Jack Tucker cala dalle travi del soffitto del Montalbán theatre di Los Angeles come un kamikaze. Ai suoi lati esplodono fontane di scintille, mentre un chitarrista muscoloso, con un mullet biondo e pantaloncini di spandex luccicanti, si scatena sulle note di American woman di Lenny Kravitz. Con l’esuberanza sfacciata e sopra le righe di un wrestler della Wwe, Tucker fa il suo ingresso nelle vesti di mattatore di Stamptown, infiammando il palcoscenico. Lo spettacolo entra nel vivo quando una serie d’inconvenienti tecnici manda tutto a rotoli. Non funziona più niente, partono colpi di pistola, un illusionista perde i vestiti e si lancia nudo tra il pubblico. E tutto questo nei primi cinque minuti.
È un universo comico caotico, popolato da artisti di formazione accademica, tra cui clown che hanno studiato l’arte della comicità fisica per poi stravolgerne tutte le regole. Da più di dieci anni la compagnia Stamptown, guidata da Jack Tucker, alter ego del comico Zach Zucker, porta in scena un vero manicomio, dall’Elysian theater di Echo Park al Fringe festival di Edimburgo, in Scozia. È una comicità che si nutre di fallimenti, interruzioni e dell’impossibilità di seguire il copione. Il 25 agosto la follia è passata dal palcoscenico allo schermo di Netflix.
“Questo significa che un sacco di gente si troverà esposta a tutto ciò per la prima volta”, racconta Zucker con un sorriso malizioso, seduto su una poltrona di velluto rosso nell’Elysian theater deserto, dove la sua compagnia porta in scena Stamptown da anni. “Nel mio spettacolo ho visto un uomo darsi fuoco al pene 45 volte. A volte dimentico che, quando si parla di comicità, la maggior parte delle persone è abituata a vedere qualcuno che se ne sta fermo davanti a un microfono e parla”.
Girato nel corso di tre spettacoli a maggio, lo speciale Stamptown, diretto da Rachel Lee Goldenberg e montato da Dylan Woodley, coautore dello show, è un collage delle tre esibizioni che restituisce tutto il caos dell’arte clownesca, mescolato a una satira intelligente della comicità tradizionale e a una buona dose di pericolo. Il risultato non è un’opera d’arte, ma piuttosto “un mucchio di arte”, come lo definisce Zucker. “Il nostro punto di forza è essere uno di quegli spettacoli di cui dici ‘devi vederlo per crederci’. Ma se proprio dovessi riassumerlo in poche parole, direi che è una versione contemporanea del varietà di vaudeville, aperta a ogni genere di performance alternativa. La nostra filosofia è questa: contro ogni previsione, lo spettacolo funziona!”, spiega Zucker.
L’attore, alto e con i baffi, con indosso una maglietta, un cappellino da baseball e orecchini a cerchio, somiglia poco al suo alter ego comico, che indossa un abito malconcio con le tasche piene di oggetti.
Nato a New York, Zucker è stato un atleta di talento nel baseball e nel basket, prima d’imboccare una strada diversa e diventare, come ama definirsi, “un clown bisessuale itinerante”. All’ultimo anno delle superiori si è iscritto a un corso di recitazione, convinto che sarebbe stato una passeggiata, e si è innamorato perdutamente dell’improvvisazione e della comicità. Il suo insegnante gli ha consigliato di andare a vedere la compagnia d’improvvisazione Second City. Così Zucker ha preso un aereo per Chicago e ha visto Spoiler alert: everybody dies, uno spettacolo con Tim Robinson, Sam Richardson, Timothy Edward Mason e altri comici. “Mi ha cambiato la vita”, dice.
Se ti diverti, ci piaci
Dopo aver frequentato corsi di comicità, Zucker è passato al teatro e a 18 anni si è trasferito a Los Angeles per dedicarsi alla carriera di comico, cominciando un tirocinio presso la compagnia d’improvvisazione comica Upright citizens brigade (Ucb). Puliva i bagni in cambio di lezioni gratuite d’improvvisazione. E proprio all’Ucb ha incontrato Philippe Gaulier, celebre maestro di arte clownesca, tra i cui ex allievi figurano Sacha Baron Cohen, Rachel Weisz e Geoffrey Rush. L’arguto francese dai capelli crespi e arruffati e dagli occhiali con la montatura rossa ha insegnato a Zucker tutto ciò che sa sull’arte del clown.
“Philippe è in assoluto la persona che mi ha più influenzato”, racconta Zucker. “Non passa giorno senza che pensi a lui o metta concretamente in pratica gli insegnamenti che mi ha trasmesso, sia come uomo sia come artista”.
◆ 1993 Nasce a New York, negli Stati Uniti.
◆ 2011 Si trasferisce a Los Angeles per intraprendere la carriera di comico.
◆ 2016 Fonda la compagnia Stamptown.
◆ agosto 2026 Lo spettacolo Stamptown debutta sul servizio di streaming Netflix.
Uno di quegli insegnamenti è diventato il principio guida di Stamptown: “Se ti diverti, forse ci piaci. Se non ti diverti, di sicuro ci stai antipatico”.
Ispirato dai suoi insegnamenti, Zucker si è trasferito in Francia e ha studiato per due anni con Gaulier. Lì ha conosciuto Jonny Woolley, artista canadese che sarebbe poi diventato suo collaboratore in Stamptown, occupandosi degli effetti sonori e contribuendo al caos acustico dello spettacolo. “Ci sono tanti modi d’intendere l’arte del clown, ma per noi, in fondo, è più un approccio filosofico alla creazione artistica che un insieme di regole o di stili. Si tratta semplicemente di essere degli adorabili idioti”, spiega Woolley.
Il nome Stamptown è un omaggio al luogo dove hanno imparato il mestiere: la città francese di Étampes, dove hanno studiato con Gaulier, scomparso quest’anno prima delle riprese dello speciale.
La mente di Zucker sembra funzionare al ritmo incessante di un metronomo. Durante la nostra intervista continua a schioccare le dita mentre descrive i tempi comici di ogni spettacolo, simili al ritmo di una jazz band che improvvisa sul palco. “A volte mi trovo a gestire diversi ritmi contemporaneamente. Mi concentro su quello che in quel momento offre le possibilità migliori, senza perdere di vista tutto il resto”, spiega. “Per fortuna non cerchiamo sempre di trasmettere un messaggio. A volte si tratta semplicemente di far divertire il pubblico, a qualunque costo”.
Prima di Stamptown Zucker si esibiva con l’amico norvegese Viggo Venn. Insieme a Venn e Woodley, Zucker ha ideato uno spettacolo che vede alternarsi sul palco clown e artisti comici provenienti da tutto il mondo, tra cui alcune delle figure più rappresentative della scena clownesca di Los Angeles. Ci sono le gag slapstick di Chad Damiani, uno dei suoi protagonisti, nei panni di un addetto alle pulizie; l’attrice comica Natalie Palamides, che interpreta un feto raccomandato; e Courtney Pauroso, che si scatena in esilaranti movenze robotiche nei panni di Vanessa 5000, una seducente donna-robot.
“Stamptown è straordinario: un concentrato di assurdità calibrate al millimetro”, ha dichiarato l’attore Neil Patrick Harris, amico di Zucker, che compare anche nello speciale di Netflix.
Gli artisti internazionali che sono entrati a far parte dell’universo di Stamptown spaziano dai giocolieri ai musicisti, dagli acrobati ai pianisti. La componente fisica delle esibizioni permette di superare i riferimenti locali e le battute che possono far ridere il pubblico di un paese ma lasciare indifferente quello di un altro. Secondo Venn, è evidente che, in fondo, le persone tendono a condividere lo stesso senso dell’umorismo.
“È stato affascinante scoprire che in Australia, Francia e Stati Uniti la gente ride davvero delle stesse cose, quando si tratta di un genere profondamente umano di fallimento”, racconta Venn. “È questa la bellezza dello spettacolo”.
Un intreccio di effetti sonori, orchestrati con magistrale precisione nei tempi, è diventato quasi per caso il cuore pulsante di Stamptown. Da quando Woolley si è trasferito a Londra, la gestione degli effetti sonori degli spettacoli negli Stati Uniti è stata affidata al collega Jeremy Elder, che se n’è occupato anche durante le riprese dello speciale di Netflix. Secondo lui, lo spettacolo dà il meglio di sé quando si abbandona la scaletta prevista per la serata, perfino durante le riprese per Netflix.
Se la stand-up comedy è il piatto forte della programmazione comica di Netflix, in Stamptown diventa soprattutto il bersaglio di una presa in giro che ne mette in luce i limiti rispetto alla comicità fisica dei clown. Con una precisazione, però, avverte Zucker: fare il clown è di gran lunga la cosa più imbarazzante che possa capitare a un comico. “Il punto è che, con tutto l’amore, la fantasia e il piacere che puoi metterci, devi essere disposto a mettere il piede in un secchio di merda più e più volte, e a divertirti mentre lo fai”, conclude. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1690 di Internazionale, a pagina 72. Compra questo numero | Abbonati