Non credete a me. Credete a Fox News. I socialisti stanno vincendo ovunque! Questa settimana, tre candidati al congresso sostenuti dal sindaco di New York, il socialista democratico Zohran Mamdani, hanno ottenuto vittorie “sbalorditive” alle primarie. Si parla addirittura di uno “tsunami Mamdani”. I successi di Claire Valdez, Darializa Avila Chevalier e Brad Lander (alle primarie del Partito democratico per le elezioni di metà mandato) hanno confermato che l’elezione a sindaco dello stesso Mamdani non è stata un caso fortuito per la sinistra della città, come ha riconosciuto anche il “Bezos Post”: “un segnale di forza per il marchio politico di Mamdani e per il movimento socialista democratico che ha alimentato la sua ascesa al governo della città”.

Le primarie hanno inoltre messo in luce i limiti dell’influenza delle lobby filoisraeliane nel Partito democratico. Negli ultimi anni, le voci critiche verso Israele come quelle Jamaal Bowman, Andy Levin e Cori Bush sono state estromesse dal congresso per le pressioni dell’American Israel public affairs committee (Aipac) e dei gruppi a questo affiliati. Tuttavia, Valdez, Chevalier e Lander hanno denunciato tutti con forza il genocidio di Gaza. Lander si è candidato promettendo che sarà “uno dei deputati ebrei più disposti a difendere i diritti umani dei palestinesi”. Il suo avversario, Dan Goldman, ha contestato il giudizio unanime delle organizzazioni per i diritti umani secondo cui Israele avrebbe commesso un genocidio. Ha perso di 30 punti percentuali.

I risultati non erano affatto scontati. Il New York Times aveva avvertito che Mamdani stava allontanando alleati influenti appoggiando una lista di emergenti. Valdez (che poi ha vinto con un vantaggio di 20 punti percentuali) sfidava un candidato scelto personalmente dalla deputata che lasciava il seggio, mentre Chevalier ha affrontato Adriano Espaillat, il potente presidente del Congressional hispanic caucus (il gruppo dei deputati democratici legati alla comunità ispanica). Chevalier, una studente laureata di 32 anni nota per i suoi post intransigenti sui social media (come “Fuck Kamala Harris”, che è finito su un volantino dell’opposizione), era considerata sfavorita. Ma anche lei ce l’ha fatta, e ora una delle leader delle manifestazioni filopalestinesi alla Columbia university è quasi certa di diventare deputata del congresso degli Stati Uniti.

Si tratta di un momento importante, e non solo perché consacra lo stesso Mamdani come un kingmaker in grado di far eleggere i candidati da lui scelti (”Il nome Mamdani era una parola magica in tutta la città”, ha scritto il Times). Dimostra inoltre, come sottolinea l’analisi del Guardian, “alcune tendenze più ampie nella politica statunitense: il socialismo non è più una parolaccia, la critica a Israele non è più un tabù e l’insoddisfazione nei confronti dei leader democratici nell’era di Donald Trump è profonda. Gli elettori sono assetati di energia, grinta e idee nuove”. Intervenendo sulla Cnn, l’analista politico e attivista Van Jones ha detto che “il tetto sta crollando sull’establishment del Partito democratico” e che “questa è una nuova era nella politica del partito”.

Mi sembra di aver aspettato questo momento per dieci anni. Nel 2016, era frustrantemente ovvio che la sinistra incarnata dal senatore Bernie Sanders, incentrata sui bisogni materiali dei lavoratori, fosse il modo migliore per contrastare la destra trumpiana. Ma Sanders non è riuscito a sconfiggere l’establishment del partito né nel 2016 né nel 2020, e durante gli anni della presidenza di Joe Biden il numero degli iscritti ai Democratic socialists of America (Dsa) è diminuito. La vittoria di Mamdani è stata un momento emozionante, e lui sta dimostrando che i politici socialisti democratici possono sia vincere le elezioni sia governare in modo efficace. Ma sono quasi più entusiasta delle vittorie alle primarie, perché dimostrano che il movimento sta crescendo al di là di Mamdani, anche se con il suo aiuto.

Panico a destra

Come c’era da aspettarsi, a destra si sta scatenando il panico, il che è incoraggiante. Secondo Stephen Miller, ex consigliere di Donald Trump,dice che il Partito democratico sta abbracciando “un’ideologia violenta che vuole smantellare l’America e distruggere tutto ciò che conosciamo e amiamo, dall’alto verso il basso”. In realtà vogliono servizi di assistenza all’infanzia gratuiti e affitti accessibili. Nel discorso dopo la vittoria Chevalier ha detto, per esempio: “Vedo una New York che tutti possiamo permetterci. Vedo una New York che investe davvero nei bambini, non nelle bombe”. Che violenza!

Il presidente della camera Mike Johnson ha avvertito: “Ci sono dei mini Mamdani che spuntano in tutto il paese. È una cosa pericolosa, non è uno scherzo. Stiamo combattendo per salvare la repubblica, ora, e ogni americano deve prendere la cosa sul serio”. Il senatore della Pennsylvania John Fetterman ha definito questi”i giorni di festa della sinistra da quattro soldi”, e i Dsa hanno davvero molti motivi per festeggiare. Il New York Post, li ha definiti la “lista dell’odio”.

Ma sembra quasi che non lo pensino sul serio. Lo stesso Donald Trump è abbastanza furbo da capire che Mamdani ha un fascino autentico, e in alcune occasioni lo ha perfino elogiato. Reihan Salam, presidente del Manhattan institute for policy research (un centro studi conservatore), ha detto che il Dsa è una “organizzazione affascinante. Si tratta di un vero e proprio partito politico. C’è un intero universo di attivisti che vanno porta a porta… la campagna di Mamdani, in gran parte, è stata caratterizzata da persone che si sono riunite e hanno stretto amicizia”.

Il solito attacco conservatore ai Dsa, secondo cui sarebbero pieni di odio e violenza, suona semplicemente falso quando si partecipa a uno qualsiasi dei loro eventi. Diventa immediatamente chiaro a qualsiasi osservatore con gli occhi ben aperti che vogliono migliorare la vita delle persone: garantire alloggi più accessibili, affrontare la catastrofe climatica, mettere fine al sostegno degli Stati Uniti ai crimini contro l’umanità commessi da Israele, fermare il furto salariale, fornire istruzione prescolare gratuita. Trovo sempre divertente quando Fox News cerca di smascherare il “programma radicale” dei socialisti democratici e finisce per mettere sullo schermo una serie di politiche estremamente popolari e convincenti.

E non si tratta solo di New York. Seattle è ora guidata da una sindaca socialista, Katie Wilson. La socialista democratica Janeese Lewis George ha appena vinto le primarie democratiche per diventare sindaca della capitale del paese. “L’era socialista di Washington sta per arrivare”, riferisce Axios. Los Angeles potrebbe essere la prossima. E un altro socialista democratico, Chris Rabb, si prepara ad andare al congresso.

Un aspetto entusiasmante di questa nuova generazione di candidati socialisti, giovane e varia, è che conoscono bene la politica. Hanno imparato molto studiando esempi storici come i cosiddetti “socialisti delle fognature” o il mandato da sindaco di Bernie Sanders nel Vermont.

Quando ho parlato brevemente con Mamdani lo scorso ottobre, gli ho ricordato che nella nostra prima conversazione aveva promesso che avrebbe vinto le elezioni. Ora, gli ho chiesto, può promettere che non deluderà chi gli ha dato fiducia? “Se non mantieni le promesse non ha senso”, ha risposto. La mia impressione è che i socialisti di oggi sappiano bene che, se non mantieni le promesse, le tue vittorie non dureranno a lungo. Il New York Post e Fox News sono pronti all’attacco. Se nelle città governate dai socialisti si registrano picchi di violenza, se i rifiuti non vengono raccolti o la neve non viene spazzata, diranno immediatamente che è la prova che il socialismo non funziona.

C’è poco spazio per gli errori. I socialisti al potere devono essere estremamente competenti, in modo che gli elettori possano percepire immediatamente un netto contrasto tra l’incapace establishment democratico, che non si cura di loro, e il movimento che dà la priorità ai loro bisogni più urgenti e incarna le loro aspirazioni a un paese in cui valga la pena vivere. Questi candidati lo hanno capito. Sanno che vincere le elezioni è in realtà la parte facile, anche se è dura.

Il lavoro più difficile viene dopo, quando bisogna dimostrare che il socialismo non è un insieme di promesse impossibili e “irrealistiche”, ma una serie di idee realizzabili che porteranno a risultati concreti. Ci troviamo di fronte a un’opportunità che capita una volta in una generazione per mettere alla prova la nostra politica. Finalmente la sinistra ha una reale possibilità di conquistare il potere in diverse località del paese. È un momento emozionante, senza precedenti e incerto. Speriamo che questa nuova generazione di socialisti sia all’altezza della sfida. Ma i segnali, finora, sono incoraggianti.

La versione originale di questo articolo è su Current Affairs.

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