Construction time again, Svizzera, 1983. (Brian Griffin, Per gentile concessione della galleria Steven Kasher)
  • 21 Mar 2016 17.26

Il realismo capitalista di Brian Griffin

21 marzo 2016 17:26

Brian Griffin (Birmingham, 1948) è stato definito dalla rivista British Journal of Photography come il fotografo britannico più imprevedibile e influente degli ultimi decenni. Usando il linguaggio della fotografia commerciale, ha dato vita a uno stile molto personale con cui tra la fine degli anni settanta e i novanta ha raccontato vittime ed eroi del thatcherismo e della globalizzazione.

Griffin ha inventato un nuovo approccio ironico e complesso ai ritratti dei grandi manager, dei colletti bianchi e degli operai. I suoi soggetti possono sembrare seducenti, scemi, intelligenti, boriosi e comunque privati della loro identità per diventare i simboli storici e sociali delle professioni che rappresentano.

È il “realismo capitalista”, un genere elaborato da Griffin, parodia del realismo socialista e nutrito dal mondo dello scrittore Franz Kafka, del regista Jacques Tati e del cinema espressionista tedesco, dove i luoghi di lavoro diventano il suo palcoscenico per raccontare le angosce di un decennio.

Chi non conosce Brian Griffin avrà sicuramente visto una delle sue produzioni come fotografo musicale. Infatti ha collaborato con artisti che hanno definito il pop degli anni ottanta come Elvis Costello, Devo, Siouxsie & the Banshees, The Clash e i Queen. Sua è la copertina di Ocean rain degli Echo & the Bunnymen ma soprattutto Griffin ha modellato l’immagine degli esordi di un allora giovane gruppo synth pop di Basildon: i Depeche Mode.

Alla galleria Steven Kasher di New York è in corso la prima retrospettiva statunitense dedicata al grande fotografo, che si concluderà il 9 aprile 2016.

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