Sono le dieci di sera, i bambini dormono, la cucina è stata più o meno riordinata e i resti della giornata – zaini, portapranzi, borse della spesa – messi via. Senza far rumore scompare anche chi è stato dietro a tutto questo: i genitori, la coppia.

Da una parte c’è chi, con la forza dell’abitudine, si dirige verso il divano per la sua serata di film, serie tv e telefono. E dall’altra chi, con un paio di cuffie e lo sguardo assente, si piazza nell’angolo più remoto della casa per ascoltare il suo podcast preferito. E così fino al momento di andare a letto, quando il massimo dell’interazione di coppia si traduce con un “buonanotte” mormorato nel buio del corridoio, e magari in un fugace bacio sulla guancia prima di darsi le spalle a letto. O, ancora meglio, di andare a dormire in camere separate, l’assetto migliore per garantirsi un buon riposo.

Non sembra triste? Che due persone un tempo pazze l’una dell’altra, così entusiaste da decidere di andare a vivere insieme e di avere dei figli finiscano con un’intimità di questo tipo? Che il romanticismo frani poco a poco lungo la via, riducendosi a una sobria convivenza? Che l’amore giunga alle sue ultime, tiepide manifestazioni?

Niente affatto. Se c’è una cosa perfezionata dalle coppie di lunga data nel corso degli anni è il superpotere di coesistere fianco a fianco; di tenersi reciprocamente a un passo di distanza, con un disinteresse più o meno dissimulato per ciò che l’altro fa o non fa.

“La comunicazione è la chiave”, suggeriscono con paternalismo innumerevoli profili social, libri di autoaiuto e consulenti che dovrebbero aiutare le coppie più longeve a non perdere di vista il partner, ad affrontare insieme i problemi, soprattutto nel frenetico “bel mezzo” della vita, quando le energie sono al minimo e la soddisfazione generale è a dir poco modesta. Quando figli, lavoro, genitori che invecchiano e una stanchezza accumulata ci mettono a dura prova è proprio allora che diventa di vitale importanza prendersi cura della relazione.

“Fatevi i complimenti. Pianificate delle serate romantiche. Stabilite una routine condivisa. Guardatevi negli occhi. Abbracciatevi. Baciatevi. Ascoltatevi attentamente. Mettete via i telefoni. Non parlate di impegni. Non parlate di problemi. Non rimproveratevi. Apprezzatevi”. Che fatica.

Tutta questa pressione non rischia di innescare una crisi? Vorremmo che la relazione funzionasse ma ci mancano le energie per avviare progetti di miglioramento impegnativi. Aspettative. Stress.

Forse allora è legittimo scappare a gambe levate. Istintivamente ciascuno dei due cerca qualcosa che un tempo avremmo chiamato “hobby” e che ora sconfina rapidamente nell’ossessione. Uno comincia a uscire più volte alla settimana per sessioni di jogging sempre più lunghe. L’altra impiega ogni minuto libero per scappare in palestra a sfinirsi di allenamenti. O c’è chi passa intere giornate a consumare podcast, serie tv, eventi sportivi, o a cercare nuovi gadget da acquistare.

Non sarebbe un sollievo sentire di non avere più obblighi?

Sarebbe facile interpretare questi comportamenti come tattiche di evitamento. Come una fuga invece che un venirsi incontro. O perfino come un attacco alla vita di coppia. In effetti, quanto sono stati spensierati e amorevoli i messaggi che nell’ultima settimana ci siamo scambiati con il partner a confronto degli euforici botta e risposta nelle chat con amiche e amici? E, per essere onesti, quale voce abbiamo ascoltato più spesso e con maggiore trasporto negli ultimi tempi, tra quella del partner e quella del conduttore del nostro podcast preferito? E non da ultimo: dove è finito il nostro desiderio? Verso il corpo dell’altra persona o verso il nostro, a cui abbiamo dedicato infinite attenzioni, diete, allenamenti e ore di sonno ristoratore?

Il peso delle aspettative

Se confrontassimo in una tabella excel il tempo che dedichiamo alla coppia in questa fase della vita con quello consacrato a noi stessi, il primo ne uscirebbe impietosamente sconfitto. In termini di quantità, certo, ma soprattutto di qualità, con quelle banali questioni logistiche tipo “hai fatto quell’ordine?” o quei buoni propositi puntualmente rimandati: “Dovremmo proprio tornare al cinema una di queste sere”, che a fine giornata sono tutto ciò che abbiamo da offrirci.

Ma attenzione! È proprio a questo punto che non si dovrebbe commettere l’errore più ovvio: svoltare nella direzione sbagliata. Ovvero quella verso cui l’amore, in una società ossessionata dalla performance, rischia di scivolare: trasformarsi nell’ennesimo nuovo progetto. Uno di quegli innumerevoli grandi cantieri sottoposti a continui tentativi di ottimizzazione che finiscono per rendere il rapporto cerebrale e forzato, destinato a schiantarsi contro la realtà.

Spesso smettiamo di ascoltare il nostro istinto per dar retta a consigli esterni e seguire aspettative romantiche socialmente imposte che in fondo sono poco adatte a noi (e che forse nessuno riesce davvero a soddisfare).

 E così, purtroppo, la cosa più probabile è che la coppia finisca per colpevolizzarsi a vicenda per le “performance” scadenti. Per tutte quelle carenze che improvvisamente saltano all’occhio. Non è passato troppo tempo dall’ultima volta che abbiamo fatto sesso? E poi, è ancora soddisfacente quel sesso, così collaudato e privo di sorprese? Quand’è stata l’ultima volta che abbiamo avuto una conversazione profonda e degna di questo nome, che non si limitasse a pianificare impegni e non degenerasse in recriminazioni? Davvero basta guardare ogni tanto la tv insieme invece che da soli? O dedicarsi a qualche strana attività come una partita a ping pong o a dadi, come se ci trovassimo al doposcuola invece che in una relazione d’amore tra adulti? E non è forse degno di nota che la cosa più divertente che ci è successa nell’ultima settimana non sia stata vissuta con il partner ma con altre persone o magari da soli?

 Forse non è una cattiva idea tornare mentalmente all’origine dell’amore. A quella stagione in cui ci si stava conoscendo, scoprendo, appassionando l’uno all’altro. All’epoca non c’era un’entità di coppia, ma due individui pienamente autonomi che passavano del tempo insieme in maniera completamente volontaria. Perché non c’era niente di vincolante: nessuna casa in comune, niente figli, conto in banca, mutuo, carte di credito, fedi, problemi, routine o dinamiche negative. Prendere una certa distanza in una relazione di lunga data potrebbe essere il tentativo inconscio di riprodurre quella situazione originaria: io da una parte e tu dall’altra, come unità radicalmente distinte che possono funzionare anche da sole, ma che preferiscono di gran lunga farlo insieme.

Non si tratta di separare i percorsi di vita, ma di districarli quel tanto che basta per garantire la distanza necessaria a venirsi poi incontro. È qualcosa che non accade mai in quel groviglio indistinto e soffocante di coppia o di famiglia in cui, stando sempre appiccicati, si finisce per diventare aggressivi e infelici.

Certo, in queste fasi della vita forse autonomia e indipendenza non sembrano così attraenti come quando, da ventenni e senza sonno arretrato, ci lanciavamo nel mondo. Eppure c’è un filo rosso che collega il nostro ieri al nostro oggi.

Non sarebbe un sollievo sentire di non avere più obblighi, né per sé né per l’altro? Niente più momenti di coppia forzati da appuntare nel calendario, come se l’amore fosse una questione da gestire.

E se invece accogliessimo di buon grado il fatto che per ora non si può fare di più? Rallegrandoci, senza sensi di colpa, quando ognuno può dedicarsi in autonomia alle proprie cose? Basterebbe mantenere sempre l’attenzione vigile e prendersi cura l’una dell’altra. E anche accettare che probabilmente ci vorrà un po’ di tempo prima di ritrovare l’intesa.

Magari servirà un piccolo sforzo per cambiare le vecchie abitudini in favore di nuove attività che all’inizio potrebbero sembrare strane ma che potrebbero rivelarsi sorprendentemente piacevoli. Ci si può permettere di sentirsi sicuri, due persone mature che stanno insieme da tanto tempo e insieme hanno fatto, costruito e vissuto moltissimo. Si ritroverà lo spazio e il tempo per forme inedite di intimità. Non c’è motivo, soprattutto in una delle fasi più stressanti della vita, di associare felicità e complicità a un legame totalizzante.

Liberarsi di questa idea potrebbe essere uno dei doni meno appariscenti ma più grandi che una coppia possa farsi. Io da una parte, tu dall’altra: se questa separazione è vissuta con serenità, tornerà anche il desiderio di stare vicini. Senza forzature.◆ nv

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Questo articolo è uscito sul numero 1682 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati