Dopo un silenzio ufficiale di quasi un anno, passato a guardare Mitt Romney e Rick Santorum sferrare i loro attacchi al presidente, la campagna elettorale di Barack Obama è ripartita di slancio. La settimana scorsa il vicepresidente Joe Biden, il volto umano del partito democratico, ha parlato agli operai dell’industria dell’auto in Ohio: il presidente ha creduto nel settore auto, ha sottolineato Biden, mentre i candidati repubblicani volevano abbandonare Detroit al suo destino. Poi è partito un lungo video sugli anni della presidenza Obama. Solo nel mese di febbraio i democratici hanno raccolto finanziamenti elettorali per 45 milioni di dollari, mentre i repubblicani sono distratti da una lotta senza quartiere che rischia di continuare fino alla convention.

Romney sta cercando in tutti i modi di evitare questa eventualità. Mentre i suoi esperti di statistica ripetono che ha la vittoria in tasca, lui si vanta delle vittorie in isole lontane come Puerto Rico e le Samoa Americane, che sono territori non incorporati negli Stati Uniti. Grazie alla sua vittoria netta in Illinois, Romney spera di poter finalmente voltare pagina e concentrarsi su Obama. Il 20 marzo è andato al ground zero dell’universo obamiano, l’università di Chicago, dove Obama ha insegnato, per sferrare il suo contrattacco. “L’assalto dell’amministrazione Obama alla nostra libertà economica”, ha dichiarato, “è il motivo principale per cui la ripresa è stata così tiepida”.

*Traduzione di Fabrizio Saulini.

Internazionale, numero 941, 23 marzo 2012*

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