09 settembre 2020 18:25

Recentemente nove case farmaceutiche tra le più importanti al mondo si sono impegnate a non chiedere l’autorizzazione a somministrare un vaccino contro il covid-19 prima di aver completato le tre fasi dello studio clinico. Per quale motivo lo hanno fatto? È come se un gruppo di neurochirurghi si riunisse per promettere che nessuno andrà in sala operatoria ubriaco, o se il sindacato degli autisti dei bus giurasse pubblicamente che nessuno guiderà come un matto. Non c’è alcun bisogno di farlo, perché operare da sobri e guidare con cautela fa parte delle rispettive professioni. Lo stesso vale per le case farmaceutiche e la garanzia che i vaccini siano sicuri ed efficaci.

Eppure nove aziende leader del mercato farmaceutico internazionale – AstraZeneca (Regno Unito-Svezia), BioNTech (Germania), GlaxoSmithKline (Regno Unito), Johnson & Johnson (Stati Uniti), Merck (Germania), Moderna (Stati Uniti), Novavax (Stati Uniti), Pfizer (Stati Uniti) e Sanofi (Francia) – hanno sentito il dovere di rassicurare la popolazione sul fatto che non intendono barare. Cosa sta succedendo?

Naturalmente questa presa di posizione nasce dalla percezione che altri operatori del settore possano prendere una scorciatoia.

Non stiamo parlando di Russia e Cina, che hanno già cominciato a somministrare ad alcuni lavoratori essenziali vaccini che secondo l’Organizzazione mondiale della sanità sono ancora in fase di sperimentazione clinica. Non è una novità, ed è risaputo che Mosca e Pechino abbiano la tendenza a infrangere le regole a piacimento. Ma è evidente che una distribuzione negli Stati Uniti di vaccini non adeguatamente testati rappresenterebbe un grave problema, anche se di solito le decisioni dell’amministrazione Trump sono accolte con cupa rassegnazione da parte del resto del mondo. Eppure tutto lascia pensare che accadrà precisamente questo.

Un vaccino miracoloso potrebbe spostare almeno centomila voti

Il mese scorso, durante la convention nazionale repubblicana, Donald Trump ha infatti rivolto il seguente messaggio ai delegati e al paese: “Stiamo sviluppando terapie salvavita e produrremo un vaccino entro la fine dell’anno, o forse anche prima”. Il 4 settembre i Centers for disease control and prevention (Cdc) hanno comunicato alle autorità sanitarie statunitensi che “alcuni vaccini limitati potrebbero essere già disponibili a partire da novembre”. Nello specifico, i Cdc hanno inviato i governi statali a considerare la possibilità di “rinunciare ai requisiti ufficiali” e autorizzare McKesson Corporation ad avviare la distribuzione del vaccino a partire dal 1 novembre.

Non serve un meteorologo per capire da che parte soffia il vento. Le elezioni presidenziali si terranno il 3 novembre, due giorni dopo la data indicata dai Cdc. È un arco di tempo sufficiente perché la lieta novella si diffonda e convinca gli elettori ancora in dubbio a votare per Trump, ma non abbastanza lungo da far pagare a Trump il prezzo di eventuali difetti di un vaccino affrettato.

Donald Trump libererà gli statunitensi dalla maledizione del covid-19 tra poco meno di due mesi, e pazienza se le proprietà miracolose del vaccino dovessero svanire o se addirittura il farmaco dovesse uccidere un gran numero di persone. A quel punto i voti sarebbero già stati contati e Trump avrebbe ottenuto un altro mandato di quattro anni. Questo, almeno, è lo scenario su cui si concentrano le persone che circondano Trump.

Si tratta di uno sviluppo plausibile, soprattutto se all’inizio di novembre l’esito del voto dovesse ancora essere in bilico. D’altronde nel 2016 a Trump sono bastati centomila voti in tre stati per conquistare la Casa Bianca, soprattutto da parte di elettori che in precedenza avevano votato per i democratici. Un vaccino miracoloso potrebbe spostare un numero almeno equivalente di voti.

Di sicuro è questa prospettiva ad aver spinto nove colossi farmaceutici a pubblicare una “promessa storica”, impegnandosi a rispettare gli standard scientifici ed etici del settore. Anche se negli Stati Uniti arrivasse davvero una scoperta fondamentale, le case farmaceutiche dovrebbero comunque affrontare il sospetto dell’opinione pubblica di un imbroglio da parte di Trump, e la sfiducia si estenderebbe inevitabilmente a tutti i vaccini precoci.

Naturalmente è possibile che il vaccino o i vaccini che Trump sta per presentare ai cittadini statunitensi si rivelino davvero efficaci e sicuri. Certo, sarebbe un record nella storia, perché un vaccino disponibile per la somministrazione generale a giugno o luglio del 2021 sarebbe già da considerare un grande successo. Ma i miracoli accadono.

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Il problema è che i miracoli non accadono spesso e tra l’altro, in assenza delle dovute procedure di verifica, è impossibile stabilire se il miracolo c’è stato davvero.

Il 9 settembre la sperimentazione del vaccino di AstraZeneca e dell’università di Oxford è stata interrotta dopo la scoperta di una reazione avversa imprevista che ha richiesto un ricovero ospedaliero. Questo è stato possibile soltanto perché il farmaco è arrivato alla terza fase della sperimentazione, che prevede la somministrazione in decine di migliaia di individui e mesi di analisi. Il vaccino miracoloso di Trump, invece, entrerebbe nella terza fase di sperimentazione contemporaneamente a una distribuzione massiccia.

Le battute d’arresto come quella subita dal vaccino di AstraZeneca sono piuttosto comuni durante lo sviluppo di un vaccino, e probabilmente l’interruzione sarà soltanto temporanea. Ma resta il fatto che vaccinando decine di milioni di persone basterebbe una reazione avversa poco frequente per provocare un’ondata di decessi. Tra l’altro parliamo di persone che non sono disperate e disposte a correre grandi rischi. Sono persone in buona salute, che sarebbe molto meglio non uccidere.

(Traduzione di Andrea Sparacino)