Due giorni nella vita di due persone innamorate. Il primo, quando tutto comincia, e l’ultimo, quando ci si lascia. A chi legge, la possibilità di immaginare cosa è successo in mezzo. In questa puntata: François, 44 anni.

Il primo giorno

“Entra in aula con indosso una giacca da marinaio, un segno distintivo delle persone che amano il mare. Io ne ho una uguale. Ha i capelli corti, un look un po’ androgino. In classe vuole sedersi accanto a me e mi chiede se può farlo. Rispondo con una battuta infelice dicendo che non è possibile: ‘Non mi piacciono le ragazze’. Aude si siede comunque. Il resto della lezione, passata fianco a fianco, non è particolarmente cordiale. Siamo già entrambi fidanzati e l’anno va avanti così, non ci parliamo molto, ma non siamo mai neanche troppo distanti l’uno dall’altra.

A metà anno abbiamo un attacco di ridarella così forte che dobbiamo uscire dall’aula per calmarci. Non riesco a individuare il momento esatto in cui comincio a pensare a lei. Mi sembra una cosa irrealistica, visto che siamo entrambi già impegnati. Ma mi piace il suo stile anticonformista, senza fronzoli leziosi, sa giocare con il suo fascino naturale. Verso la fine dell’anno esco continuamente con il suo gruppo di amici. Lei organizza una festa per celebrare la nascita di suo nipote, che capita proprio la sera in cui devo andare a un concerto con la mia ragazza.

Dopo vado a casa sua. Nel suo monolocale siamo una decina, ho comprato del whisky per darmi coraggio. Ricordo la serata solo fino all’una del mattino. L’immagine successiva sono io, sdraiato a terra sul pavimento della sua camera da letto, accanto a lei che indossa solo slip e maglietta. Capisco che è successo qualcosa, ma cosa? Le accarezzo la schiena. Lei si gira e mi bacia. Non ha mai voluto dirmi cosa fosse successo in quelle ore di buco nella mia memoria.

Ci alziamo, restando piuttosto vicini. Alla fine me ne vado, non parliamo molto della notte appena trascorsa. Lei mi rincorre per le scale: ho dimenticato gli occhiali. Le dico che dobbiamo parlare. Lei tentenna, è confusa, mi risponde che si vedrà. Poi Aude parte per la Bretagna per preparare gli esami e non risponde alle mie chiamate.

Ci ritroviamo per il nostro ultimo giorno di corso del master, andiamo a visitare il mercato del pesce di Boulogne-sur-Mer. Davanti ai nostri compagni fa un po’ finta di niente. A un certo punto si allontana per prelevare dei soldi al bancomat. Attiro la sua attenzione con una leggera pacca sul sedere: ‘Lo sai che dobbiamo parlare?’.

Ci diamo appuntamento a casa mia per il giorno dopo. Seduti sul divano decidiamo, come se fosse la cosa più ovvia del mondo, di lasciare immediatamente i nostri rispettivi partner per stare insieme. Facciamo l’amore. Dico alla mia ragazza che la lascio senza provare il minimo rimorso, tanto sono felice e innamorato. Arriva l’estate e raggiungiamo sua sorella a Le Havre per una regata. Aude e io ci divertiamo tutta la notte, poi dormiamo in macchina e ci risvegliamo in mezzo ai passanti alle nove del mattino. Adoro gli imprevisti che ci sono quando sono con lei”.

L’ultimo giorno

“La bara è chiusa. Ho appena deposto accanto a lei una lunga lettera in cui la ringrazio per tutti i momenti incredibili passati insieme. Non ho mai potuto farlo a voce. Fino a quel momento ho sempre creduto che sarebbe finita diversamente, che avrei avuto il tempo di dirle quanto la amavo, quanto la vita con lei fosse dolce e divertente.

Ho perso mio padre da giovane e questo mi ha lasciato una leggera e cronica ansia per il futuro. Lei mi insegnava proprio questo: a godermi il momento, a decidere tutto all’ultimo minuto, cosa che innervosiva molto le nostre famiglie. C’era già stato un primo allarme con il cancro, qualche anno prima. Lei lo aveva sconfitto e avevamo continuato a vivere con la stessa spensieratezza.

Poi però il cancro è tornato, più forte, con metastasi alle ossa e gli sguardi afflitti e preoccupati dei medici ci dicono che la situazione non è buona. A ogni brutta notizia, a ogni nuovo trattamento fallito, andiamo insieme in un buon ristorante sul mare, passeggiamo sulla spiaggia, ci diciamo che non si può guarire ma si può curare, che ce la faremo. L’infermiera incaricata di parlare con i pazienti, abituata a dare brutte notizie, cerca di infonderci speranza: con questa malattia Aude può vivere ancora dieci anni e da qui a quel momento ci saranno progressi scientifici, arriverà una nuova cura e tutto si risolverà.

Aude è molto forte. Non mostra mai il suo dolore né la sua paura, né davanti a me né davanti ai bambini. A volte, quando torno dal lavoro, sfogo la mia rabbia urlando in macchina. Non vediamo il suo stato peggiorare giorno dopo giorno, la sua stanchezza aumentare, i suoi lineamenti logorarsi. Una volta ha un attacco di panico, vuole che ci sposiamo in tutta fretta. L’estate successiva, a casa mia in Corsica, ci sposiamo di fronte al Mediterraneo. Alle tre del mattino scoppia un temporale. Corriamo tutti a ripararci. Siamo sposati.

Non riesce più a fare il giro della casa camminando. Moltiplica i viaggi da e per l’ospedale, entra, esce, e poi non esce più. Parliamo continuamente della malattia, mai della fine. Penso che abbiamo ancora il tempo per dirci addio. Ma tutto precipita. Ha un ictus.

Sul letto d’ospedale si chiude nella sua rabbia, non vuole più parlare, risponde ‘non me ne frega niente’ a tutto ciò che dico. Sbuffa e sospira, proprio lei che diceva sempre ‘chi sospira non ha ciò che desidera’. Una mattina non riesce nemmeno più a comunicare. Allora parlo io, lei piange, credo che mi senta.

Tutti insistono affinché parli ai nostri figli. Vado da loro: ‘La mamma se ne sta andando’. Ci abbracciamo forte. Il telefono squilla. È il medico. È finita. Torniamo tutti in ospedale, i miei cari mi sorreggono perché le gambe non mi reggono più. Nel corridoio mi stacco da loro e mi metto a correre fino alla sua stanza. Voglio vederla da solo un’ultima volta. È così bella. Le dico addio.

Il funerale si svolge in Bretagna. La ricordiamo di fronte al mare. Avevamo in progetto di andare a vedere insieme il Vendée globe, una regata intorno al mondo in solitaria, così ci vado da solo e chiedo a uno dei velisti di prendere la sua fede nuziale e di farle fare il giro del mondo. Il primo si ritira, ma passa l’anello a qualcun altro. All’arrivo è [Samantha Davies](https://en.wikipedia.org/wiki/Samantha_Davies_(sailor) a restituirmela, in un sacchetto di plastica insieme a tutte le sue cose. Mi dico che va bene così, corrisponde bene all’immagine senza fronzoli di Aude. Adesso oltre al mio anello porto anche il suo. Non ho intenzione di toglierlo.

Passo ancora le notti a rileggere i nostri messaggi. Talvolta in macchina urlo ancora. Vivo per i miei figli, che porto a fare surf sulla spiaggia, pensando a quanto vorremmo che lei fosse con noi. Non ho potuto scrivere la parola fine insieme a lei, così l’ho fatto qui. Non saprò mai cosa è successo la prima notte che abbiamo passato insieme”.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

Amore che vieni, amore che vai è una serie del quotidiano francese Le Monde che racconta il primo e l’ultimo giorno di una storia d’amore. Qui ci sono tutte le puntate.

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