Dunque siamo giunti a questo. Tutta la storia moderna del Medio Oriente – il crollo dell’Impero ottomano, la dichiarazione Balfour, le menzogne di Lawrence d’Arabia, la rivolta araba, la fondazione dello Stato di Israele, le quattro guerre arabo-israeliane e i 34 anni della brutale occupazione israeliana di terre arabe: tutto cancellato nel giro di poche ore, quando coloro che sostengono di rappresentare una popolazione schiacciata e umiliata hanno restituito il colpo, con la malvagità e la spaventosa crudeltà di un popolo condannato.
È giusto, è morale, scrivere queste parole tanto presto, senza prove, quando l’ultimo atto di barbarie prima di questo – quello di Oklahoma City – si rivelò poi opera di americani purosangue? Io temo che lo sia. Gli Stati Uniti sono in guerra e, a meno che io non mi sbagli, ora il programma è che muoiano molte altre migliaia di persone nel Medio Oriente e forse anche in America. Alcuni di noi avevano messo in guardia sulla “deflagrazione imminente”. Ma non avevamo mai neanche lontanamente immaginato questo incubo.
E poi, certo, viene da pensare a Osama bin Laden, ai suoi soldi, alla sua teologia, alla sua terrificante dedizione all’obiettivo di distruggere la potenza americana. Ero seduto di fronte a bin Laden mentre mi descriveva in che modo i suoi avessero contribuito a distruggere l’esercito russo in Afghanistan, e pertanto a distruggere l’Unione Sovietica. È la sconfinata fiducia in se stessi di questi uomini che ha consentito loro di dichiarare guerra agli Stati Uniti.
Ma questa non è la guerra della democrazia contro il terrore, come nei prossimi giorni si chiederà al mondo di credere.
Ha a che fare anche con i missili americani che si schiantano sulle case dei palestinesi, gli elicotteri statunitensi che sparano missili su un’ambulanza libanese nel 1996, i proiettili d’artiglieria americani che si abbattono su un villaggio chiamato Qana, e la milizia libanese – finanziata e rifornita di uniformi da Israele, alleato dell’America – che si fa strada nei campi profughi a forza di distruzioni, stupri e massacri
Il male assoluto
No, non ci sono dubbi sul male assoluto, indescrivibile di quanto è avvenuto negli Stati Uniti. Il fatto che i palestinesi abbiano potuto festeggiare il massacro di ventimila, forse 35mila persone innocenti non è soltanto un sintomo della loro disperazione, ma anche della loro immaturità politica, del fatto che non capiscono che cosa significa ciò di cui hanno sempre accusato i loro nemici israeliani: che cosa significa un atto sproporzionato.
Per anni abbiamo preso per minacce senza costrutto le dichiarazioni roboanti, le promesse di colpire il cuore dell’America e di tagliare la testa del “serpente americano”. Come poteva un gruppo di piccole organizzazioni violente e di regimi arretrati, conservatori e antidemocratici mantenere promesse tanto assurde? Adesso lo sappiamo. Nelle ore che sono seguite alla devastazione di martedì, hanno cominciato a tornarmi in mente le altre inaudite aggressioni contro gli Stati Uniti e i loro alleati, che adesso sembrano microscopiche in confronto con le perdite umane di martedì.
Gli attentatori suicidi che il 23 ottobre 1983 uccisero 241 militari americani e cento paracadutisti francesi non programmarono forse i loro attacchi con precisione impensabile? Trascorsero appena sette secondi fra l’attentato dinamitardo contro la caserma dei marines e la distruzione di quella francese, situata a cinque chilometri di distanza.
Poi ci furono gli attacchi alle basi americane in Arabia Saudita e il tentativo dello scorso anno – andato quasi a buon fine, come ora sappiamo – di affondare l’unità della marina americana Cole nel porto di Aden. E con quanta facilità abbiamo trascurato senza capirla la nuova arma del Medio Oriente, che né gli americani né altri occidentali potevano eguagliare: l’attentatore suicida, nutrito di disperazione.
Ora, com’è inevitabile – e immorale – ci sarà il tentativo di oscurare i torti storici e le ingiustizie che stanno dietro la tempesta di fuoco di martedì. Ci parleranno di “terrorismo cieco e sconsiderato”, dove la parola “sconsiderato” è essenziale per non farci capire fino a che punto, nella terra dove nacquero le tre grandi religioni del mondo, gli Stati Uniti siano ormai odiati.
Due pesi e due misure
Chiedete a un arabo che ne pensa dei venti, trentamila morti innocenti: vi risponderà, come deve rispondere ogni persona perbene, che si tratta di un crimine indicibile. Ma vi chiederà perché non abbiamo usato la stessa terminologia a proposito delle sanzioni che hanno distrutto la vita di forse mezzo milione di bambini iracheni, perché non ci siamo infuriati per i 17.500 civili uccisi nell’invasione israeliana del Libano del 1982.
I motivi di fondo dell’incendio scoppiato nel settembre scorso in Medio Oriente – l’occupazione israeliana di terre arabe, l’esproprio dei palestinesi, i bombardamenti e le esecuzioni patrocinate dallo Stato – vanno tutti offuscati perché non forniscano la minima giustificazione al selvaggio massacro di martedì.
No, non è colpa di Israele, anche se possiamo star certi che così affermeranno Saddam Hussein e gli altri grotteschi dittatori come lui. Ma quel che è sicuro è che la maligna influenza della storia, e la nostra parte del suo fardello, devono restare nell’oscurità insieme agli attentatori suicidi.
Teologia contro tecnologia
Sono state le nostre promesse infrante, forse persino la distruzione dell’Impero ottomano da parte nostra, a condurre inevitabilmente a questa tragedia. Sono così tanti anni che Washington finanzia le guerre di Israele, che lei stessa ha creduto che non le sarebbe costato nulla. Non è più così. Ora vorrà naturalmente ribattere colpo su colpo al “terrorismo mondiale”, e forse le bombe cadute su Kabul la notte scorsa sono state l’inizio. Da oggi chi può permettersi di puntare il dito contro gli americani per aver usato il termine deteriore e talvolta razzista di “terrorismo”?
Otto anni fa ho contribuito a realizzare una serie televisiva che cercava di spiegare perché tanti musulmani fossero giunti a odiare l’Occidente. La notte scorsa mi sono tornati in mente alcuni dei musulmani che si videro allora sullo schermo: le loro famiglie erano state bruciate da bombe e armi di fabbricazione americana e loro dicevano che solo Dio, e nessun altro, li avrebbe aiutati.
Teologia contro tecnologia, attentatori suicidi contro la potenza nucleare. Adesso abbiamo capito che cosa vuol dire. ◆ ma
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Questo articolo è uscito sul numero 403 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati