L’economia cinese, già indebolita, subirà un altro colpo dato che le aziende del paese resteranno chiuse e il settore del turismo si fermerà mentre le autorità cercano di contenere la diffusione del coronavirus 2019-nCoV. Gli analisti prevedono che le misure per controllare il virus avranno ripercussioni sui risultati economici del primo trimestre del 2020, con possibili effetti anche sul lungo periodo. Un ex consulente del governo cinese ha chiesto l’introduzione di misure come la riduzione della pressione fiscale per le piccole e medie imprese, allo scopo di stimolare l’economia.
Con l’isolamento della provincia dello Hubei, dove si trovano 14 città, compresa Wuhan, l’epicentro del virus, tutti i collegamenti in entrata e in uscita sono stati cancellati e questo potrebbe far calare il pil di 1,5 punti percentuali. Le conseguenze sui settori del turismo, dei trasporti, del commercio e della ristorazione in tutto il paese contribuiranno a un ulteriore calo dello 0,4 per cento. Secondo il gruppo di ricerca Plenum, le perdite maggiori riguarderanno il settore dei trasporti: il volume degli spostamenti aerei e ferroviari è già diminuito del 40 per cento nel primo giorno del nuovo anno cinese e le due industrie potrebbero perdere il 6,4 per cento del fatturato annuale, pari a 64 miliardi di yuan (più di otto miliardi di euro). Le borse di Shanghai e Shenzhen resteranno chiuse fino al 3 febbraio, mentre le aziende nelle città più grandi, come Shanghai e Suzhou, riapriranno solo il 9 febbraio.
Intanto le città di tutto il paese stanno prendendo misure per ridurre il contagio, come fermare i trasporti collettivi, chiudere i cinema e cancellare gli eventi pubblici. Nel primo giorno del nuovo anno gli incassi al botteghino cinese hanno raggiunto 1,81 milioni di yuan (236mila euro), in confronto a 1,45 miliardi (189 milioni di euro) del 2019. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1343 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati