan che stando a un’iscrizione ormai perduta sulla cornice era “secondo nell’arte” (Hubert era “il maggiore mai vissuto”).
Primati artistici
Non ci è rimasto nessun dipinto di Hubert per verificare l’affermazione, ma il lavoro di Jan van Eyck al polittico, terminato nel 1432, ha ridefinito l’arte raggiungendo la fama immediata. L’opera, che contiene L’adorazione dell’agnello mistico, un simulacro di Cristo, presenta una serie di primi assoluti in campo artistico: i primi interni raffigurati realisticamente, il primo autentico paesaggio, la prima vera e propria veduta cittadina, i primi nudi, i primi vividi ritratti rinascimentali. Van Eyck portò la pittura a olio a livelli di raffinatezza inediti – con velature e giochi di trasparenza che creano profondità ed effetti di luce mai visti prima – per adeguarla alla sua straordinaria capacità di osservazione. Vasari lo ammirava, Dürer andò in pellegrinaggio a Gand solo per vedere il dipinto.
Per apprezzare pienamente la maestria di Van Eyck è necessario avvicinarsi ai dipinti e osservare come ha applicato ai grandi pannelli la sua abilità di miniaturista (probabilmente cominciò la carriera come illustratore di manoscritti). Quando il polittico è nella sua collocazione originaria, protetto da un vetro, è impossibile farlo. Dal 2012 tuttavia l’opera è sottoposta a un complesso restauro e, mentre una buona parte dei pannelli è rimasta nella cattedrale, otto sui dodici totali sono attualmente esposti nella mostra Van Eyck: an optical revolution (Internazionale 1346, pagina 91) al museo di belle arti Msk di Gand insieme ad altre sue dodici opere, più della metà di tutte quelle che ci sono rimaste di lui. È una mostra senz’altro spettacolare e senza dubbio irripetibile.
Ma il restauro non è la prima occasione in cui il polittico è stato smontato. Il dipinto, uno dei più famosi al mondo, è stato anche uno dei più minacciati e depredati: nella sua lunga storia è sopravvissuto a ben tredici attentati.
Il primo risale al 1566, all’epoca dell’ondata iconoclasta di Gand, quando una folla calvinista fece irruzione nella cattedrale per distruggere l’opera, solo che non la trovò: issandoli uno alla volta a un argano, i sacerdoti avevano segretamente portato i pannelli nella torre campanaria. Una volta riportati giù, furono tenuti nascosti nel municipio della città per diciotto anni, fino al loro ritorno nella cattedrale.
Nel 1781 Giuseppe II, imperatore del sacro romano impero, visitò Gand e protestò per la nudità di Adamo ed Eva, raffigurati in due pannelli laterali che furono di conseguenza rimossi per risparmiare i delicati occhi imperiali. Nel 1794 le truppe rivoluzionarie francesi rubarono il pannello centrale con l’agnello mistico e lo portarono al Louvre di Parigi, dove rimase fino a dopo la battaglia di Waterloo. I pannelli laterali furono quindi prontamente dati in pegno dalla diocesi, che era in bancarotta, per l’equivalente di 290 euro e, quando non furono riscattati, furono acquistati da un collezionista britannico, Edward Solly, per l’equivalente di quasi 5.000 euro. Solly li vendette a sua volta al re di Prussia.
Durante il soggiorno a Berlino, i pannelli furono tagliati a metà così da poter mostrare contemporaneamente sia il davanti che il retro. Intanto a Gand, nel 1822 i pannelli rimasti sopravvissero per un soffio a un incendio, ma uno si spaccò in due.
Durante la prima guerra mondiale la pala fu smantellata e murata nelle pareti di due case di Gand per nasconderla ai tedeschi
Pannello mancante
Durante la prima guerra mondiale la pala fu smantellata e murata nelle pareti di due case di Gand per nasconderla ai tedeschi, ai quali fu mostrata una lettera in cui si diceva che il polittico era stato trasportato nel Regno Unito. Nel 1942, tuttavia, Hitler ci mise le mani sopra e l’opera finì la guerra nascosta nelle miniere di sale dell’Altaussee, imbottita di esplosivi per contrastare l’avanzata delle truppe alleate. Persino il ritorno dei pannelli a Gand fu burrascoso: l’aereo che li trasportava fu colpito da una tempesta così forte che il pilota dovette effettuare un atterraggio di emergenza in un piccolo aeroporto di campagna. Solo in seguito rientrarono a San Bavone.
O meglio, tutti i pannelli tranne uno. Mancava quello in basso a sinistra, che ritrae sulla parte frontale i Giudici giusti e sul retro Giovanni Battista. Era stata rubato una notte del 1934: i ladri avevano fatto irruzione nella cattedrale, avevano impacchettato il pannello e lasciato un biglietto che diceva “sottratto alla Germania dal trattato di Versailles”, un riferimento alla restituzione di opere d’arte sancita dall’accordo tra le potenze dopo la fine della prima guerra mondiale.
Un testimone che casualmente in quel momento era impegnato a derubare un negozio di formaggi lì vicino, vide due uomini che lo trasportavano sotto un lenzuolo. I ladri sezionarono quindi il pannello a metà, lasciando il Giovanni Battista nel deposito bagagli della stazione di Gand in segno di buona fede mentre chiesero un riscatto di un milione di franchi belgi per il lato con la raffigurazione dei Giudici giusti (che a quanto si dice conterrebbe un autoritratto di Van Eyck).
Le indagini della polizia si concentrarono su un agente di cambio di nome Arsène Goedertier, volontario nella cattedrale, che però morì, sempre nel 1934, prima di confessare (copie delle dodici richieste di riscatto furono scoperte nella sua casa più una tredicesima mai inviata).
Il pannello mancante non è mai stato trovato, da allora circolano teorie e leggende su dove si trovi, compresa quella secondo cui sarebbe nascosto sotto piazza Kalandeberg. Quando l’anno scorso si è scavato, sotto i ciottoli non si è trovato altro che terra.
Ma lo splendore degli altri pannelli è tale, per non parlare degli altri capolavori di Van Eyck in mostra, che quasi non importa. Quasi. ◆ nv
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Questo articolo è uscito sul numero 1347 di Internazionale, a pagina 70. Compra questo numero | Abbonati