In Corea del Sud perfino l’amore è diventato una questione politica. In tutto il paese le amministrazioni locali organizzano eventi per single, offrono incentivi al matrimonio e progettano programmi di incontri che ricordano i reality show. Nella contea di Hampyeong una coppia che si conosce grazie a un evento sponsorizzato dal governo e poi si sposa può ricevere fino a dieci milioni di won (circa 5.600 euro). A Seoul un evento di incontri sostenuto dal comune e organizzato lungo il fiume Han ha attirato più di tremila candidature per appena cento posti disponibili. SoloMon’s choice, lanciato nel 2023 nella città di Seongnam, ha coinvolto migliaia di partecipanti che hanno formato centinaia di coppie.
Questi servizi possono sembrare innocui: un appuntamento organizzato dal comune, un gioco a tema, un evento romantico in un quartiere turistico. Indicano però qualcosa di più profondo. La crisi demografica in Corea del Sud è arrivata a un punto tale che le amministrazioni locali non si limitano più a sostenere la natalità dopo il matrimonio. Stanno intervenendo ancora prima, nella fase dell’incontro e della scelta del partner.
Il matrimonio è trattato come una questione di domanda e offerta
Nel 2025 la Corea del Sud ha registrato 254.500 nascite, il 6,8 per cento in più rispetto all’anno precedente. Il tasso di fecondità totale è salito da 0,75 nel 2024 a 0,80 nel 2025, segnando il secondo incremento annuale consecutivo dopo anni di calo. Il paese rimane però ben al di sotto della soglia di sostituzione della popolazione, fissata a 2,1 figli per donna, e le morti continuano a superare le nascite. Questo lieve rimbalzo è stato accolto con favore, ma non cancella la crisi strutturale che continua a caratterizzare il quadro demografico del paese.
Questa crisi comincia ben prima della nascita dei figli. In Corea del Sud il matrimonio è ancora strettamente legato alla formazione di una famiglia. Anche se il dibattito pubblico sulle nascite fuori del matrimonio sta lentamente evolvendo, avere figli senza essere sposati è ancora molto raro. Questo rende il mercato matrimoniale un elemento centrale della questione demografica. Se le nascite continuano a essere così legate al matrimonio, allora le condizioni che consentono alle persone di sposarsi contano tanto quanto il congedo parentale, i sussidi per l’infanzia o gli incentivi economici alle famiglie. La domanda cruciale non è tanto perché i sudcoreani facciano sempre meno figli. È capire perché il matrimonio sia diventato così difficile, costoso e socialmente impegnativo.
Gerarchie sociali
L’aumento dei servizi di incontri e delle agenzie matrimoniali offre una possibile risposta. In Corea del Sud l’industria degli incontri non si limita ad aiutare le persone a trovare un partner. Trasforma l’idoneità sociale in un prodotto di mercato. Istruzione, reddito, professione, prospettive abitative, età, aspetto fisico, background familiare e perfino provenienza geografica si traducono in categorie di desiderabilità. La compatibilità non è più solo una questione emotiva o personale: sempre più spesso è filtrata attraverso credenziali sociali misurabili. È la commercializzazione dell’idoneità.
Non sono state le agenzie di incontri a creare le gerarchie sociali, ma sono loro a renderle visibili con una chiarezza inedita. Evidenziano il modo in cui si organizzano le ansie sociali: le professioni considerate stabili, le università di prestigio, le famiglie rispettabili, i livelli di reddito giudicati adeguati e le fasi della vita considerate “troppo tardive”. In questo mercato, il matrimonio non è più una relazione privata tra individui, ma una forma di selezione e classificazione sociale.
I programmi di incontri promossi dalle amministrazioni locali sono diversi dalle agenzie matrimoniali private rivolte alle élite, ma riflettono la stessa logica di fondo: il matrimonio è trattato come una questione di domanda e offerta. Se uomini e donne single possono essere riuniti, selezionati, abbinati e incoraggiati a conoscersi, allora forse aumenterà il numero dei matrimoni. E se aumenteranno i matrimoni, forse nasceranno più bambini.
Questo modo di inquadrare la questione rischia però di scambiare il sintomo per la causa. Se migliaia di persone si candidano per partecipare a eventi di incontri sponsorizzati dal governo, forse il problema non è la mancanza d’interesse per le relazioni affettive. Forse invece è che sui percorsi ordinari verso gli appuntamenti e il matrimonio pesano l’insicurezza economica, la pressione sociale e il timore di una mobilità sociale in discesa.
In Corea del Sud il matrimonio è da tempo influenzato dal prestigio e dalla posizione sociale. Oggi però la posta in gioco è ancora maggiore. I prezzi alti delle case, la precarietà lavorativa, i lunghi orari di lavoro, la forte competizione educativa e i costi legati alla crescita dei figli hanno trasformato il matrimonio in una sorta di grande prova economica. Per molti giovani, sposarsi non significa solo scegliere un partner. Significa dimostrare di essere pronti: avere un lavoro stabile, un reddito adeguato, dei risparmi, prospettive abitative solide e la capacità di sostenere i figli che verranno in una società estremamente competitiva.
È qui che la pratica degli incontri per coppie diventa politicamente rivelatrice. Questo settore riflette una società in cui le persone non si chiedono solo: “Amo questa persona?”, ma anche: “Questa persona è in grado di resistere alle pressioni della vita familiare coreana?”. “Questo matrimonio migliorerà o metterà a rischio la mia posizione sociale?”. “Possiamo permetterci una casa?”. “Nostro figlio erediterà vantaggi o insicurezza?”.
I modelli matrimoniali, inoltre, sono strettamente legati alle disuguaglianze sociali. In molte società le persone tendono sempre più spesso a sposare partner con un livello di istruzione e uno status socioeconomico simili ai propri. In Corea del Sud questo aspetto è particolarmente rilevante perché il matrimonio può contribuire a rafforzare le divisioni di classe e diventare un’ulteriore istituzione attraverso cui si perpetuano le disuguaglianze.
Il genere rende questo sistema ancora più iniquo. Gli uomini sono spesso valutati in base al reddito, alla stabilità lavorativa e alla capacità di garantire una casa. Le donne, invece, sono spesso giudicate in base all’età, all’aspetto fisico, ai ruoli di cura che ci si aspetta da loro e alle aspettative legate alla maternità. Queste non sono uguali per tutti e la società sta cambiando. Tuttavia, il mercato matrimoniale continua a portare il peso di norme familiari più tradizionali. È uno dei motivi per cui le politiche sulla natalità non possono essere separate dalla questione delle disuguaglianze di genere.
L’Ocse ha sottolineato che la bassa natalità in Corea del Sud è legata alla difficoltà di conciliare lavoro e vita familiare, alle aspettative disuguali in materia di cura e assistenza e alla rigidità delle pratiche lavorative. Il rapporto costi-opportunità è molto alto per le donne quando matrimonio e maternità rischiano di compromettere la loro carriera, e gli uomini sono spinti nel ruolo di principali sostenitori economici della famiglia.
Compatibilità e disuguaglianze
In questo contesto, i programmi per coppie possono favorire gli incontri, ma non possono risolvere la contraddizione più profonda della politica demografica sudcoreana: lo stato vuole più matrimoni e più nascite, ma il modello sociale intorno al matrimonio rimane rigido. Il crescente coinvolgimento del governo nelle attività di incontri è il segnale che la crisi demografica è penetrata nelle sfere più intime della vita sociale. Quando le amministrazioni locali cominciano a organizzare occasioni romantiche, la domanda è se il matrimonio sia così schiacciato da vincoli economici e sociali da spingere lo stato a creare artificialmente le condizioni per l’intimità.
Questo non significa che i servizi di incontri siano inutili. Per alcuni possono essere un modo più sicuro, affidabile o efficiente per conoscere nuove persone. L’alta partecipazione suggerisce che molti giovani sudcoreani non stiano affatto rinunciando alle relazioni sentimentali.
Ma la popolarità di questi eventi non dovrebbe essere interpretata come la prova che la crisi della natalità può essere risolta semplicemente favorendo gli incontri. Se mai suggerisce il contrario. La crisi demografica comincia nel momento in cui l’amore è filtrato attraverso la classe sociale, il genere, l’istruzione, la situazione abitativa e il contesto familiare. Quello che viene spacciato per compatibilità spesso mette in luce le disuguaglianze. La vera domanda non è come creare più coppie, ma perché il matrimonio sia diventato un test che così tante persone sentono di non poter fallire. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1668 di Internazionale, a pagina 30. Compra questo numero | Abbonati