La sinistra norvegese, guidata dal primo ministro laburista Jonas Gahr Støre, ha vinto le elezioni legislative dell’8 settembre 2025, caratterizzate dalla crescita della destra populista antimmigrazione, che ha ottenuto il miglior risultato della sua storia.
Al termine di elezioni incentrate su questioni interne ma influenzate dalle tensioni geopolitiche globali, il blocco di sinistra dovrebbe aver ottenuto una maggioranza risicata di 87 seggi sui 169 del parlamento, secondo i risultati quasi definitivi.
“Sapevamo che sarebbe stata una dura battaglia, ma ce l’abbiamo fatta”, ha esclamato Støre davanti ai suoi sostenitori.
In carica dal 2021, Støre, 65 anni, è stato confermato per un nuovo mandato di quattro anni e probabilmente guiderà un governo di minoranza, come avviene spesso nei paesi scandinavi.
Arrivato in testa con circa il 28 per cento dei voti, il suo partito laburista dovrà fare i conti con le altre forze di sinistra, con cui ci sono molti disaccordi, soprattutto riguardo al proseguimento delle attività petrolifere che hanno fatto le fortune del paese nonché al possibile avvio dell’estrazione mineraria sottomarina.
Il Partito del progresso (Frp), una formazione populista di destra guidata da Sylvi Listhaug, è arrivato secondo con quasi il 24 per cento dei voti, raddoppiando i consensi rispetto al 2021.
Spinto dal voto dei giovani, soprattutto maschi, l’Frp è diventato la prima forza d’opposizione, superando i conservatori guidati dall’ex premier Erna Solberg.
“Stasera festeggiamo il miglior risultato di sempre, ed è solo l’inizio”, ha dichiarato Listhaug.
La campagna elettorale è stata incentrata principalmente su questioni interne come il potere d’acquisto, le disuguaglianze, i servizi pubblici e il fisco.
In difficoltà fino a pochi mesi fa, tanto che si era cominciato a parlare di un possibile passo indietro, Støre è però riuscito a risalire la china.
Forte della sua esperienza come premier e, prima ancora, come ministro degli esteri, ha beneficiato del desiderio di stabilità degli elettori, scossi dal ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, dai dazi doganali e dalla guerra in Ucraina, secondo il politologo Johannes Bergh.
Membro della Nato ma non dell’Unione europea, la Norvegia condivide con la Russia un confine nell’Artico e la sua economia è fortemente dipendente dalle esportazioni.
Støre ha anche tratto vantaggio dall’arrivo al governo dell’ex segretario generale della Nato, il popolare Jens Stoltenberg, diventato ministro delle finanze.