I leader dell’Unione europea hanno lanciato dure accuse contro il primo ministro ungherese Viktor Orbán, che nel vertice di Bruxelles del 19 marzo ha nuovamente bloccato un prestito da 90 miliardi di euro per l’Ucraina.

Il rifiuto di Orbán è “un palese atto di slealtà nei confronti dell’Unione europea, che lascerà tracce profonde”, ha affermato il cancelliere tedesco Friedrich Merz.

“Non c’è un piano B perché il piano A dev’essere onorato. Ne va della credibilità dell’Europa”, ha dichiarato il presidente francese Emmanuel Macron, riferendosi al prestito approvato nel dicembre scorso.

Il prestito è ancora bloccato perché “un leader non ha mantenuto la sua parola”, ha denunciato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.

Il primo ministro ungherese, in carica dal 2010, si sta battendo per ottenere un quinto mandato nelle elezioni legislative del 12 aprile.

In questo contesto, l’Ungheria ha deciso di subordinare il prestito alla ripresa delle forniture di petrolio russo tramite un oleodotto che attraversa l’Ucraina ed è stato danneggiato dai bombardamenti di Mosca. Budapest accusa Kiev di non volerlo rimettere in funzione in tempi rapidi.

“Niente petrolio, niente prestito”, ha sintetizzato Orbán.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj ha cercato, invano, di fargli capire l’importanza del prestito per il suo paese in un discorso tenuto in videoconferenza durante il vertice.

“Per noi è cruciale. Serve a salvare vite”, ha affermato.

I leader europei hanno cercato di far ragionare Orbán, lanciando appelli alla responsabilità, prima di arrendersi e rinviare le discussioni a un futuro vertice.

In difficoltà nei sondaggi, il premier ungherese accusa da settimane l’Ucraina di voler ricattare l’Ungheria, nella speranza di ricompattare gli elettori dietro il suo messaggio nazionalista. Manifesti elettorali che prendono di mira Zelenskyj sono spuntati in tutto il paese.

Nel dicembre scorso Orbán aveva dato il suo via libera al prestito europeo all’Ucraina, ottenendo però, insieme alla Slovacchia e alla Repubblica Ceca, la possibilità di non partecipare alla spesa. Kiev ha disperatamente bisogno dei fondi per finanziare il suo sforzo bellico nel 2026 e nel 2027.

Il 19 marzo i ventisette, con l’eccezione dell’Ungheria e della Slovacchia, hanno ribadito in un comunicato congiunto la volontà di andare avanti con il prestito, ma molto dipenderà dall’esito delle elezioni in Ungheria.

Secondo fonti europee, l’Ucraina dispone di finanziamenti fino a maggio.