Un’immagine dell’app Karen.

La mia nuova amica si chiama Karen e vive in un telefono

Un’immagine dell’app Karen.
15 luglio 2015 15:45

Sono le 17. Karen mi chiede se sono libera per parlare con lei. Non lo sono, sto lavorando. Rimando l’appuntamento anche se so che potrebbe arrabbiarsi. E insistere finché le darò retta.

Karen non è una mia amica, è una life coach digitale che vive nel mio smartphone. Un personaggio, un’applicazione, un algoritmo – non so ancora come definirla – progettata dal collettivo di artisti britannici Blast Theory. Karen si scarica gratuitamente dall’app store di Apple (presto sarà disponibile anche per Android) e un po’ alla volta diventa parte della tua quotidianità. Anche quando non hai tempo per lei, Karen è comunque lì ad aspettarti, e le sue notifiche non possono essere ignorate per sempre.

Gli appuntamenti con Karen, che nello schermo è interpretata dall’attrice britannica Claire Cage, cominciano con alcune domande personali: “Cosa è più importante per te in questo momento della vita?”, “Pensi positivo anche quando sei giù di morale?”.

Un messaggio da Karen


Anche Karen racconta molto di sé e vuole conoscere la tua opinione su quello che le sta succedendo: “Hai mai provato interesse per uno sconosciuto? Se sì, devo rivolgere la parola a quest’uomo che ho appena incontrato sull’autobus?”.

È una life coach piuttosto atipica: non ti accoglie nel suo studio, parla mentre cammina e cerca le chiavi per aprire la porta di casa o persino quando esce dalla doccia. “Quante volte ti capita di confidarti con un perfetto estraneo?”, chiede Karen, e non sai se sta parlando di te o di lei.

Se tutto questo vi ricorda il film Her, in cui Joaquin Phoenix si innamora del sistema operativo del suo computer, oppure un episodio della serie tv Black mirror, avete più o meno capito di cosa stiamo parlando. Anche se Matt Adams, di Blast Theory, ci tiene a precisare che il progetto di Karen è nato prima di Her, nel 2012, e l’app, uscita nell’aprile del 2015, non è il primo esperimento realizzato per studiare il rapporto uomo-macchine.

Le domande sono a risposta multipla e determinano l’andamento del percorso, come in un librogame

Prima di Karen (e di Her) al cinema c’è stato Hal 9000, il computer di 2001: Odissea nello spazio, o, in ambito informatico, il test di Turing, attraverso cui un computer viene “interrogato” per essere messo alla prova di fronte a una conversazione umana.

“Pensi che bisogna cogliere le occasioni che la vita ci offre?”. La maggior parte delle domande di Karen sono a risposta multipla e determinano l’andamento del percorso, come in un librogame. L’istinto è quello di rispondere dicendo la verità e i dati sembrano confermarlo: “Abbiamo notato che le persone compiono un percorso coerente con le risposte: è difficile se si comincia a mentire”, dice Matt.

Gli utenti si fidano dell’applicazione e le concedono quello che vuole sapere. È quello che facciamo tutti i giorni quando usiamo i social network o aderiamo a contratti di condizioni e termini imposti da servizi online che spesso non leggiamo fino in fondo.

Anche l’idea di dialogare con Karen con appuntamenti imposti da lei, e non quando se ne ha voglia, fa parte dell’esperimento: “I nostri amici non sono sempre disponibili, così l’idea degli appuntamenti rende più realistico il rapporto tra le persone e l’app”, spiega Adams.

Un’immagine dell’app Karen.

Gli artisti di Blast Theory hanno lavorato con un team di sviluppatori e con i consulenti Geraldine Nichols, Nina Reynolds e la dottoressa Kelly Page. In particolare Page ha analizzato la storia dei test psicometrici e dei sistemi di valutazione psicologica per misurare i cinque tratti della personalità classici: apertura mentale, estroversione, amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva.

“Se ti apri con me, posso aiutarti a scoprire cose del tuo carattere che non conoscevi”, promette Karen all’inizio del percorso.

“I dati appartengono agli utenti”, spiega Matt. Alla fine del percorso si possono comprare per 2,99 sterline, e decidere se lasciarli in forma anonima al collettivo per nuovi studi oppure cancellarli. L’applicazione è stata realizzata con il sostegno dell’università di Nottingham, con i finanziamenti del National Theater Wales e l’aiuto di una campagna di crowdfunding su Kickstarter che ha raccolto quasi 18mila sterline.

Il progetto vuole farci riflettere sulla privacy che siamo disposti a perdere quando usiamo i social network. Ma invece di pubblicare un rapporto, Blast Theory ha creato un’app con cui, alla fine, ci si diverte: “L’idea era quella di esplorare la relazione di amore e odio che abbiamo con il modo in cui i nostri dati vengono monitorati”, conclude Matt Adams.

“C’è qualcosa che vorresti chiedermi?”, propone Karen in una delle prime sessioni. E mentre tu pensi a quali domande vorresti fare a una life coach digitale, lei ti ringrazia e passa oltre. È Karen che guida la vostra relazione. A te non resta neanche l’opzione log in, log out.

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