Nel suo ufficio di Rotterdam, Julian Jagtenberg, trent’anni, mi mette tra le braccia un pelouche beige, che respira. È un robot per il sonno chiamato Somnox, che Jagtenberg ha progettato come ausilio per dormire bene la notte. “Io però lo uso soprattutto di giorno, per esempio durante le riunioni”, precisa l’inventore del robot. “Me lo tengo stretto per rilassarmi”. Perché è proprio questo che fa Somnox: “Rileva il ritmo della respirazione e lo rallenta un po’. Così stimola a respirare più lentamente”, spiega il ricercatore.
Jagtenberg ha sviluppato il robot più di dieci anni fa per sua madre, che soffriva di insonnia e dormiva in genere quattro ore scarse per notte. All’epoca Jagtenberg studiava design industriale e robotica al Politecnico di Delft, nei Paesi Bassi, e Somnox era il suo progetto di laurea.
“Avevo letto una ricerca sui neuroni specchio, che inducono madre e figlio a sincronizzare battito cardiaco e respiro quando si abbracciano. Così mi sono detto: ‘Forse potrei creare un robot morbido che aiuti mia madre a dormire’”. Ora la madre di Jagtenberg dorme sei ore per notte. C’è una sua foto appesa al frigorifero nell’azienda del figlio, dove attualmente lavorano dodici dipendenti, per una clientela di circa cinquantamila persone.
Respirare correttamente è diventato di moda. Il che è alquanto sorprendente per un’abilità che ormai padroneggiamo da un bel pezzo: basti pensare che i primi anfibi cominciarono a strisciare sulla terraferma più di quattrocento milioni di anni fa. Quasi ogni persona comincia la sua vita sulla Terra con un urlo, non perché si rende conto di dove è capitata, ma per svuotare gli alveoli ancora colmi di fluido e farli entrare in funzione.
Attraverso il naso e la bocca una persona adulta inspira all’incirca mezzo litro d’aria dodici volte al minuto. Gli alveoli ne estraggono l’ossigeno, che viene poi trasportato attraverso il sangue a muscoli, cervello e altre parti del corpo (inspirazione). Inoltre provvedono a espellere l’anidride carbonica (espirazione).
L’inspirazione e l’espirazione avvengono in automatico, senza che ci si debba pensare. Tuttavia è possibile fare caso alla respirazione e perfino controllarla, a differenza di altri processi regolati dal sistema nervoso autonomo, come il battito cardiaco e la digestione. Il respiro può essere veloce o lento, superficiale o profondo. Si può anche trattenerlo, come fa il piccolo Pepe in Asterix in Iberia quando vuole imporsi.
Respirare è un processo molto duttile. Ed è qui che entrano in gioco istruttori e influencer per insegnare alle persone a “respirare correttamente” con podcast, video o lezioni di respirazione.
Domanda e offerta
Secondo lo psicologo cognitivo Roderik Gerritsen dell’università di Leida, nei Paesi Bassi, la respirazione ideale non esiste. “Ogni persona è diversa, così come ogni situazione. Respiro e cuore formano un unico sistema, che ha la funzione di trasportare l’ossigeno dove serve. Nelle persone con molta massa muscolare e grassa, il corpo deve lavorare di più per raggiungere l’obiettivo. In certe situazioni è fondamentale che la frequenza della respirazione e del battito cardiaco aumenti. Respirare è una questione di domanda e offerta”.
Nel 2023 Gerritsen ha sostenuto una tesi di dottorato sul respiro nella meditazione e nella mindfulness. “Esistevano già degli studi sugli effetti della meditazione, ma nulla di specifico sul ruolo della respirazione in questo contesto”, spiega. “Così, poiché chi medita rallenta il respiro, ho pensato che forse è proprio questo a infondere tranquillità, più dell’attività mentale in sé”.
Oggi, dice Gerritsen, non sappiamo se le persone respirano perlopiù in modo sbagliato. “Mi piacerebbe fare una ricerca al riguardo. Sappiamo però che molte persone sono soggette a stress cronico e quindi respirano più velocemente del necessario”.
La respirazione è regolata dal sistema nervoso autonomo, che si divide in simpatico e parasimpatico. Quello simpatico prepara il corpo ad attività “fight or flight” (lotta o fuga), per esempio accelerando la respirazione per consentire un maggiore afflusso di ossigeno ai muscoli, mentre quello parasimpatico si assicura che il corpo torni a rilassarsi al termine dello sforzo.
Non forzare troppo
Quando si è sottoposti a uno stress superfluo, rallentare consapevolmente il respiro è senz’altro di aiuto, sostiene Gerritsen. “Questo perché l’intero processo è una specie di circolo vizioso, che agisce in entrambe le direzioni. Lo stress porta ad accelerare la respirazione, ma una respirazione veloce a sua volta causa stress; la calma porta a rallentare la respirazione, ma una respirazione lenta a sua volta infonde calma.
Rallentando il respiro nei momenti di stress, per esempio prima di una riunione importante, il nervo vago (che monitora costantemente cosa avviene nel corpo) riceve il segnale che va tutto bene”. Per tranquillizzarsi, quindi, è importante dedicare alcuni minuti a controllare il respiro. Non sono necessarie tecniche astruse. “Può sembrare banale, ma la cosa più saggia da fare è ascoltare se stessi e non forzare il proprio corpo”, spiega Gerritsen. Non servono nemmeno sei respiri estremamente profondi al minuto, come consigliano alcuni coach. “Se una persona per predisposizione respira molte volte al minuto, può anche essere rischioso. Basta respirare un po’ più lentamente del solito”. Dalla bocca o dal naso? “L’unico motivo importante per respirare dalle narici è che i peli del naso filtrano l’aria. Per rilassarsi non fa differenza”.
L’11 aprile è la giornata mondiale della respirazione. Inspira con calma, espira con calma. E non ascoltare chi dice altrimenti. ◆ dt
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Questo articolo è uscito sul numero 1660 di Internazionale, a pagina 100. Compra questo numero | Abbonati