La dittatura delle minoranze

30 luglio 2014 10:54

È impossibile spiegare a un lettore straniero com’è possibile che un partitino agonizzante come Sel possa bloccare il parlamento italiano con oltre seimila emendamenti alla riforma costituzionale. Un partitino che nei sondaggi viaggia sul 2 per cento e nel quale una taliban come Loredana De Petris ha firmato di propria mano oltre cinquemila emendamenti per diventare l’eroina dell’ostruzionismo trasversale.

L’Italia ha perso 9 punti di pil, ha sei milioni di poveri, il tasso di disoccupazione giovanile sta arrivando al 40 per cento, la situazione economica rimane drammatica. Ma questa emergenza non sembra minimamente contagiare l’aula foderata di palazzo Madama, che somiglia a un circo: cori da stadio, scene isteriche, insulti volgari, accuse di fascismo e dittatura strisciante e l’invito imbarazzante di Vito Crimi del Movimento 5 stelle a “tirare fuori le palle”. Il vergognoso caos al senato conferma la vocazione italiana al teatrino politico, alle beghe ideologiche, la predilezione per le barricate e il muro contro muro. La passione per i cavilli, commi, sofismi e cortocircuiti per rallentare le votazioni a tutti i costi.

Mentre in altri paesi in tempi di crisi si antepongono gli interessi del paese alle differenze politiche, ideologiche o religiose, in Italia si lotta con accanimento per affossare ogni cambiamento. L’Italia è un paese all’inverso, che da sempre tollera con benevolenza la dittatura delle minoranze. Per decenni gli italiani si sono piegati alla prepotenza di camionisti e controllori di volo, alle proteste di corporazioni come avvocati o farmacisti, a sindacati che hanno bloccato Pompei per alcune assemblee, ai musei chiusi per scioperi selvaggi, alle prime

di opere e teatri saltate per la protesta di qualche decina di musicisti. Si sono rassegnati all’isterismo e alla prepotenza dei tifosi negli stadi e ai blocchi dei forconi.

È difficile far capire a un lettore straniero l’esultanza del Fatto quotidiano perché il suo “appello contro i ladri della democrazia” è stato firmato dallo 0,2 per cento della popolazione. Con lo slittamento dell’ennesima riforma a settembre, l’Italia si conferma come paese dell’immobilismo, del settarismo e dell’eterna cialtroneria parlamentare. Dove chi cerca di sbloccare il paese deve temere sgambetti da tutte le parti, anche dalla propria.

Un paese in mano a un partito potente, anche se non ufficialmente costituito: quello contro le riforme. E le penose sceneggiate che vediamo quotidianamente in senato non fanno prevedere nulla di buono per il futuro del bel paese.

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