Qualcosa si muove, questo è evidente. Da giorni decine di migliaia di persone riempiono le piazze delle città tedesche per protestare contro l’estrema destra. Il 19 gennaio ad Amburgo e due giorni dopo a Monaco, gli organizzatori sono stati addirittura costretti ad annullare le manifestazioni previste per il numero troppo alto di partecipanti.

All’origine ci sono le rivelazioni di Correctiv, il sito di giornalismo investigativo che ha raccontato i dettagli di un incontro, in un albergo di Potsdam, a cui hanno partecipato diverse figure dell’estrema destra insieme ad alcuni esponenti del partito di opposizione Alternative für Deutschland (Afd). Secondo l’inchiesta, durante l’incontro si è discusso, tra le altre cose, di come espellere dalla Germania le persone di origine straniera, incluse quelle con la cittadinanza tedesca. Da allora le proteste sono quasi quotidiane. Ma fino a che punto coinvolgono la società tedesca? Abbastanza da instillare dubbi in chi ancora è tentato dall’idea di votare per l’Afd? E il partito in questione, su posizioni nazionaliste e di estrema destra, cosa ne pensa? Teme davvero un calo dei consensi?

A quest’ultima domanda, dalla leadership del partito arriva una risposta secca e concisa: “No,” dice Carsten Hütter, tesoriere e membro della segreteria nazionale dell’Afd. A sostegno della sua affermazione, Hütter cita le esperienze accumulate ultimamente partecipando ai banchetti di propaganda del partito e agli incontri con gli elettori. Certo, c’è chi è preoccupato e chiede conto di quanto si legge sui giornali: “Anche gli iscritti fanno domande”, ammette Hütter. Ma in molti casi sono di tutt’altro tenore, e riflettono l’atteggiamento prevalente tra i sostenitori del partito: “Le manifestazioni non indeboliranno il nostro sostegno e la nostra determinazione a votare per l’Afd”, si sente dire dai militanti. Hütter è deputato al parlamento del land della Sassonia, eletto nella circoscrizione elettorale di Meißen. All’inizio del novembre 2023, l’Afd – su cui da tempo esistevano sospetti – è stato ufficialmente classificato come “organizzazione di estrema destra” dai servizi di intelligence del land. Neanche questo è servito a far vacillare il sostegno al partito. Al contrario, spiega Hütter, le persone con cui parla ai banchetti per strada dicono che se lo aspettavano: “È una cosa che abbiamo già visto ai tempi della Ddr (la Repubblica Democratica Tedesca)”. Secondo Hütter, c’è anche chi, proprio per via dell’etichetta che i servizi segreti hanno affibbiato al partito, “oggi è più convinto che mai di voler sostenere l’Afd”.

Prudenza necessaria

Tuttavia, il partito non è rimasto del tutto immune alle rivelazioni di Correctiv e alle successive mobilitazioni popolari. Per esempio è stato rescisso il contratto di Roland Hartwig, collaboratore della segretaria Alice Weidel, che era presente a Potsdam. Non tutti l’hanno presa bene.

In un post sui social network, l’editore di estrema destra Götz Kubitschek, considerato uomo di fiducia di Björn Höcke, tra le figure più influenti del partito, ha criticato duramente la decisione, accusando Weidel di aver gestito la faccenda come in “un qualsiasi partito dell’establish­ment”, cosa che avrebbe “portato acqua al mulino degli avversari”. Ma il portavoce di Weidel, Daniel Tapp, respinge le accuse, sostenendo che la decisione di separarsi da Hartwig è stata ben più complessa di come la descrive l’editore Kubitschek.

Sembra che il 20 gennaio, durante una riunione a porte chiuse tra i dirigenti nazionali e i responsabili dei land, si sia discusso anche di come il partito debba affrontare gli ultimi eventi. Secondo Carsten Hütter “la discussione è stata breve ma intensa: noi rimaniamo fedeli alla nostra linea”. Tapp riferisce che si è parlato dei due possibili approcci alla situazione attuale: c’è chi vuol rimanere “fedele alla linea” e chi ritiene necessaria una comunicazione verso l’esterno più efficace e più chiara.

Intanto, mentre l’Afd teneva le sue riunioni, in tutto il paese centinaia di migliaia di persone tornavano a riempire le piazze, in alcuni casi con un’affluenza di gran lunga superiore alle previsioni. D’altra parte, è anche vero che ormai da mesi i sondaggi danno il partito di Weidel intorno, o addirittura oltre, il 20 per cento. Vista la situazione le cose possono davvero cambiare? Non è escluso. Secondo il politologo Frank Decker, dell’università di Bonn, che si occupa dell’Afd da anni, l’opinione pubblica non ha mai discusso tanto del partito come sta facendo ora, neanche nel 2017, quando Höcke definì “monumento della vergogna” il memoriale dell’Olocausto di Berlino.

Secondo Decker, le manifestazioni di questi giorni segnano una “cesura” che potrebbe “spingere a riflettere parte dell’elettorato dell’Afd”, soprattutto chi appoggia il partito a causa di un generale senso di insicurezza generato anche dalle tante crisi in corso e potrebbe cambiare idea proprio per via della sua radicalizzazione e delle rivelazioni di Correctiv. È un discorso che vale in particolare per gli abitanti della Germania occidentale.

Tuttavia, sottolinea il politologo, non bisogna peccare d’ingenuità: i consensi per l’Afd non crolleranno, al massimo diminuiranno un po’ rispetto ai picchi recentemente raggiunti nei sondaggi. Decker è scettico anche sul coinvolgimento nelle ultime mobilitazioni dei segmenti della società tradizionalmente lontani dagli ambienti di sinistra: “Almeno per il momento”, ipotizza, “sarà difficile che la mobilitazione coinvolga ampi strati della media borghesia”. ◆ sk

Da sapere
Doppia cittadinanza

◆ Il 18 e il 19 gennaio 2024 il parlamento tedesco ha approvato due leggi che modificano sostanzialmente la politica migratoria del paese. Il primo provvedimento facilita i respingimenti ai confini e le espulsioni dei migranti la cui richiesta di asilo non è stata accolta, aumentando da dieci a 28 giorni la durata massima della detenzione per gli irregolari e autorizzando perquisizioni domiciliari al fine di verificare l’identità dei migranti. La seconda legge, invece, semplifica il percorso per ottenere la cittadinanza tedesca, per cui d’ora in poi basteranno cinque anni di residenza, e legalizza la doppia nazionalità. Con il paese sempre più a corto di manodopera, il provvedimento intende facilitare l’integrazione degli immigrati regolari e già residenti in Germania e favorire l’arrivo di forza lavoro qualificata attraverso i canali regolati dallo stato. Die Zeit


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Questo articolo è uscito sul numero 1547 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati