Dopo essere andato meno bene del previsto in Iowa e in New Hampshire, il 22 febbraio Bernie Sanders ha vinto nettamente in Nevada, dimostrando di essere il favorito nelle primarie del Partito democratico per scegliere il candidato che sfiderà Donald Trump a novembre.

Anche se il Nevada non è uno degli stati che contano di più nella corsa alla nomination, la vittoria di Sanders evidenzia due elementi cruciali.

El Paso, Texas, 22 febbraio 2020 (Paul Ratje, Afp/Getty)

Innanzitutto, rispetto alle primarie del 2016, in cui fu sconfitto da Hillary Clinton, il senatore del Vermont oggi riesce a conquistare i voti delle minoranze. Solo il 66 per cento degli elettori del Nevada è bianco, più di un quarto è composto da ispanici o neri. Questa novità potrebbe permettere a Sanders di vincere in stati popolosi e decisivi come il Texas e la California, che voteranno il 3 marzo. Quel giorno andranno alle urne 14 stati ed entrerà in corsa Michael Bloomberg, il miliardario ex sindaco di New York, che sta cercando di far dimenticare la sua pessima figura nel dibattito tra i candidati del 19 febbraio con una raffica senza precedenti di spot sulle reti televi­sive.

In secondo luogo, Sanders sembra aver compattato l’ala sinistra del Partito democratico, anche per via dei risultati deludenti della senatrice Elizabeth Warren. Al contrario, i voti dell’elettorato moderato si sono divisi ancora una volta tra l’ex vicepresidente Joe Biden, la senatrice Amy Klobuchar e l’ex sindaco Pete Buttigieg.

Il momento delle critiche

Il Nevada ha fatto capire quanto sia solido il sostegno per Sanders. Pochi giorni prima del voto i dirigenti del sindacato dei lavoratori della ristorazione, una forza molto potente nello stato, aveva criticato la sua proposta di creare un sistema sanitario universale sul modello di alcuni paesi europei, ed erano stati duramente attaccati dai sostenitori del senatore. Questo scontro non ha compromesso il consenso di cui gode tra i lavoratori: secondo gli exit poll, Sanders ha ottenuto buoni risultati tra gli iscritti al sindacato, e ha vinto nelle circoscrizioni che ospitano i casinò di Las Vegas, dove vivono i lavoratori dei settori alberghiero e della ristorazione.

Da sapere
Giorni decisivi

◆ Sono in corso le primarie del Partito democratico statunitense per scegliere il candidato che sfiderà Donald Trump alle elezioni presidenziali del 3 novembre 2020. I principali candidati sono il senatore Bernie Sanders, l’ex vicepresidente Joe Biden, l’ex sindaco di una città dell’Indiana Pete Buttigieg, la senatrice Elizabeth Warren **e il miliardario **Michael Bloomberg, che entrerà in corsa il 3 marzo, quando voteranno 14 stati nello stesso giorno.

◆ Il candidato viene selezionato con il sistema dei delegati, che daranno materialmente il loro voto durante la convention estiva. Ogni stato invia un certo numero di delegati in base alla sua popolazione (415 per uno stato grande come la California, 14 per uno piccolo come il Wyoming). Ottiene la nomination il candidato che conquista la metà più uno dei delegati, cioè 1.990. L’investitura ufficiale avverrà durante la convention del partito, che si terrà a Milwaukee, nel Wisconsin, a luglio.

◆ Dopo la vittoria ottenuta in Nevada il 22 febbraio, Sanders è considerato il favorito. Il prossimo stato a votare è il South Carolina, il 29 febbraio.


Intanto il suo vero sfidante deve ancora emergere, con Biden che sta cercando di riorganizzarsi in vista del voto in South Carolina (29 febbraio), i milioni di Bloomberg impantanati nell’etere e i dirigenti del partito che si agitano alla prospettiva che un socialista democratico vinca la nomination. D’ora in avanti gli attacchi contro il senatore aumenteranno. I suoi detrattori sosterranno che collettivamente i candidati moderati hanno più consensi, e che difficilmente Sanders raggiungerà la maggioranza dei delegati necessaria per ottenere la nomination.

Può darsi che sia vero. Ma se rimane il dubbio sul fatto che un candidato così chiaramente di sinistra come Sanders possa sconfiggere Trump, sembra sempre più chiaro quale ala del Partito democratico sta prevalendo: in uno stato che ha un elettorato particolarmente variegato, il più progressista dei candidati ha ottenuto un vantaggio che potrebbe rivelarsi decisivo. ◆ ff

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Questo articolo è uscito sul numero 1347 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati