Il carattere insulare degli stati Uniti ha contribuito in modo decisivo a determinare la loro strategia nei confronti del mondo. A causa di questo fattore gli americani, contrariamente alla maggior parte degli altri grandi imperi, non hanno vissuto “l’esperienza del vicinato”, con tutto quello che comporta in termini di vantaggi e svantaggi. Con l’eccezione di Pearl Harbor, gli Stati Uniti non hanno subìto nessuna aggressione militare su vasta scala, né alcuna invasione.
Il fattore geopolitico
Questa “geopolitica dell’insularità”, per riprendere l’espressione del politologo Alain Joxe, unita a una superiorità militare in tutti i campi, ha dato vita a un sentimento di sicurezza assoluta che ha portato a una visione strategica secondo cui è possibile impossessarsi di tutto e ignorare che il mondo è anche un’associazione di nazioni e di popoli che organizzano le loro relazioni sulla base del rispetto della sovranità di ogni Stato. Questa visione è la causa dell’arroganza che costituisce una delle caratteristiche principali della politica estera statunitense dalla fine della Seconda guerra mondiale in poi. Il fattore geopolitico permette ugualmente di capire la dottrina militare americana che si manifesta chiaramente nel concetto di “guerra senza combattimenti”, ovvero un conflitto in cui si evita, finché si può, ogni situazione di occupazione.
Gli attentati che sono stati appena compiuti sul territorio americano sfidano questa visione strategica e questa dottrina militare, e mettono gli Stati Uniti di fronte a un nuovo dato di fatto. Se finora la globalizzazione ha significato l’eliminazione degli ostacoli alla libera circolazione delle merci e dei capitali, adesso essa equivale anche a una maggiore libertà di movimento per le reti internazionali, che si tratti di bande criminali o di organizzazioni politiche e religiose.
Un solo impero
Secondo l’intellettuale italiano Toni Negri, stiamo passando dall’era degli imperi a quella di un solo impero, ovvero alla fine della pluralità di centri e di protagonisti a vantaggio di un mondo unificato in cui non esiste più una dimensione esterna o straniera.
In queste condizioni le grandi minacce alla sicurezza e alla stabilità sono diventate interne e le istituzioni vitali dell’Impero, o quelle che sono importanti simbolicamente – come le grandi istituzioni economiche internazionali, la Nato, il Pentagono, il World Trade Center – si sono trasformate in bersagli.
Così il capo di un gruppo rivoluzionario sudamericano o l’emiro di una formazione islamica, ovunque si trovino, possono ormai sfidare la superpotenza americana fin dentro casa sua.
In un contesto internazionale in cui si può prevedere la nascita di alleanze tra Stati e organizzazioni interessate a destabilizzare l’ordine mondiale, ci troviamo oggi senza un nemico diretto e chiaramente identificabile, e intorno a noi aleggia una minaccia senza volto. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 403 di Internazionale, a pagina 11. Compra questo numero | Abbonati