13 febbraio 2015 08:47

L’accordo di Minsk può essere esaminato da quattro punti di vista: ucraino, russo, europeo e internazionale.

L’Ucraina ha da tempo perso la Crimea, annessa dalla Russia, e nessuno gliela restituirà. Tuttavia Kiev ha evitato la prosecuzione di una guerra che l’avrebbe sfiancata indipendentemente dall’eventuale fornitura di armi da parte degli occidentali e soprattutto ritrova la sovranità su tutto il suo territorio (fatta eccezione per la Crimea) dopo averla sostanzialmente persa dalla scorsa primavera. Kiev controllerà la frontiera con la Russia, ma solo alla fine dell’anno e dopo un cambio costituzionale per concedere una grande autonomia alle province orientali (ancora da negoziare con i separatisti). La Russia e i suoi uomini avranno l’occasione di influire su questo processo di decentramento la cui portata non è ancora definita e che potrebbe causare nuovi dissapori.

La Russia, dal canto suo, ha annesso la Crimea, ha imposto l’autonomia delle regioni russofone e soprattutto ha ottenuto la garanzia che l’Ucraina non entrerà nell’Alleanza atlantica. François Hollande si è infatti opposto pubblicamente a questa eventualità e la sua opinione è condivisa da Angela Merkel. Questa rassicurazione è più che sufficiente se consideriamo che l’unanimità è indispensabile per un allargamento della Nato. La Russia ha così incassato i benefici della sua ingerenza militare, in un momento in cui non avrebbe potuto fare un altro passo senza rischiare il rifornimento di armi all’esercito ucraino da parte degli Stati Uniti e il peggioramento di una catastrofe economica che deve comunque affrontare, sanzioni o meno.

Ucraina e Russia hanno ottenuto il massimo, ed è per questo che possiamo ragionevolmente scommettere sul rispetto degli accordi, anche se non è escluso che si verifichino nuovi scontri prima o dopo il cessate il fuoco che entrerà in vigore alla mezzanotte di sabato.

Per quanto riguarda l’Europa, bisogna sottolineare che Francia e Germania hanno ripreso in mano le redini del vecchio continente senza il contributo del Regno Unito. Il tandem franco-tedesco si è enormemente rafforzato, e questo successo comune nato dall’intesa tra Hollande e Merkel è un’ottima notizia per il futuro. Oggi possiamo sperare che Parigi e Berlino lavoreranno insieme sulla Grecia, sull’equilibrio tra rilancio e risanamento dei conti e sull’armonizzazione fiscale e sociale delle economie dell’eurozona, restituendo coerenza all’Unione e indirizzandola sul cammino smarrito da troppo tempo.

Sulla scena internazionale, infine, gli accordi di Minsk segnano due cambiamenti radicali. Innanzitutto, per la prima volta nella storia dell’Europa unita, gli europei hanno risolto una crisi internazionale senza l’aiuto e la guida degli Stati Uniti. In secondo luogo l’Unione ha cominciato un percorso verso l’indispensabile organizzazione del continente insieme all’altro suo pilastro, la Federazione russa.

(Traduzione di Andrea Sparacino)