“L’Adrar è indubbiamente il gioiello della corona mauritana, ma è sconsigliato per ragioni di sicurezza”. Questo passaggio, tratto dalla Lonely Planet della Mauritania, potrebbe sparire dalla prossima edizione della guida. La piccola città di Atar, che con i suoi 25mila abitanti è il capoluogo della regione sahariana dell’Adrar, si sta riconciliando con il turismo. Dal Natale del 2017 ogni settimana un volo organizzato da alcuni operatori turistici francesi porta da Parigi un centinaio di persone che hanno voglia di vedere il deserto. Erano dieci anni che non succedeva, un po’ per la cattiva reputazione internazionale del paese, un po’ per le crisi interne. Ma ora la Mauritania vuole dimenticare il passato e tornare ad attirare turisti da tutto il mondo.
Nel 2007 quattro francesi furono uccisi nel sudovest del paese. “Fu un caso di criminalità comune più che di terrorismo”, spiega Kadi Mehdi, direttore di Mauritanides Voyages, l’agenzia di Atar che è diventata il punto di riferimento per i tour operator francesi. Ma la vicenda bastò a convincere gli organizzatori della leggendaria corsa automobilistica Parigi-Dakar a cancellare la competizione (che fu poi spostata in Sudamerica). Alla fine del 2009 il gruppo terroristico Al Qaeda nel Maghreb islamico (Aqmi) sequestrò tre operatori umanitari spagnoli che viaggiavano da Nouadhibou verso la capitale Nouakchott. Quando Aqmi rivendicò l’uccisione di un ostaggio francese in Mali nel 2010, “il ministero degli esteri di Parigi colorò di rosso tutta la regione”, ricorda Mehdi, riferendosi al colore usato sulle mappe del governo francese per indicare i luoghi dove i viaggiatori non sono assistiti in caso di emergenza. Così si interruppero i voli dalla Francia, ex potenza coloniale e principale fonte di visitatori.
In seguito altri paesi occidentali hanno seguito l’esempio. “Evitate tutti i viaggi non strettamente necessari in Mauritania, a causa della minaccia del terrorismo che prende di mira in particolare gli interessi occidentali”, si legge sul sito del governo del Canada.
“Ma nell’Adrar nessuno ha mai avuto problemi!”, protesta Mehdi. “Abbiamo dovuto pagare per quello che succedeva in Mali, in Algeria e in Niger”. Anche Abderrahmane Bouh, una guida dell’agenzia Ngadi Tours, pensa che sia un’ingiustizia: “I terroristi hanno fatto più vittime con l’attentato alla redazione di Charlie Hebdo che in tutta la Mauritania in dieci anni”.
Solo i fricchettoni
Le ricadute sull’economia locale sono state pesanti. “Qui ci sono solo una breve stagione di raccolta dei datteri in estate e il turismo d’inverno”, spiega Aïcha Youba, che gestisce l’albergo Mer et désert ad Atar. Ma la prima ha dovuto fare i conti con la siccità, mentre il numero dei visitatori si è ridotto notevolmente.
Negli ultimi anni, spiega Bouh, “era rimasta solo la clientela dei ‘fricchettoni’, che arrivano in camion e spendono meno dei turisti che viaggiano sui charter”.
Ripristinare i collegamenti aerei con la Francia era quindi fondamentale per l’economia della zona. Mehdi ha cominciato a combattere questa battaglia nel 2014, cercando di convincere le agenzie turistiche e i diplomatici francesi che nell’Adrar i turisti stranieri erano al sicuro. Le sue argomentazioni sono solide: “La Mauritania ha creato e addestrato un esercito, che è impegnato nelle missioni di pace nel Sahel. Lungo la frontiera con il Mali, un’ampia striscia di terra è stata dichiarata ‘zona militare’ per impedire il passaggio dei jihadisti”. Sul terreno questo dispositivo di sicurezza è ben visibile: a ognuno dei numerosi posti di blocco vengono controllati tutti i passaporti degli stranieri. Ogni guida che accompagna un gruppo nel deserto deve compilare un modulo in cui indica precisamente il suo itinerario, e le forze dell’ordine devono approvarlo. Intanto varie pattuglie perlustrano il territorio. In questo modo un viaggiatore non può scomparire a lungo.
◆Arrivare Il prezzo di un volo per Nouakchott dall’Italia (Turkish airlines, Air France, Royal Air Maroc) parte da 470 euro a/r.
◆Documenti È necessario il passaporto. Il visto si chiede all’arrivo in aeroporto a Nouakchott o ai posti di frontiera terrestri come Nouadhibou o Rosso. Il prezzo parte da 55 euro per un soggiorno di un mese.
◆Sicurezza A differenza del ministero degli esteri francese, che ha abbassato il livello di allerta in alcune zone del paese, la Farnesina sconsiglia i viaggi non necessari in Mauritania.
◆Quando andare Per visitare il deserto la stagione migliore va da novembre a marzo.
◆La prossima settimana Trekking nel sudovest dell’Australia lungo il Bibbulmun track. Ci siete stati? Avete consigli su posti dove dormire, mangiare, libri? Scrivete a
viaggi@internazionale.it.
Nel 2017 l’Adrar è stato promosso da zona rossa ad arancione (“sconsigliato se non per ragioni impellenti”) dal ministero degli esteri francese. Un cambiamento che ha ripercussioni importanti perché permette alle agenzie di viaggio francesi di assicurarsi contro eventuali problemi nella zona. E l’Adrar può di nuovo sfruttare il suo potenziale turistico.
La Mauritania ha molto da offrire. Ufficialmente è una repubblica islamica, dove la legge impone una versione rigorosa dell’islam: l’alcol è vietato e l’apostasia è punita con la pena di morte. Ma la popolazione, multiculturale, è tollerante nei confronti della diversità, e l’ospitalità è senza dubbio uno dei suoi grandi punti di forza. A cavallo tra mondo arabo e Africa subsahariana, la Mauritania è stata a lungo poco più di una manciata di città carovaniere. Come Chinguetti, 80 chilometri a est di Atar. Fondata nel 1264, è entrata nella lista del patrimonio mondiale dell’Unesco nel 1996 perché era minacciata dall’insabbiamento. La città è famosa per le biblioteche nascoste tra i vicoli di pietra. Della trentina che ne esistevano in passato, ne rimangono solo cinque, tuttora gestite dai discendenti di famiglie di importanti eruditi.
“Si andava a Chinguetti per trascrivere le conoscenze apprese altrove e per scambiare libri”, spiega Seif Heiba, custode della biblioteca Al Ahmed Mahmoud, fondata nel 1699. Questa biblioteca raccoglie soprattutto testi religiosi, ma si trovano opere di astronomia, di matematica e di poesia. Quest’ultima ha un posto fondamentale nella cultura locale: “Il ritmo della poesia permetteva anche agli analfabeti di recitare tutti i testi difficili che bisognava conoscere, religiosi e scientifici”. Non a caso la Mauritania è nota come il “paese da un milione di poeti”.
Oggi sono le dune del Sahara a rendere attraente Chinguetti. La città è il punto di partenza di diverse meharées (escursioni in dromedario) di una o due settimane, nel corso delle quali si cammina accanto alla fila dei dromedari che trasportano i bagagli e le cose da mangiare. Le meharées sono uno dei modi migliori per viaggiare, in un paese dove ci sono poche infrastrutture turistiche. Inoltre si sfruttano le conoscenze della gente del posto e si va incontro alle loro esigenze economiche. “Vorremmo favorire un turismo sostenibile, che permetta di fermare l’esodo dalle campagne”, spiega Mehdi. “Con il primo volo di turisti abbiamo guadagnato l’equivalente di 40mila euro, che sono stati spesi per pagare le guide, gli autisti, i cammellieri e gli alberghi. Inoltre un turista arriva a spendere fino a 130 euro per comprare souvenir, in particolare prodotti di artigianato, in un paese dove il salario minimo è di cento euro al mese”.
Il percorso più popolare collega Chinguetti alla meravigliosa oasi di Terjit, nascosta tra due pareti di roccia. Dopo tre giorni di viaggio nell’erg (la distesa di dune di sabbia), la spedizione continua tra le rocce nere del massiccio dell’Adrar, facendo risaltare la varietà del paesaggio e della vita nel deserto. A volte sulla pista s’incontrano dei nomadi sbucati dal nulla, che si uniscono al gruppo per condividere un pasto e riposano all’ombra di un’acacia. La doccia si fa vicino a un pozzo, in mezzo a un gregge di capre e si dorme nella khaima, la tenda beduina. Come vuole la tradizione sahariana, si bevono sempre tre bicchieri di tè.
L’autenticità di questi posti è evidente e il rischio è che la Mauritania si trasformi in una destinazione alla moda. La stagione del 2018 è un test in vista dell’anno prossimo, quando Mehdi spera che arrivino due voli alla settimana o un aereo di grandi dimensioni. Inoltre vorrebbe attirare gli operatori turistici di altri paesi. “In Algeria, in Mali e in Libia gli accessi al Sahara sono chiusi. Per chi vuole vedere il deserto c’è solo un posto dove andare: la Mauritania!”. ◆adr
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Questo articolo è uscito sul numero 1253 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati