All’indomani dell’avvertimento sui rischi di una “guerra regionale”, il 2 febbraio l’Iran ha chiesto l’avvio di negoziati con Washington sul suo programma nucleare, mentre il giorno prima il presidente statunitense Donald Trump si era detto fiducioso sulle prospettive di un accordo.
“Il presidente Masoud Pezeshkian ha ordinato l’avvio di negoziati con gli Stati Uniti”, ha affermato l’agenzia di stampa Fars, citando una fonte governativa ma senza fornire ulteriori dettagli.
La pressione statunitense su Teheran si era accentuata dopo la sanguinosa repressione dell’ondata di proteste cominciata alla fine di dicembre.
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Dopo aver minacciato un intervento militare e inviato una decina di navi da guerra nel golfo Persico, il 1 febbraio Trump si era detto fiducioso sulle prospettive di un accordo.
“Gli stati della regione stanno fungendo da mediatori”, ha dichiarato il 2 febbraio Esmail Baghai, portavoce del ministero degli esteri iraniano. L’Iran e gli Stati Uniti non hanno relazioni diplomatiche da più di quarant’anni.
I paesi mediatori sono l’Egitto, l’Arabia Saudita e la Turchia.
Teheran ha però smentito di aver ricevuto un ultimatum da Trump. “L’Iran non cede agli ultimatum”, ha dichiarato Baghai.
Il 1 febbraio la guida suprema iraniana Ali Khamenei aveva messo in guardia dai rischi di una “guerra regionale”, riferendosi all’ipotesi di un attacco statunitense.
Secondo l’agenzia di stampa Tasnim, che cita una fonte ben informata, il luogo e la data dei colloqui non sono ancora stati fissati, ma le delegazioni dovrebbero essere guidate dal ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi e dall’inviato statunitense Steve Witkoff.
Dei negoziati tra Washington e Teheran si erano già tenuti nella primavera del 2025, prima della guerra di dodici giorni scatenata da Israele a giugno, ma non avevano prodotto risultati a causa di divergenze sulla questione dell’arricchimento dell’uranio.
Gli Stati Uniti pretendevano una rinuncia pura e semplice dell’Iran, che invece sosteneva di averne diritto in base al Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp), di cui è firmatario.
“Il presidente Trump vuole che non ci dotiamo delle armi nucleari, e noi siamo perfettamente d’accordo. Naturalmente, però, ci aspettiamo la revoca delle sanzioni. Un accordo è quindi possibile”, aveva affermato il 1 febbraio Araghchi in un’intervista alla Cnn.
L’occidente sostiene che l’Iran voglia dotarsi della bomba atomica, mentre Teheran sostiene di voler sviluppare un programma nucleare per scopi civili.
Intanto, secondo l’ong Human rights activists news agency (Hrana), che ha sede negli Stati Uniti ma dispone di una vasta rete d’informatori in Iran, almeno 6.842 persone, in grande maggioranza manifestanti, sono morte nel corso dell’ondata di proteste, mentre più di 42mila sono state arrestate.
Il numero delle vittime potrebbe però essere molto più alto.