Ai chatbot d’intelligenza artificiale (ia) gli statunitensi chiedono un po’ di tutto, dai consigli sulla salute e i rapporti sentimentali, fino alle grandi questioni esistenziali. Queste conversazioni possono anche sembrare utili o intime, ma non sempre sono riservate.

Un’analisi del Washington Post sui registri pubblici e gli articoli delle testate locali ha rilevato che almeno una decina di volte negli ultimi due anni la trascrizione delle chat con le ia è finita nei documenti processuali. In molti casi le trascrizioni sono state estratte dai dispositivi degli utenti in seguito a una perquisizione di un agente di polizia o ottenute dalla controparte in una causa civile durante la fase di raccolta delle prove. Ma a volte sono state le aziende di ia a inoltrare alle forze dell’ordine conversazioni sospette.

“A meno di non usare un servizio che offre chat temporanee o una versione anonima attraverso un browser che non registra l’attività online, la risposta è no, non si può essere sicuri che la conversazione resti del tutto privata”, spiega Jen King, esperto di privacy dello Stanford institute for human-centered artificial intelligence.

Ecco cosa bisogna sapere sulla riservatezza delle conversazioni con i chatbot.

Dove finiscono le chat con le ia?

Quando si usa un chatbot ia, come Claude o ChatGpt, i messaggi vengono inviati verso un data center o comunque verso un server aziendale che elabora le richieste e trasmette una risposta. Se si accede con un account, si può ritrovare la cronologia delle conversazioni sul computer o sul telefono.

Nei casi giudiziari analizzati dal Washington Post, spesso le trascrizioni delle chat sono state recuperate direttamente dai dispositivi degli utenti. In un caso, i rapporti della polizia attestano che un cittadino del Missouri ha permesso a un agente di esaminare il suo smartphone senza un mandato. In un documento processuale si legge invece che l’avvocato di un cittadino del Michigan ha proposto una perquisizione volontaria sui dispositivi del suo cliente come dimostrazione di trasparenza.

Sia la OpenAi che la Antrhopic (aziende produttrici rispettivamente di ChatGpt e Claude) dichiarano che quando un utente cancella le conversazioni dal suo account, queste spariscono anche dai server nel giro di trenta giorni al massimo (il Washington Post ha una partnership con la OpenAi).

Quanto a lungo le chat rimangono sui server delle aziende dipende dal tipo di account dell’utente. Per quelli privati la OpenAi le conserva fino a quando l’utente non le cancella. L’azienda offre anche la possibilità di fare chat temporanee che si cancellano automaticamente entro trenta giorni (la Anthropic le chiama “chat incognito”). Ma ci sono varie eccezioni. La OpenAi ammette di conservare i dati, comprese le chat temporanee, nei casi in cui un profilo viene chiuso per aver violato le politiche aziendali o se l’azienda è legalmente tenuta a farlo.

Il datore di lavoro può leggere le mie conversazioni?

Molti datori di lavoro hanno stretto accordi con la OpenAi e la Anthropic che impediscono alle due aziende di perfezionare i loro modelli usando le chat dei dipendenti, perché queste potrebbero contenere informazioni riservate. In generale i termini di utilizzo e le politiche sulla privacy dei software di ia non si applicano necessariamente agli accordi con le aziende clienti.

In ogni caso è meglio non presumere che l’attività su un account aziendale sia privata. Come succede con i servizi di email o con Slack (un software di collaborazione per i dipendenti di un’impresa), un account aziendale su Claude o ChatGpt è gestito dal datore di lavoro. La Anthropic, per esempio, offre ad alcuni amministratori la possibilità di visionare informazioni come le chat e i file dei dipendenti.

Sia la Anthropic sia la OpenAi offrono ad alcuni clienti aziendali selezionati la garanzia che non conserveranno nessun dato, ma questa opzione non c’è per gli account privati.

Le aziende d’ia possono segnalare una chat alle autorità?

La OpenAi ha ricevuto varie critiche dopo gli attentati commessi da persone che a quanto pare usavano intensamente ChatGpt. L’azienda ha inoltre chiuso l’account di un utente accusato di aver compiuto una strage a febbraio a Tumbler Ridge nella British Columbia, in Canada, perché aveva violato le politiche aziendali. Ma si è rifiutata di consegnare le sue chat alle autorità canadesi. In seguito l’amministratore delegato della OpenAi Sam Altman si è scusato per non aver avvertito le forze dell’ordine in tempo.

La OpenAi dichiara di avere una “tolleranza zero” sull’uso dei suoi strumenti per commettere atti violenti. Sostiene anche di usare sistemi di rilevazione automatica per identificare ogni attività potenzialmente sospetta che riguardi atti di violenza o autolesionismo. E dice che avverte le forze dell’ordine ogni volta che una “conversazione indica un rischio imminente e credibile di danno nei confronti di altri”. La Anthropic, invece, trasmette informazioni limitate se è “convinta in buona fede” che sia necessario per evitare danni a persone o cose.

Entrambe le aziende dichiarano di rispettare ogni richiesta legalmente valida.

Qual è il modo migliore per mantenere privata una chat?

Dipende da quali aspetti della privacy si considerano più importanti. Sia la OpenAi sia la Anthropic sostengono di non vendere i dati né condividere le chat con altre aziende. Se volete chiedere all’intelligenza artificiale qualcosa che il vostro datore di lavoro non dovrebbe vedere, forse è meglio non usare l’account aziendale.

Cancellare una chat o scegliere la modalità temporanea potrebbe garantire che i contenuti non saranno conservati a tempo indeterminato. Ma ci sono informazioni personali che probabilmente non bisognerebbe mai rivelare a un chatbot, come il numero di un documento personale o una password.

In rete può essere molto difficile ottenere una privacy totale. Nei servizi di messaggi lo standard di eccellenza è l’applicazione Signal, che cancella automaticamente e codifica le conversazioni end-to-end mentre attraversano i server. Questo significa che nemmeno Signal può “vedere” il contenuto dei vostri messaggi.

Nel campo dell’intelligenza artificiale, però, non esiste qualcosa di simile. Del resto la maggior parte delle app, dei motori di ricerca e dei software non garantisce un livello di privacy paragonabile a quello di Signal. Anche le ricerche sul web in modalità “incognito” passano inevitabilmente attraverso Google. Allo stesso modo, la OpenAi e la Anthropic devono necessariamente leggere le vostre domande per poter rispondere.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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