Esercizi di scrittura è una rubrica di Internazionale Kids uscita nel 2024. Dodici episodi per allenare la fantasia, osservare il mondo e scoprire che scrivere può essere divertente. Questo è il quinto.
Carlo Lorenzini ha scritto Pinocchio firmandosi come Carlo Collodi, dal nome del paese di origine della madre. Lewis Carroll, l’autore di Alice nel paese delle meraviglie, si chiamava in realtà Charles Dodgson.
Molti scrittori e scrittrici hanno usato per le loro opere uno pseudonimo, cioè un nome finto. Perché? Le ragioni per scegliere di nascondere la propria identità possono essere le più varie: per esempio si può pensare che il proprio nome sia troppo comune; oppure ci si chiama come un autore o un’autrice già famosi e si vogliono evitare confusioni. A volte ciò che si è scritto potrebbe procurare dei problemi, e allora ci si vuole proteggere usando un nome di fantasia.
Nel passato, quando si riteneva che solo gli uomini potessero essere grandi scrittori, alcune donne si sono firmate con nomi maschili per essere prese in maggiore considerazione: le sorelle Charlotte, Emily e Anne Brontë, per esempio, avevano scelto i nomi di Currer, Ellis e Acton Bell. La scelta di uno pseudonimo può essere anche un modo per sentirsi liberi facendo finta di essere qualcun altro – e magari per giocare un po’.
Proviamo, per esempio, a inventarci un nuovo nome usando le lettere del nostro: è un esercizio che si chiama anagramma e che può dare risultati sorprendenti. Io, per esempio, non ho mai pensato di usare uno pseudonimo, ma ho scoperto che se volessi farlo, usando le lettere del mio nome, potrei chiamarmi:
Gaetana Tilusmannis, Atalanta Mingusseni, Salamanna Sinegutti, oppure Nina Galatea Muntiss. Quest’ultimo mi piace particolarmente.
Creare dei nomi anagrammando il proprio dà molta più libertà rispetto ad altri tipi di anagrammi: non dobbiamo cercare una frase di senso compiuto, ma solo seguire un suono che ci piace.
La salamanna, per esempio, è una varietà di uva, ma nulla mi impedisce di usarla come nome. Proviamoci quindi: giochiamo a scomporci e a ricomporci all’infinito.
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Questo articolo è uscito nel numero 46 di Internazionale Kids, il mensile di Internazionale per bambine e bambini.
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