Dal 17 settembre gli studenti francesi delle scuole superiori manifestano in varie città del paese per denunciare la situazione catastrofica della scuola. “Tutto è cominciato dal blocco spontaneo di un liceo di Créteil (un comune nella regione dell’Île-de-France) deciso dagli studenti esasperati per gli orari sovraccarichi, la continua mancanza di insegnanti, le aule inadeguate”, scrive Le Monde, “il tutto dominato dalla forte ansia per il futuro incarnata dalla piattaforma Parcoursup”, che gestisce le richieste d’iscrizione dei diplomati alle università.
In quel momento, continua il quotidiano francese, non c’erano né sindacati né partiti politici nei paraggi: “gli studenti delle superiori, molti dei quali dei quartieri popolari della periferia parigina, avevano qualcosa da dire, anche se in modo goffo o confuso. Ma non c’era quasi nessuno disposto ad ascoltarli”.
Così dal 21 settembre la protesta si è estesa da Parigi a Marsiglia coinvolgendo anche gli universitari e oggi secondo l’Union étudiante, una delle più grandi associazioni studentesche in Francia, sono ferme trenta università e più di seicento scuole superiori. Negli ultimi giorni le mobilitazioni hanno coinvolto più di mille istituti.
Una linea controproducente
Da quando però il partito di sinistra La France insoumise ha dato esplicitamente il suo sostegno alle proteste, come raccontano Mediapart e Le Figaro, per il governo le manifestazioni sono diventate il frutto di una strumentalizzazione politica e si sono trasformate in una pura questione di ordine pubblico.
Le forze dell’ordine hanno represso ferocemente le manifestazioni, racconta Libération: “Due studenti delle superiori gravemente feriti al volto dalle armi della polizia, a decine picchiati davanti ai propri istituti durante le cariche degli agenti. Al termine di tre giorni di mobilitazione, molti episodi di violenza della polizia sono stati documentati con video e testimonianze di adolescenti e lavoratori della scuola pubblicati sui social media”.
Un ragazzo di 14 anni è stato colpito al volto da un lacrimogeno a Saint-Ouen-l’Aumône, un altro è stato gravemente ferito al volto a Tours; a Sevran, nel dipartimento di Seine-Saint-Denis, dove alcuni professori erano in sciopero, c’è stata una carica della polizia a cavallo che ha fatto vari feriti.
Il ministro dell’interno Laurent Nuñez, scrive ancora Libération, si è limitato a inviare una nota ai prefetti invitando a un “uso rigorosamente proporzionato” della forza, che però “non deve mai ostacolare l’azione volta a ristabilire l’ordine”.
La linea dura ha avuto però un effetto controproducente. “Con il passare dei giorni”, nota Le Monde, “le scene degli interventi della polizia che hanno costellato le manifestazioni hanno alimentato la rabbia e la protesta”.
Durante una manifestazione il 29 settembre a Sevran, racconta il quotidiano, gli studenti avevano ancora in mente la risposta “sproporzionata” della polizia a cavallo quando si è diffusa la voce che gli agenti stavano per tornare. “Alcuni adolescenti hanno tirato fuori i fumogeni per andare a scontrarsi”. La situazione è rimasta sotto controllo solo “grazie agli insegnanti e ai genitori presenti sul posto, venuti a sostenere e proteggere gli adolescenti”.
Privilegiando la polemica politica contro La France insoumise e concentrandosi sulla “violenza urbana” dei manifestanti, il governo ha finito col “negare la validità stessa delle manifestazioni studentesche”, conclude Le Monde: “Si è innescato in questo modo il meccanismo pericoloso e irresponsabile dello scontro diretto. Il movimento rischia di degenerare in disordini, con frustrazioni e rabbia che si sommano per rivoltarsi, ancora una volta, contro le istituzioni. Bisognava cominciare col dare ascolto agli studenti delle scuole superiori e col trattare la loro mobilitazione come un movimento sociale”.
Il 2 ottobre, dopo un incontro con il ministro dell’istruzione Édouard Geffray, i rappresentanti degli studenti delle scuole superiori hanno annunciato di non aver ottenuto “misure concrete” e hanno invitato a proseguire la mobilitazione la prossima settimana. ◆
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