Al largo della costa della prefettura di Niigata, l’isola di Sado spunta all’improvviso dal mare: una serie di catene montuose collegate da una rigogliosa striscia di terra pianeggiante, con villaggi nelle insenature. La sua bellezza naturale è già di per sé un buon motivo visitarla, ma anche la storia dell’isola esercita un fascino particolare. Lungo le sue coste è possibile trovare le tracce di imperatori esiliati, monaci considerati eretici e cercatori d’oro del dominio dello shogunato (un governo feudale).
L’isola di Sado si trova a quaranta chilometri dalla costa nel mar del Giappone, abbastanza vicina per avere diversi collegamenti giornalieri con la terraferma, ma abbastanza lontana per essere un mondo a sé. Per più di un millennio è stata un luogo ufficiale di esilio. L’imperatore Juntoku arrivò sull’isola dopo aver sostenuto la fazione sbagliata in una faida a corte; il monaco Nichiren per i suoi insegnamenti buddisti considerati troppo radicali. In genere chi finiva esiliato qui aveva commesso reati politici, per questo l’isola è stata il luogo di reclusione di aristocratici e figure culturali di spicco. Personalità che hanno contribuito a far arrivare l’arte e le idee di Kyoto, in particolare il teatro nō. Nel periodo Edo (tra il 1603 e il 1858), l’isola aveva più di duecento palcoscenici, costruiti in villaggi, santuari e nelle residenze private. Oggi ne restano 32, il numero più alto del Giappone in rapporto alla popolazione.
Nel 1601 furono scoperte delle riserve auree nelle colline e cominciò la corsa all’oro. Fu scavata una grande miniera nella parte occidentale di Sado e nei porti attraccavano navi commerciali cariche di merci provenienti da Osaka, Hokkaidō e altre città. Quando la produzione di oro cominciò a calare il traffico navale rallentò, ma il patrimonio culturale è rimasto vivo.
Le fioriture in primavera
Le dimensioni dell’isola ingannano. Sulle mappe sembra piccola ma le sue coste si estendono per circa 280 chilometri. Le distanze si allungano perché le strade seguono la linea dei litorali. Si supera un promontorio e appare un villaggio di pescatori. Quando la strada va verso l’entroterra si scopre una valle di risaie circondata da foreste di cedri giapponesi e faggi.
Sado è celebre per le sue acque cristalline. Il modo migliore per ammirarle è salire su una tarai-bune, una barca da pesca rotonda scavata a mano, simbolo dell’isola. Queste imbarcazioni erano usate già nell’ottocento nelle baie più piccole per raccogliere conchiglie dove le barche tradizionali non riuscivano a manovrare. Adesso è possibile noleggiarne una al porto di Ogi. Lo Yajima experience exchange center offre gite su una tarai-bune con il fondo trasparente.
Se ci si addentra nell’entroterra e si sale di quota si scoprono paesaggi montani meravigliosi. Il monte Donden, chiamato ufficialmente Tadaramine, è un altopiano con tre cime alte circa novecento metri, famoso per le fioriture di fine primavera e per i sentieri ombreggiati e panoramici in estate. C’è un campeggio e da questa zona partono vari sentieri per escursioni di durata variabile: da una a sei ore. Nelle notti di cielo sereno è uno dei posti migliori per vedere le stelle.
Onogame è un enorme monolite a forma di tartaruga che si erge dal mare ed è alto 167 metri. Tra fine maggio e inizio giugno i suoi pendii si colorano del giallo delle emerocallidi. La passeggiata di circa venti minuti fino alla sua cima è piuttosto facile e regala una vista splendida sulla costa e sulla vicina Futatsugame, una tappa molto amata da chi percorre in auto o a piedi la parte settentrionale dell’isola.
La miniera d’oro di Kinzan, ad Aikawa, è aperta ai turisti. Fu inaugurata nel 1601 e ha prodotto oro per secoli. In due gallerie sono state posizionate strutture dell’epoca e manichini a grandezza naturale che ricreano scene tratte dalle pergamene illustrate con scene di storia sulla miniera.
Il parco della foresta di Toki, a trenta minuti di auto dalla miniera, ospita il toki, o ibis crestato, un tempo diffuso in tutto il Giappone e poi scomparso allo stato selvatico nel 2003. Grazie a un programma di riproduzione avviato con uccelli donati dalla Cina, ora l’isola ne ospita circa 480 esemplari. Il parco comprende delle voliere, una postazione panoramica per l’osservazione dei toki e un piccolo museo.
A Sado il cibo è inseparabile dal paesaggio: le ricette nascono dai terreni e dalle acque dell’isola. Alcuni dei piatti più autentici si trovano nei ristoranti con il certificato Sado Meshi-ran, attività che usano solo ingredienti locali. Lo Yozaemon di Aikawa, un ristorante di soba, macina in proprio la farina ottenuta dal grano saraceno coltivato a Sado. I noodle sono spessi, il loro aroma si sprigiona poco a poco e restano sempre al dente. Ogni mese il locale cambia allestimento ospitando mostre di artigianato tradizionale, un modo per ricordare che qui il cibo resta sempre legato al ciclo delle stagioni e alla specificità dei luoghi.
Il ristorante Shikisai Kappo Den, lungo la costa, adotta gli stessi princìpi. Il loro sashimi, freschissimo e preparato con grande precisione, può essere accompagnato da sake artigianali. Nella baia di Mano c’è la Nagahamaso Uodojo, una locanda con cucina dove il pescato del giorno è esposto in vasche dietro la sala da pranzo.
Il vero fascino di Sado è dato dal suo ritmo. Qui nulla è corrotto dalla fretta, non le tarai-bune cullate dalle onde nelle acque basse e non i sentieri di montagna che indugiano nei piccoli boschi di rododendri. Concedetevi almeno tre giorni per visitare l’isola. Percorretela, fate molte pause, e mangiate bene. Vedrete che quando sarà il momento di ripartire di sicuro rimpiangerete di non essere rimasti più a lungo . ◆ nv
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Questo articolo è uscito sul numero 1658 di Internazionale, a pagina 74. Compra questo numero | Abbonati