Il 23 marzo la Commissione europea ha espresso “forte preoccupazione” per le notizie riportate dal quotidiano statunitense Washington Post, secondo cui l’Ungheria trasmetterebbe informazioni riservate alla Russia da anni.

Secondo l’articolo, il ministro degli esteri ungherese Péter Szijjártó approfitterebbe delle pause durante le riunioni dell’Unione europea (Ue) a Bruxelles per chiamare il suo collega russo Sergej Lavrov e informarlo in tempo reale dei contenuti delle discussioni.

“Grazie a queste telefonate, la Russia partecipa di fatto alle riunioni dell’Unione europea da anni”, ha affermato il Washington Post, citando una fonte anonima.

L’articolo del quotidiano statunitense ha suscitato forti reazioni a Bruxelles, dove in molti sono ancora profondamente irritati con il primo ministro ungherese Viktor Orbán per aver bloccato, il 19 marzo, un prestito da 90 miliardi di euro all’Ucraina.

“La Commissione europea si aspetta che il governo ungherese fornisca i necessari chiarimenti”, ha dichiarato una portavoce, Anitta Hipper. “Un rapporto di fiducia tra gli stati membri, nonché tra questi ultimi e le istituzioni europee, è indispensabile per il buon funzionamento dell’Ue”.

La Germania ha definito la vicenda “molto grave”.

“Le discussioni interne all’Ue, comprese quelle tra i ministri degli esteri, sono riservate”, ha affermato un portavoce della diplomazia tedesca.

In piena campagna elettorale per le elezioni legislative del 12 aprile, Orbán ha denunciato un “grave attacco” contro l’Ungheria, evocando, senza fornire prove, intercettazioni telefoniche nei confronti di Szijjártó.

Il ministro degli affari europei János Bóka ha affermato che “è perfettamente normale che il ministro degli esteri ungherese parli al telefono con il suo collega russo. Quel che è meno normale è che i suoi colleghi dell’Unione europea non facciano lo stesso”.

Durante un incontro pubblico nel sudovest del paese, Szijjártó ha dichiarato che il governo non tollererà “ingerenze straniere” nella campagna elettorale ungherese.

Il primo ministro polacco Donald Tusk ha affermato sul social network X che l’articolo del Washington Post “non dovrebbe sorprendere nessuno”. “Lo sospettavamo da tempo. È anche per questo che ai vertici a Bruxelles prendo la parola solo quando è strettamente necessario “, ha aggiunto.