La Colombia sta ancora contando i suoi morti. Il paese si è svegliato l’11 agosto in stato di emergenza, dopo che un terremoto di magnitudo 7,4 ha colpito la parte occidentale del paese. La scossa è durata per quattro minuti ed è stata avvertita anche a Panamá e in Ecuador. Le scosse di assestamento del sisma finora hanno causato più di duecento morti e oltre cinquecento feriti, con decine di edifici crollati. Ma questi numeri sono considerati provvisori e sono destinati ad aumentare.

Molte vittime si concentrano nella città di Pereira, una regione dove si produce caffè. Anche Cali, il capoluogo del dipartimento di Valle del Cauca e la terza città più popolosa del paese, è stata gravemente colpita. Sono ancora in corso le operazioni di soccorso tra le macerie.

L’epicentro è stato registrato nella cittadina di San José del Palmar, nel dipartimento del Chocó. Le città più colpite sono Quibdó, Manizales e Armenia. Gli aeroporti sono stati chiusi e i servizi sono stati interrotti. A Cali, che si stava preparando a festeggiare il famoso festival di musica del Pacifico Petronio Álvarez, i soccorritori continuano a scavare tra le macerie alla ricerca dei sopravvissuti. Nel frattempo nella regione la scossa ha rievocato il trauma di un altro terremoto, quello che devastò il paese nel gennaio del 1999 e causò più di mille vittime.

Secondo le stime del Servizio geologico colombiano (Sgc) il sisma ha avuto una profondità di 90 chilometri ed è stato il più forte mai registrato nel paese “nel ventunesimo secolo”.

I sindaci di Cali, Pereira e Manizales hanno dichiarato il coprifuoco, una restrizione totale della circolazione e delle attività negli spazi pubblici e nelle strade per prevenire disordini e i saccheggi.

“Diverse vie di accesso alla zona, sia da sud che da nord, sono state bloccate da frane provocate dal terremoto, mettendo a rischio l’arrivo degli aiuti umanitari provenienti da altre città del paese come Bogotá”, scrive il quotidiano messicano La Jornada.

Un banco di prova per il presidente

Il disastro si è abbattuto sulla Colombia appena tre giorni dopo l’insediamento del nuovo presidente Abelardo de la Espriella, che aveva prestato giuramento il 7 agosto in un auditorium di Cali. Il nuovo presidente ha tenuto il suo primo discorso in una base militare con la promessa di governare avendo a cuore la situazione delle singole regioni.

De la Espriella ha dichiarato lo stato di emergenza il 10 agosto dichiarando: “Affido il nostro paese al signore Gesù Cristo”. Nella sua prima settimana da presidente ha assicurato che “i patrioti colpiti” si riprenderanno “con l’aiuto di Dio” e ha garantito il sostegno del governo e la cooperazione internazionale. Ha inoltre lanciato un appello all’unità del paese: “Oggi tutti i colombiani, senza distinzioni ideologiche, devono unirsi per un’unica causa: le vittime di questa calamità naturale”. Ha anche detto che assumerà “direttamente la guida” dell’attuazione del piano di emergenza. “Una sfida enorme, in una fase molto delicata per un’amministrazione appena insediata”, ha commentato El País.

Nel pomeriggio del 10 agosto il presidente ha fatto una breve visita a Chocó con alcuni esponenti del governo e poi si è spostato nel dipartimento di Valle del Cauca. Ha deciso, inoltre, d’inviare squadre guidate da alcuni ministri nelle zone più colpite.

A meno di due mesi dai terremoti di giugno che hanno devastato il vicino Venezuela, causando più di seimila vittime, la solidarietà internazionale non è venuta meno. Gli Stati Uniti hanno annunciato di voler stanziare 15,5 milioni di dollari in aiuti. Anche la Banca di sviluppo dell’America Latina e dei Caraibi (Caf) donerà 500mila dollari alla Colombia per far fronte all’emergenza.

Altri alleati del nuovo governo colombiano hanno espresso il loro sostegno e la loro disponibilità ad aiutare il paese, tra cui l’argentino Javier Milei, il cileno José Antonio Kast e l’ecuadoriano Daniel Noboa. Tutti e tre hanno partecipato alla cerimonia d’insediamento di De la Espriella a Cali il 7 agosto. Ma perfino leader lontani dalle posizioni del presidente colombiano hanno offerto il loro aiuto, come il brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, la messicana Claudia Sheinbaum e lo spagnolo Pedro Sánchez. Anche le Nazioni Unite hanno espresso la loro disponibilità a fornire tutto il supporto necessario.

“Il disastro ha suscitato paragoni con il devastante terremoto del 1999 che ha distrutto la stessa regione, causando più di mille vittime”, afferma la Reuters. I soccorritori prevedono che anche il bilancio del sisma del 10 agosto potrebbe superare le mille vittime dopo la rimozione di tutte le macerie.

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