Si definiscono “l’altra Italia”. E per una volta, per un intero fine settimana, quest’Italia di sinistra, aperta al mondo ed europeista ha rubato la scena ai populisti che stanno al governo, formato dalla Lega e dai cinquestelle. È un’Italia così festosa e colorata che ora, dopo una lunga fase di letargo, l’opposizione torna a farsi coraggio.
Il 2 marzo a Milano circa duecentomila persone sono scese in piazza per manifestare contro il razzismo e la discriminazione nei confronti dei migranti. La manifestazione si è conclusa in piazza Duomo con un dj che metteva musica. La gente cantava e ballava.
Giuseppe Sala, sindaco di Milano, del Partito democratico (Pd), ha detto di aver assistito a uno “spartiacque” e ha ballato al ritmo di People have the power. Sugli striscioni si leggevano frasi come “siamo tutti nella stessa barca”, “niente muri”, “il mondo appartiene a tutti”, “siamo tutti uguali”. Si sono riviste anche le bandiere arcobaleno del movimento pacifista, oltre al tricolore italiano che – questo era il messaggio – non è monopolio dei nazionalisti. Lo slogan della manifestazione era “People, prima le persone”, una risposta al “prima gli italiani” di Matteo Salvini, ministro dell’interno e uomo forte del governo.
La manifestazione, a cui ha aderito anche il Pd, era stata indetta dalle organizzazioni umanitarie, dall’Associazione nazionale partigiani d’Italia (Anpi) e dai sindacati. Il suo successo ha stupito anche gli organizzatori. Diversi personaggi famosi, come il cantautore Roberto Vecchioni e l’attore Claudio Bisio, hanno sfilato con i manifestanti.
Per l’ex presidente del consiglio Romano Prodi la manifestazione è stata un primo segnale di risveglio. “Quando un governo passa certi limiti, la gente reagisce”, ha detto. La questione è quanto sia forte questa reazione. Stando agli ultimi sondaggi, la Lega di Salvini continua a crescere: il 33 per cento degli italiani dichiara che voterebbe Lega se ci fossero oggi nuove elezioni. I cinquestelle invece perdono punti, i sondaggi li danno al 22 per cento. Alle elezioni europee di maggio ci si aspetta un trionfo della Lega.
Salvini ha minimizzato la portata della manifestazione nella sua città: “Non cambio idea”, ha detto il ministro, “e vado avanti per il bene degli italiani”. Secondo altri esponenti della Lega, il Partito democratico avrebbe dimostrato ancora una volta di avere più a cuore “gli immigrati illegali” che gli italiani. Le reti della tv pubblica, Rai1 e Rai2, vicine al governo, nei loro telegiornali hanno parlato della manifestazione di Milano, la più grande degli ultimi tempi, come terza o quarta notizia, dando più risalto all’arresto di un boss della camorra.
Nelle prime file del corteo c’erano anche due dei tre candidati delle primarie del Pd: Maurizio Martina, ex ministro dell’agricoltura, e Nicola Zingaretti, governatore della regione Lazio.
A quasi un anno dalla disfatta elettorale del 4 marzo 2018, un po’ in ritardo e lacerato dalle divisioni interne, il Partito democratico ha votato per scegliere il nuovo segretario, il successore di Matteo Renzi, che ha governato l’Italia per tre anni e ora è caduto in disgrazia.
Lunghe code
Il politico fiorentino ormai è un semplice senatore, ma il suo peso nel partito è ancora grande, dato che la maggior parte dei parlamentari del Pd che siedono alla camera e al senato sono stati o sono tuttora “renziani”. Chiunque vinca, ha detto Renzi, “non tema una guerriglia da parte mia”, come quella che invece avrebbe subìto lui dai suoi avversari. C’è ancora del risentimento, e anche un po’ di orgoglio ferito.
Molti sostengono che Renzi starebbe lavorando a una scissione e alla fondazione di un suo partito, lui nega. Probabilmente vuole prima vedere gli sviluppi del Pd. Nei sondaggi è dato al 19 per cento.
Le lunghe code davanti ai gazebo elettorali delle primarie fanno pensare che la gente abbia di nuovo voglia di questo partito. Sono stati allestiti settemila gazebo in tutta Italia. Il Pd è l’unica formazione politica italiana che sceglie il suo segretario attraverso una consultazione popolare, con schede e scrutatori. Alle primarie può partecipare chiunque abbia la residenza in Italia, una carta d’identità, la tessera elettorale e due euro per finanziare i costi organizzativi.
La prima volta hanno votato milioni di cittadini. Alle primarie vinte da Renzi i votanti erano stati 1,8 milioni. Stavolta l’obiettivo era di un milione di votanti. Alla fine ha partecipato più di un milione e mezzo di cittadini e Nicola Zingaretti, 53 anni, romano, esponente della sinistra, ma moderato, ha ottenuto una netta vittoria. “L’altra Italia” si sta semplicemente svegliando lentamente. ◆nv
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Questo articolo è uscito sul numero 1297 di Internazionale, a pagina 30. Compra questo numero | Abbonati