Fino a qualche tempo fa la cosa più irritante dell’inizio dell’anno era incontrare qualcuno che non resisteva alla tentazione di raccontarvi di aver deciso di disintossicarsi: smettere di bere alcol per un mese, mangiare solo cibi crudi, bere solo succhi di frutta, nutrirsi esclusivamente di cibi sani o espellere le tossine dal fegato con qualche speciale posizione yoga. Oggi però c’è un altro motivo d’irritazione: incontrare persone che vi informano allegramente che disintossicarsi non serve a nulla. Di sicuro ne avete sentito parlare anche voi. Peccato che sia stato tutto smentito.
Viviamo nell’era della smentita (debunking): appena qualcuno afferma qualcosa di falso o iperbolico in rete (ottenendo migliaia di clic), qualcun altro annuncia con aria trionfante di averlo smontato (il che provoca altre migliaia di clic). Confesso, l’ho fatto anch’io. E spesso smentire è una nobile impresa: l’idea che usiamo solo il 10 per cento del nostro cervello, tanto per fare un esempio, è sbagliatissima, e chi ci crede deve essere riportato sulla retta via. Non è stata ancora trovata nessuna prova concreta di un complotto dietro l’attentato contro l’ambasciata statunitense a Bengasi. E Maria Antonietta quasi sicuramente non ha mai detto “che mangino croissant”.
Ma ormai la mania di internet per le smentite sfocia spesso in quelle che potremmo chiamare pseudosmentite. Molti sostengono di stare smentendo una teoria, mentre in realtà stanno solo dicendo che non la condividono e sottintendendo che la loro non è una semplice opinione, è un “fatto”. Ancora più comuni sono le smentite che si limitano a proporre qualcosa di leggermente diverso dall’affermazione originaria. Negli ultimi mesi forse avrete sentito dire che non bastano diecimila ore di pratica per diventare esperti di livello mondiale di qualcosa. Vi rendete conto che, tanto per cominciare, nessuno ha mai detto una cosa del genere?
Il che ci riporta alla disintossicazione. È un argomento controverso, perché senza dubbio si dicono un mucchio di sciocchezze in proposito e ogni tanto saltano fuori suggerimenti davvero pericolosi. Il nostro intestino non è foderato di uno strato di feci indurite, quindi non ha senso ricorrere all’idrocolonterapia per eliminarlo. Il digiuno prolungato può essere rischioso. Dal punto di vista medico è inutile non bere alcol per un mese illudendosi così di eliminare per sempre le tossine dal fegato (il cui compito principale è proprio eliminare le sostanze tossiche dall’organismo). Non è affatto dimostrato che certi cibi combattano specifiche malattie. E, mi dispiace dirvelo, ma lo yoga non vi “ripulirà la spina dorsale”, qualunque cosa ciò significhi, anche se la mia ne avrebbe bisogno.
Fin qui, evviva le smentite. Ma c’è sempre il rischio di buttare via il bambino con l’acqua sporca. Dopotutto, quanti di quelli convinti che all’inizio del nuovo anno devono disintossicarsi pensano seriamente di poter eliminare le sostanze tossiche dal proprio organismo con l’aiuto di speciali cerotti da attaccare sotto i piedi? Tutte le persone con cui ho parlato che hanno deciso di rinunciare all’alcol a gennaio lo faranno soprattutto per dimostrare a se stesse di esserne capaci. Ogni volta che ho rinunciato alla caffeina non l’ho fatto perché ero convinto che il caffè inquinasse il sacro tempio del mio corpo, ma per il piacere di ricominciare a berlo qualche settimana dopo.
E se i cibi che curano malattie specifiche sono probabilmente un mito, quelli ricchi di sostanze nutritive come il crescione e la bietola non lo sono affatto, anche se sui mirtilli ci sono dei dubbi. Se mangiate più alimenti sani e meno cheeseburger e patatine starete sicuramente meglio. Ma non dimenticate di dire che state “mangiando pulito” per far arrabbiare i vostri amici smentitori.
Anche se l’unica cosa che otterrete dalla disintossicazione di gennaio sarà la sensazione di essere una persona capace di fare scelte invece che una alla mercé degli impulsi, forse ne sarà valsa la pena. Non esagerate, però: essere convinti che l’ambiente e tutto quello che avete nel frigorifero vogliano avvelenarvi non è un bel modo di vivere. L’antica pratica religiosa dell’astinenza – che ritroviamo nel ramadan, nella quaresima e nei cinque precetti del buddismo – non significa considerare nevroticamente il piacere come qualcosa di pericoloso o di cui vergognarsi. Significa solo decidere volontariamente di negarsi certe facili forme di evasione e di piacere, nella convinzione che affrontare la realtà senza il loro aiuto, almeno per un breve periodo, può essere salutare.
Non commettete idiozie: non c’è motivo di cercare di vivere solo della luce solare o cose del genere. Ma non fatevi convincere a rinunciare al vostro progetto di bere meno birra e di mangiare più sedano e zenzero per tutto il mese di gennaio. E qualunque cosa facciate, per favore non cercate di smentire questa rubrica, che è stata solo un tentativo di smentire le smentite. Se lo farete, sarete colpevoli di aver smentito una smentita delle smentite, il che, secondo l’astrologia maya, potrebbe scatenare l’apocalisse. Buon anno nuovo!
(Traduzione di Bruna Tortorella)
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