Milano, mattina dell’8 marzo 2018. Steve Bannon si sveglia all’hotel Principe di Savoia e fa un’abbondante colazione. Da giorni l’ideologo di ultradestra, ex consulente strategico del presidente statunitense Donald Trump, viaggia per l’Europa e incontra capi di partiti sovranisti, termine che in Italia si è affermato da poco. A tutti propone di entrare nel Movement, un’alleanza delle destre radicali in vista delle elezioni europee del 2019.
Dal 1 al 4 marzo è stato a Roma per seguire da vicino le elezioni politiche. Il 5 marzo era a Lugano, ospite del finanziere Tito Tettamanti. Il 6 marzo ha tenuto una conferenza a Zurigo, in Svizzera, di fronte a più di mille persone. In quell’occasione ha incontrato anche la dirigente di Alternative für Deutschland (Afd) Alice Weidel. Il 10 marzo è atteso a Lille, in Francia, al sedicesimo congresso del Front national di Marine Le Pen.
Oggi, 8 marzo, è a Milano per un appuntamento riservato. Allo Spazio Pin di via Montesanto incontra Matteo Salvini, fresco di trionfo elettorale alle politiche. Con più del 17 per cento dei voti, la Lega è il primo partito del centrodestra e la terza forza politica italiana. Un cavallo su cui puntare.
Ad accompagnare Bannon è Thomas D. Williams, scrittore e teologo. È stato consulente di Mel Gibson per il film La passione di Cristo ed è corrispondente dall’Italia di Breitbart, il sito di notizie fondato da Bannon, che l’ha definito “la piattaforma dell’alt-right”.
Con Salvini c’è Armando Siri, responsabile economico della Lega. A giugno diventerà sottosegretario ai trasporti, ma durerà meno di un anno, travolto da un’inchiesta per corruzione.
È presente anche il giornalista italo-svizzero Marcello Foa, che ha già incontrato Bannon a Lugano, a casa di Tettamanti. Amministratore delegato e firma di punta del Corriere del Ticino, a settembre Foa diventerà presidente della Rai. La nomina incontrerà resistenze, scatenerà polemiche e farà notizia anche all’estero. Foa è infatti noto per la tendenza a rilanciare sui social media notizie false e pseudoinchieste, come quella che accusava Hillary Clinton di frequentare “cene sataniche a base di mestruo, sperma e latte di donna”. Scena che rimanda alla fantasia di complotto QAnon, di cui parleremo tra poco.
All’appuntamento, oltre a Foa, c’è Giuseppe Valditara. Giurista, due volte senatore, nel 2022 diventerà ministro dell’istruzione del governo Meloni. È in stretti rapporti con Williams, che ha scritto la prefazione al suo libro Sovranismo. Una speranza per la democrazia (Book time 2017), di cui Foa ha firmato la postfazione.
Sull’incontro, che è segreto, dopo qualche giorno trapelano indiscrezioni, ma solo nel 2025 si saprà chi sta pagando i viaggi di Bannon. È un miliardario statunitense. La sua segretaria prenota aerei e alberghi, si occupa di ogni dettaglio, risponde sollecita alle richieste che Bannon scrive dal suo iPhone. Il miliardario si tiene informato, via email o iMessage resta in contatto con Bannon, gli chiede aggiornamenti, gli dà consigli. Ha interesse nel progetto, nella nascita del Movement, nel successo dei sovranisti europei e di Salvini. Il suo nome? Jeffrey Epstein.
Tra epuratori e satanisti
Otto anni più tardi, quello del finanziere di Coney Island è un fantasma che continua a riapparire. Incriminato per numerosi abusi anche su minori, Epstein è morto in prigione nel 2019, prima dell’inizio del processo. Suicidio, stando all’autopsia, ma ci sono molti dubbi. Dal 2021 la sua complice ed ex compagna Ghislaine Maxwell sta scontando vent’anni di carcere per cospirazione e tratta di minori finalizzata allo sfruttamento sessuale.
Il 30 gennaio 2026 l’amministrazione Trump, messa alle corde da una campagna bipartisan, ha desecretato un’enorme quantità di documenti, foto e video raccolti dall’Fbi e dalla procura federale. Il dipartimento di giustizia (Doj) li ha pubblicati sul proprio sito, consultabili da chiunque si dichiari maggiorenne, magari avendo letto le avvertenze ufficiali.
I problemi sono diversi. Anche se enorme, l’archivio è parziale: tre milioni e mezzo di documenti su sei milioni complessivi. Gli omissis sono molti, di cui tanti discutibili, mentre sono leggibili nomi di vittime che il Doj doveva oscurare. Ci sono errori nella scansione dei testi: in un’email ricevuta da Epstein nel 2013 “19yo”, cioè 19 years old, è diventato “=9yo”. Ne è uscita la frase “la nuova brasiliana è arrivata, sexy e carina, ha = nove anni”, con reazioni immaginabili.
Nonostante questi limiti, in mezzo mondo la lettura dei documenti sta alzando onde che investono la politica, la finanza, il mondo dello spettacolo, università e college prestigiosi, potenti studi legali e le famiglie regnanti di Regno Unito e Norvegia.
Torniamo in Italia. L’11 febbraio 2026 il quotidiano di destra La Verità titola in prima pagina: “Siamo governati da pedofili e satanisti. Quello che emerge dai file Epstein supera ogni fantasia complottista”. All’interno, tra gli articoli sul tema c’è un’intervista a Marcello Foa. A fargli le domande è il vicedirettore del giornale, Francesco Borgonovo.
Da un anno, grazie al ministro della cultura Alessandro Giuli, Foa è nel consiglio d’amministrazione del Teatro alla Scala, ma il suo rapporto con la destra al potere non è tutto rose e fiori. Ad agosto del 2025 ha gridato alla censura per la cancellazione del suo programma su Radio 1, Giù la maschera, e si è detto “epurato” dal governo Meloni. Il piagnisteo gli è valso commenti sarcastici.
L’intervista alla Verità ha il suo fulcro in questa frase: “Epstein non era solo un pedofilo, ma faceva chiaramente delle cose oltre l’immaginabile, pratiche che probabilmente erano di stampo satanista”. È il leitmotiv degli ultimi interventi di Foa su Facebook, sul quotidiano online Il Sussidiario e su altri siti. Un tentativo di leggere il caso Epstein in chiave QAnon.
In questo Foa non è solo: dopo l’uscita dei documenti molti si sono affrettati a dire che “QAnon aveva ragione”, o almeno “non aveva tutti i torti”.
Tra le fantasie cospirative, QAnon è forse la più vasta, intricata e barocca di sempre, anche perché ne ha inglobate molte altre. Ha avuto un grande impatto sociale e politico, fino a diventare un movimento che ha espresso almeno due deputati del congresso degli Stati Uniti e, il 6 gennaio 2021, ha partecipato all’irruzione nel campidoglio di Washington.
Di QAnon ho scritto più volte su Internazionale e nel mio libro La Q di Qomplotto (Alegre 2021). Leonardo Bianchi gli ha dedicato molti articoli e la prima puntata del podcast Complotti. Detta nel modo più conciso possibile, per QAnon il mondo è governato da una setta di satanisti pedofili. Nei documenti Epstein c’è qualcosa che lo confermi?
“È solo l’inizio”
Quando Foa rilascia l’intervista i rapporti tra Bannon ed Epstein sono già emersi ed è noto che nei suoi ultimi anni Epstein promuoveva idee, gruppi e progetti di estrema destra.
In parte per affinità: sapevamo dei suoi crimini sessuali, meno del suo viscerale razzismo, che nei nuovi documenti si mostra senza filtri. Una vera e propria “infatuazione per la supremazia bianca” con tanto di presunte pezze d’appoggio scientifiche.
Ma Epstein era soprattutto un uomo d’affari ed è evidente che voleva investire sul caos, speculare sulla destabilizzazione degli equilibri politici, mandare al governo forze che coprissero le sue operazioni. Hanno fatto colpo le frasi con cui il 26 giugno 2016 celebrava la Brexit: “È solo l’inizio (…) ritorno al tribalismo, spinte contro la globalizzazione, stupefacenti nuove alleanze (…) trovare cose sul punto di crollare è più facile che trovare il prossimo affare”. Si stava rivolgendo all’imprenditore guru della Silicon valley Peter Thiel.
In un messaggio a Epstein del 9 marzo 2018, Bannon è più esplicito: “[Alle prossime elezioni europee] possiamo passare da 92 seggi a 200, bloccare ogni legge sulle criptovalute o fare qualunque altra cosa vogliamo”.
Solo con il penultimo gruppo di documenti, diffuso nel dicembre 2025, si è scoperto quant’era stretta la relazione tra Bannon ed Epstein. Prima c’erano notizie frammentarie. Per esempio, dal 2021 si sapeva che, poco prima dell’arresto di Epstein, Bannon stava girando un documentario su di lui. Oggi dice che serviva a smascherarlo, sostiene di aver frequentato Epstein solo per conquistarne la fiducia e raccogliere materiale, ma il tenore e il contenuto dei loro scambi raccontano un’altra storia.
L’ennesimo americano a Roma
Torniamo al 2018. Dopo quello di marzo, Bannon e Salvini hanno almeno un altro appuntamento. Il 6 settembre Bannon scrive in un’email a Epstein: “Sto andando a Roma per vedere Salvini”. Stavolta l’incontro è di dominio pubblico.
Il giorno dopo Epstein scrive a Bannon: “Spero tu sia seduto sulle ginocchia di Salvini”. Bannon replica che è l’opposto. Epstein conclude: “Lol. Ma lui è ignaro. Ahhh, il potere dell’oscuro”.
Da giugno l’uomo che prendono in giro è ministro dell’interno di un governo di coalizione tra Lega e Movimento 5 stelle, il governo Conte. Per Bannon ed Epstein è solo una prima tappa. Il 9 dicembre Bannon scrive: “Vinciamo il 60 per cento dell’europarlamento la prossima primavera, Salvini convoca le elezioni la settimana dopo ed è fatta (…) qui vinciamo a tutti i tavoli”.
L’Italia è il paese su cui puntano di più, e non perché Roma sia “il centro della politica mondiale”, come Bannon dichiara ai giornali. È che nel resto d’Europa la sua proposta ha convinto solo in parte o incontrato scetticismo quando non ostilità.
In Italia invece la destra gli fa ponti d’oro. Anche quella all’opposizione, Fratelli d’Italia, che alle politiche ha preso circa il 4 per cento dei voti. Il 23 settembre Bannon interviene ad Atreju, il raduno dei giovani militanti del partito, davanti a un pubblico entusiasta che gli dedica tonanti applausi. Pochi giorni prima Giorgia Meloni, parlando di lui, ha detto: “Ci siamo incontrati un paio di volte e (…) posso dire che tra noi è nata un’amicizia spontanea”.
In Italia Bannon ha rapporti anche con il Dignitatis humanae institute (Dhi), think tank della destra cattolica fondato dall’inglese Benjamin Harnwell. Dal 2016, grazie a un bando del ministero della cultura, il Dhi gestisce un monastero duecentesco tra i monti della Ciociaria, la certosa di Trisulti. Bannon se ne innamora e decide di aprirci una scuola di formazione politica. La notizia scatena proteste e mobilitazioni.
Il 1 marzo 2019 Bannon scrive a Epstein che sta “tirando su soldi per Le Pen e Salvini così avranno liste complete in ogni circoscrizione”. Le elezioni europee si tengono il 26 maggio. Per i sovranisti il quadro è in chiaroscuro: aumentano i consensi, ma l’ondata che si attendeva, the surge, non c’è stata. Da lì in avanti per Epstein e Bannon tutto va storto. E anche per Salvini.
“Tutto annullato”
Il 31 maggio il ministero dei beni culturali revoca al Dhi la concessione per la certosa di Trisulti. L’uso che ne fa non è compatibile con il bando.
Sabato 7 luglio Epstein sorvola l’Atlantico sul suo jet privato, di ritorno da Parigi. Lui e Bannon si scambiano messaggi e si accordano per andare a trovare, due giorni dopo, lo scienziato James Watson. Nel 1962 Watson ha vinto il Nobel per la medicina insieme a Francis Crick per aver scoperto la struttura del dna, ma è da tempo in disgrazia per via delle sue idee razziste. A Epstein e Bannon interessano proprio quelle, ma la visita non avrà luogo. “Tutto annullato”, scrive Epstein all’improvviso. È atterrato all’aeroporto di Teterboro, in New Jersey, dove agenti federali lo attendevano per arrestarlo.
Intanto, in Italia, continue tensioni tra Lega e Movimento 5 stelle mettono in crisi il governo Conte. Il 9 agosto Salvini dichiara che “gli italiani chiedono disperatamente di tornare a votare” e reclama per sé “i pieni poteri”. L’esecutivo ha i giorni contati, ma non si andrà alle urne: in tempi brevi il Movimento 5 stelle forma una coalizione con il Partito democratico, Salvini resta con il cerino spento in mano.
Il 10 agosto Epstein muore in carcere. Il 5 settembre nasce il governo Conte II, o Conte bis. Salvini tornerà al governo solo tre anni dopo, stavolta al ministero dei trasporti. Quando il suo nome spunterà nell’archivio Epstein, prenderà le distanze da Bannon, chiamerà i suoi messaggi a Epstein “millanterie”, preciserà di non avere mai incontrato il finanziere (cosa che infatti non risulta) e si dirà pronto a difendersi in ogni sede.
Il più ipocrita di tutti
Scrive Branko Marcetic su Jacobin: “Bannon ha continuato a dipingersi come il capo della rivolta contro un’élite corrotta, criminale e ‘globalista’, in nome della gente comune che lavora, mentre frequentava, accettando con gioia favori e voli gratis, un miliardario sradicato con passaporti falsi che aveva case, e abusava di ragazze minorenni, in svariati paesi. Per descrivere tutto questo la maggior parte delle persone userebbe un termine semplice: truffa. In tutto e per tutto una truffa”.
Nulla di nuovo, la postura anti-élite dei fascisti è sempre stata una truffa. Quanto a Bannon, è lui stesso un uomo del capitale, della grande finanza e del malaffare. È stato banchiere d’investimenti per la Goldman Sachs, poi vicepresidente e grande azionista del consiglio d’amministrazione della Cambridge analytica, l’azienda di marketing affossata nel 2018 da uno scandalo mondiale. Nel 2020 è stato arrestato per frode postale e riciclaggio di denaro.
Tra le accuse, quella di essersi tenuto un milione di dollari che cittadini statunitensi avevano donato per costruire il muro contro i migranti al confine con il Messico. Per evitargli processo e condanna, nel 2021 Trump gli ha concesso la grazia “piena e incondizionata”.
Ma non è solo per quel che scrive Marcetic che Bannon è un ipocrita. Stiamo parlando di uno dei nomi più noti della destra trumpiana, quella che ha fatto dell’accusa di pedofilia un’arma contro i nemici politici. Una tendenza che arriva dagli anni ottanta ma ha radici più profonde.
Nel 2016 si diffonde il Pizzagate, fantasia di complotto secondo cui dirigenti del Partito democratico stuprano e uccidono bimbi nelle cantine di una pizzeria di Washington. Bannon non prende le distanze, tutto ciò che danneggia gli avversari va bene. Dal Pizzagate nasce QAnon, con cui Bannon ha un rapporto altalenante: senza nominarlo dichiara che è una “teoria per svitati”, ma nel suo podcast War Room ne ospita vari esponenti, gente che vede pedofili e complici di Epstein ovunque… tranne che nella destra trumpiana.
Intanto, in privato, Bannon istruisce Epstein su come sviare l’attenzione dalle accuse e dalle inchieste. “Dobbiamo contrastare [l’immagine dello] stupratore che traffica con bambine per farle stuprare dagli uomini più ricchi e potenti del mondo”, gli scrive il 30 aprile 2019. “Da quella non ti puoi redimere”.
Quello che Foa e gli altri non dicono
Quando commenta i documenti parlando di satanismo, Foa non dice che è stato tra gli interlocutori di Bannon durante l’avvio di un progetto politico, il Movement, dietro il quale c’erano soldi e interessi di Epstein. Certamente Foa non lo sapeva, ma oggi lo sa e forse qualcosa al riguardo dovrebbe dirlo.
Mentre lo intervista, Borgonovo dovrebbe fargli domande su questo, ma ha lo stesso problema: lui e il suo giornale sono parte di una destra che ha dato ampio credito a Bannon, sodale del pedosatanista con cui oggi riempiono le prime pagine.
Ho cercato anche dichiarazioni di Valditara sui suoi rapporti con Bannon. Niente. Ma la reticenza è generale, è plausibile che quella vecchia amicizia imbarazzi tutti.
Anche perché era già finita male: negli ultimi anni Bannon ha più volte attaccato il governo Meloni per la sua linea sulla guerra in Ucraina e di Giorgia Meloni ha detto: “Era fantastica, ora è irrilevante”. L’ultimo affondo è del novembre scorso. Poche settimane dopo è arrivato il penultimo gruppo degli Epstein files e i nostri sovranisti hanno scoperto di avere acclamato un sodale del finanziere.
Il 16 febbraio intervista Foa anche Peter Gomez, giornalista del Fatto quotidiano. Nemmeno stavolta si nomina Bannon. In compenso, la chiacchierata tiene fede al titolo: “Epstein files e sette sataniche: è la rivincita del complottismo?”. È tempo di rispondere alla domanda.
Teorie o fantasie?
Come ha scritto Ezra Klein sul New York Times, dopo il 30 gennaio “conosciamo meglio le relazioni di Epstein, ma sappiamo ancora poco sui crimini del finanziere e sull’identità di chi potrebbe averli commessi insieme a lui”.
Nonostante questo, parlando dei documenti, c’è chi ha detto che QAnon merita delle scuse, perché “non aveva tutti i torti” e “non c’era solo fumo”. Il dubbio che scava nella mente è: “Ma allora le teorie del complotto sono vere?”.
La risposta è: dipende. In sé non è sbagliato avere una teoria su un complotto. Un complotto è un accordo segreto tra almeno due persone per compiere azioni a danno di qualcun altro: un individuo, un gruppo sociale, una forza politica o la cittadinanza tutta. Complottare è un’azione molto comune, tanto che il diritto penale contempla reati associativi. Senza complotti non esisterebbe il crimine organizzato né sarebbero possibili attività di intelligence.
“Teoria del complotto” è un calco poco meditato dall’inglese, dove theory, come spiega il dizionario Merriam-Webster, ha anche l’accezione di congettura, illazione, asserzione senza prove. Esaminiamo l’espressione conspiracy theory. Nel diritto anglosassone conspiracy è il nome di un reato, corrisponde più o meno alla nostra associazione per delinquere. Il termine indica qualcosa di reale. L’enfasi è su theory, il problema è individuato nel fare illazioni. Al contrario, in “teoria del complotto” l’enfasi è finita su “complotto”.
QAnon non è una teoria, ma una storia cresciuta a dismisura sfruttando pregiudizi cognitivi ed errori di ragionamento. Quando il complotto è la prima spiegazione per ogni evento, ecco che in ogni angolo appaiono complotti, che all’istante si collegano tra loro, parti di un complotto più grande che si estende e ramifica sempre di più, fino a essere quasi perfetto, inesorabile. Ho proposto di chiamare questo genere di narrazioni “fantasie di complotto”.
I nuclei di verità
Il nocciolo narrativo di QAnon è una leggenda metropolitana chiamata “abuso rituale satanico”. In La Q di Qomplotto ne ho ricostruito la genealogia, la discendenza nei secoli dalla cosiddetta “accusa del sangue” contro i giudei.
Nella versione “classica” di QAnon, quella del periodo 2017-2020, milioni di bimbi sono reclusi in centinaia di basi sotterranee, dove sono stuprati e torturati. Il loro sangue ricco di “adrenocromo” è un elisir di lunga vita, lo bevono i membri di una società segreta, la Cabala, durante riti satanici. Anche Epstein ne faceva parte.
La sinistra è solo una maschera della Cabala, che controlla il cosiddetto stato profondo negli Stati Uniti e in una parte d’Europa. Ma c’è speranza, perché Donald Trump guida la resistenza. Tutto quel che Trump fa e dice, anche quando sembra si occupi d’altro, è parte della missione di salvare i bambini. Ma… Trump non è stato a lungo amico di Epstein? Non andava alle sue feste? Ci andava, ma da infiltrato. Indagava sulla Cabala. E ora sta preparando la cosiddetta Tempesta, il putsch che spazzerà via i pedosatanisti.
Ebbene, cosa c’è di tutto questo nell’archivio Epstein? Niente. Le più di cento vittime accertate degli abusi di Epstein hanno mai accennato a cose del genere? No. In compenso, i documenti scalzano uno dei pilastri di QAnon, quello secondo cui Epstein era in combutta solo con il Partito democratico statunitense e la “sinistra globalista”.
Nei documenti il centrosinistra neoliberale è ben presente, con la sua bancarotta culturale ed etica, la sua fascinazione per il lusso, la sua deferenza verso il potere. Peter Mandelson, Jack e Caroline Lang, Bill Clinton e altri. C’e anche un esponente della sinistra più radicale, Noam Chomsky. Delle contraddizioni che i suoi rapporti con Epstein rivelano ha scritto Chris Knight su Counterpunch.
Risulta chiaro, tuttavia, che ad avere rapporti con Epstein erano soprattutto estremisti di destra, promotori di pseudoscienze razziste, tecnoreazionari della Silicon valley e vari esponenti del trumpismo, inclusi esponenti dell’attuale amministrazione, come il segretario al commercio Howard Lutnick.
Dunque i documenti Epstein non danno affatto ragione a QAnon. Ma ce ne mostrano i nuclei di verità. Ogni fantasia di complotto ha nuclei di verità, altrimenti non potrebbe diffondersi. Le persone che la incontrano devono riconoscere qualcosa che già percepiscono e che le inquieta. Al tempo stesso le fantasie di complotto sono diversive, allontanano dai nuclei di verità. L’esempio perfetto è la fantasia sulle scie chimiche, che ho esaminato in un’inchiesta precedente.
Ecco i nuclei di verità di QAnon: i membri della classe capitalistica stringono continuamente accordi segreti per mantenere la loro ricchezza, influenza e potere; lo fanno anche durante cene lussuose o feste, momenti in cui respirano insieme (co-spirano) la stessa aria di privilegio; alcuni di loro, pensandosi superiori al resto dell’umanità e sicuri di restare impuniti, si dedicano a pratiche abiette, che esasperano la già violenta realtà del dominio patriarcale e di genere.
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