Il governo cileno guidato dal presidente di estrema destra José Antonio Kast ha annunciato il 30 marzo la revoca della regolarizzazione di circa 182mila migranti, prevista dalla precedente amministrazione di sinistra.

Kast si era insediato l’11 marzo con l’impegno ad attuare la linea dura contro l’immigrazione irregolare.

Il capo dello stato cileno più a destra dai tempi della dittatura di Augusto Pinochet (1973-1990) attribuisce l’aumento della criminalità registrato negli ultimi anni all’arrivo nel paese di decine di migliaia di migranti irregolari.

Secondo un comunicato del Servizio nazionale delle migrazioni (Sermig) visionato dall’Afp, il precedente governo di sinistra guidato da Gabriel Boric aveva adottato un decreto, non ancora entrato in vigore, che prevedeva la regolarizzazione di 182mila persone coinvolte in un censimento dei migranti entrati illegalmente nel paese.

“Ma non procederemo a questa regolarizzazione di massa”, ha dichiarato il direttore del Sermig, Frank Sauerbaum.

“È un’ottima cosa che il decreto non sia entrato in vigore perché abbiamo scoperto che seimila persone su 182mila hanno comesso reati”, ha affermato il Sermig.

Cinque giorni dopo il suo insediamento, Kast aveva raggiunto la regione di Arica e Parinacota, nel nord del paese, per supervisionare la costruzione di barriere che dovrebbero impedire l’ingresso dei migranti dal Perù e dalla Bolivia. Aveva fissato un termine di 90 giorni per il loro completamento.

Il governo aveva inoltre annunciato un aumento del numero dei militari schierati alle frontiere del paese, nonché un potenziamento delle misure di sorveglianza con droni, videocamere e altre attrezzature.

Il governo prevede inoltre di presentare in parlamento due progetti di legge di contrasto dell’immigrazione. Il primo punirebbe chi aiuta i migranti a entrare nel paese e l’altro renderebbe reato l’ingresso illegale in territorio cileno.

“Tutto questo sta generando un’enorme incertezza”, ha dichiarato all’Afp Freymar Márquez, una venezuelana di 30 anni. “Se negano la regolarizzazione a persone già registrate, cosa succederà a tutte le altre?”.

Secondo i dati ufficiali, in Cile vivono circa 337mila migranti irregolari, in maggioranza venezuelani, che Kast si è impegnato a espellere.

Il presidente ha però escluso, almeno per ora, grandi operazioni di polizia. “Non vogliamo condurre una caccia all’uomo in tutto il paese. Ma i migranti devono sapere che prima o poi dovranno vedersela con lo stato”, ha dichiarato qualche giorno fa.

Gli ingressi dei migranti irregolari in Cile sono in calo dal 2021, con una riduzione del 10,2 per cento nel 2025, secondo i dati ufficiali.

Il Cile rimane uno dei paesi più sicuri dell’America Latina, con un tasso di omicidi pari a 5,4 ogni centomila abitanti.