Da Jakarta a Città del Messico, da Lagos a New Orleans, molte grandi città stanno sprofondando. L’ha confermato il 12 ottobre un ampio studio che ha analizzato il fenomeno della subsidenza in 465 città con più di un milione di abitanti in 107 paesi. Secondo lo studio, condotto da ricercatori cinesi e pubblicato sulla rivista Nature Cities, la situazione è particolarmente delicata nel sudest asiatico, in Asia centroccidentale e in Nordamerica, ma l’abbassamento del suolo è significativo anche in altre aree geografiche, tra cui Sudamerica, Africa e Russia.
I ricercatori hanno elaborato i dati satellitari relativi al periodo 2014-2023 forniti dalla costellazione satellitare Sentinel-1 dell’Agenzia spaziale europea (Esa).
Lo sprofondamento è causato nella maggior parte dei casi dal prelievo eccessivo delle acque sotterranee, ma può dipendere anche dal peso degli edifici e da fattori naturali. Oltre che tra le varie città, spesso ci sono grandi differenze anche da una zona all’altra di un singolo centro, con conseguenze importanti per la pianificazione urbanistica.
“La subsidenza aggrava in modo significativo il rischio di alluvioni, che sta aumentando anche a causa dell’innalzamento del livello del mare e della maggiore intensità delle precipitazioni, fenomeni associati al cambiamento climatico”, afferma Jesse Kearse, geologo della Victoria university di Wellington, in Nuova Zelanda, sul sito d’informazione The Conversation.
La capitale indonesiana Jakarta, che con i suoi 42 milioni di abitanti è tra le città più popolose del mondo, è considerata uno dei simboli di questi sprofondamenti: “Varie zone della megalopoli si trovano già al di sotto del livello del mare”, scrive Kearse, “e altre potrebbero aggiungersi presto. Alcune zone stanno sprofondando più rapidamente di altre: quelle costiere, per esempio, si stanno abbassando al ritmo di sette centimetri all’anno”.
“Costruita su un delta tropicale a bassa quota, Jakarta era già vulnerabile alle alluvioni causate dai fiumi e dalle maree, ma la subsidenza ha peggiorato la situazione”, prosegue il ricercatore. “Nel quartiere portuale di Muara Angke, che ospita vari insediamenti informali, gli allagamenti avvengono a giorni alterni, colpendo alcune delle comunità più vulnerabili”.
Per proteggere la capitale le autorità indonesiane hanno predisposto una rete di dighe, paratoie, polder, argini e stazioni di pompaggio, e nei prossimi anni è prevista la costruzione di un gigantesco muro di contenimento lungo la costa settentrionale dell’isola di Java.
Ma le difese fisiche, avverte Kearse, non basteranno a proteggere Jakarta e altre città di Java senza una pianificazione urbanistica più efficiente: “Fino a poco tempo fa la questione della subsidenza non era inclusa nei piani per la prevenzione delle alluvioni nella capitale. Le prime restrizioni al prelievo delle acque sotterranee sono state introdotte solo nel 2021, anche se la questione era nota da più di trent’anni”.
“Il problema principale”, afferma il geologo, “è la mancanza di una rete idrica efficiente, che spinge i gestori dei grandi edifici residenziali e commerciali ad attingere autonomamente alle acque sotterranee”.
Nonostante i passi avanti compiuti, il governo indonesiano ha confermato il trasferimento della capitale da Jakarta a Nusantara, una smart city verde e sostenibile in costruzione nella parte orientale dell’isola del Borneo.
Due centimetri al mese
Un’altra capitale in difficoltà è Città del Messico, considerata una delle città che stanno sprofondando più rapidamente. Nella primavera scorsa la missione satellitare Nisar, nata dalla collaborazione tra la Nasa e l’agenzia spaziale indiana Isro, ha misurato i livelli di subsidenza nella capitale messicana tra l’ottobre 2025 e il gennaio 2026, durante la stagione secca. È emerso che in alcune zone della città il terreno si sta abbassando di più di due centimetri al mese.
“La subsidenza a Città del Messico, costruita sui fondali molli e argillosi dell’antico lago Texcoco, è conseguenza dell’intenso prelievo di acque sotterranee e del crescente peso associato allo sviluppo urbano, che da più di un secolo stanno compattando il suolo”, afferma la rivista statunitense Wired. “Alla fine del novecento alcune zone della metropoli sono sprofondate di quasi 35 centimetri all’anno, danneggiando varie infrastrutture, tra cui la metropolitana, uno dei più grandi sistemi di trasporto pubblico delle Americhe”
I danni sono aggravati dal fatto che la superficie sta cedendo a ritmi diversi nelle varie zone della città. Come spiega Wired, “questo provoca un ‘cedimento differenziale’, in cui il terreno si abbassa in modo non uniforme non solo tra una zona e l’altra della città, ma anche a distanza di pochi metri. Quando una strada, una linea ferroviaria o un edificio sprofonda a velocità diverse da un’estremità all’altra, la stabilità risulta compromessa. Nel caso di Città del Messico, abbassamenti di quota irregolari, in alcuni casi anche minimi, si sono accumulati nel corso dei decenni, fratturando perfino le condutture idriche”.
Il quotidiano britannico The Guardian sottolinea che la falda acquifera sotterranea contribuisce ancora a metà dell’approvvigionamento idrico della capitale messicana, nonostante lo sfruttamento insostenibile ne abbia fortemente ridotto il volume: “Si è creato un circolo vizioso: man mano che la città sprofonda, le condutture obsolete che trasportano l’acqua finiscono per creparsi e rompersi, causando la perdita del 40 per cento dell’acqua, secondo le stime. Considerando anche la crisi climatica, responsabile delle scarse precipitazioni degli ultimi anni, la metropoli rischia uno scenario catastrofico in cui i rubinetti di molti quartieri si prosciugheranno”.
“Eppure gli sforzi per contrastare il fenomeno della subsidenza si sono limitati al rafforzamento delle fondamenta degli edifici più antichi”, afferma il Guardian.
Il quotidiano britannico cita poi l’esempio della Colonna dell’indipendenza, uno dei più importanti monumenti della capitale, alla cui base le autorità hanno dovuto aggiungere 14 scalini per compensare l’abbassamento del livello stradale. Anche la cattedrale di Città del Messico è visibilmente inclinata a causa della subsidenza.
Osaka sta emergendo
Il quotidiano spagnolo El País sottolinea che lo studio cinese pubblicato su Nature Cities conferma anche che alcune città, soprattutto europee e giapponesi, stanno emergendo invece di affondare: “Un esempio lampante è Osaka, in Giappone, dove decenni di prelievo delle acque sotterranee avevano causato in alcune zone uno sprofondamento di due metri. In seguito, però, le limitazioni ai prelievi e l’uso di fonti alternative hanno invertito il processo, e oggi la città sta emergendo di quattro millimetri all’anno”.
“Dopo anni difficili si stanno stabilizzando anche alcune grandi città nel nordest della Cina, in particolare sull’asse Pechino-Tianjin, dove vivono 50 milioni di persone”, prosegue El País. Il merito è di un progetto lanciato nel 2002 per trasportare acqua dalle zone più a sud e fermare i prelievi nell’area più colpita dagli sprofondamenti.
È la dimostrazione che degli interventi pubblici mirati, in particolare per gestire meglio le acque sotterranee, possono dare ottimi risultati contro la subsidenza. E uno degli obiettivi dello studio pubblicato da Nature Cities era proprio fornire informazioni affidabili a governi e autorità locali che devono prendere provvedimenti per adattare le città allo sprofondamento o arginarlo.
In Italia i casi più noti di subsidenza urbana sono Venezia e Ravenna, dove il fenomeno ha cause sia antropiche sia naturali. Secondo i dati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), l’abbassamento della superficie riguarda circa il 18 per cento dei comuni italiani.
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