Il presidente del Consiglio europeo, il belga Charles Michel, ha annunciato che si candiderà alle elezioni europee di giugno. Nel caso in cui fosse eletto al parlamento di Strasburgo, Michel dovrebbe concludere in anticipo il suo mandato, cosa che rischierebbe di far crescere indirettamente l’influenza dell’Ungheria del leader sovranista Viktor Orbán.

Michel ha spiegato che intende presentarsi in Belgio come capolista del Movimento riformatore (liberale/centrodestra) alle elezioni europee, che si svolgeranno tra il 6 e il 9 giugno. “Penso sia importante assumersi le proprie responsabilità” e sostenere una “visione democratica” dell’Unione europea, ha dichiarato il 7 gennaio ai giornalisti. Michel ha promesso di concentrare la sua campagna elettorale sulla necessità di consolidare i poteri dell’Unione in tema di sicurezza e difesa. “Se vogliamo risultati a lungo termine, dobbiamo rafforzare questo pilastro del progetto comune”, ha detto.

L’ex primo ministro belga ha ricordato che, se sarà eletto, dovrà dimettersi dall’incarico di presidente del Consiglio europeo prima di essere ufficialmente nominato parlamentare, cioè prima del 16 luglio. Il mandato di Michel dovrebbe concludersi a novembre. La persona che gli succederà sarà probabilmente una figura in vista delle istituzioni europee, anche se al momento non è stata presentata alcuna candidatura.

Con l’annuncio di Michel si profila una situazione che nei prossimi mesi rischia di aumentare il peso sulla politica europea dell’Ungheria di Viktor Orbán, che dal 1 luglio ricoprirà per sei mesi la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea. Come ha ricordato Michel, i governi dei 27 stati europei “dovranno decidere la data d’insediamento del mio successore”. Se però la sostituzione non avvenisse rapidamente, i governi potrebbero stabilire di prolungare la presidenza ungherese del Consiglio dell’Unione europea fino alla nuova nomina alla presidenza.

Questa situazione, con l’ipotesi che il posto di Michel resti vacante per diversi mesi, permetterebbe al primo ministro ungherese Orbán di svolgere quindi anche il ruolo di mediazione che spetta a chi presiede il Consiglio europeo. Il paese che ha la presidenza di turno organizza infatti gli incontri tra i ministri sui singoli temi, per esempio politica estera o economia, mentre la gestione delle trattative tra i paesi dell’Ue e la convocazione dei vertici sono affidate alla presidenza del Consiglio europeo. Il presidente della Commissione europea – oggi Ursula von der Leyen – fissa invece il programma legislativo in base ai suggerimenti dei leader dei singoli paesi.

Nell’ultimo anno Orbán non ha fatto che sabotare le iniziative più importanti della politica europea. Nel vertice dello scorso dicembre si è rifiutato di approvare un piano di aiuti finanziari quadriennale da cinquanta miliardi di euro per l’Ucraina, considerato essenziale per la sopravvivenza del paese vittima dell’invasione russa. A ottobre, inoltre, aveva incontrato Vladimir Putin, diventando l’unico leader europeo – insieme al cancelliere austriaco Karl Nehammer – ad aver parlato faccia a faccia con il presidente russo dopo l’inizio dell’invasione, nel febbraio 2022.

Secondo Alberto Alemanno, professore di diritto europeo alla Scuola di studi superiori commerciali di Parigi, “Orbán non dovrebbe poter ricoprire la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue a causa delle continue violazioni del diritto comunitario in Ungheria né avere la possibilità di presiederne gli incontri in cui si deciderà sulle sanzioni contro Budapest”. La Commissione europea aveva congelato più di trenta miliardi di euro di fondi destinati all’Ungheria a causa dei timori sulla tenuta dello stato di diritto e sul rispetto dei diritti umani nel paese, ormai dominato da una retorica sempre più antieuropea. A novembre ha però deciso di sbloccare una prima rata di 10,2 miliardi di euro, che l’Ungheria potrà ottenere solo dopo aver introdotto alcune riforme minori.

Un clima preoccupante

Charles Michel sarà il primo presidente del Consiglio europeo in carica a candidarsi alle elezioni europee. Prima di lui, Herman Van Rompuy e Donald Tusk erano stati eletti in parlamento, ma solo dopo aver concluso il loro mandato. L’annuncio di Michel avrà anche la conseguenza di aumentare la pressione su Ursula von der Leyen, esponente del Partito popolare europeo, che dovrà chiarire le proprie intenzioni e decidere se vuole candidarsi per un secondo mandato alla guida della Commissione. Dalle elezioni europee del 2014 la scelta di chi guiderà la Commissione spetta al gruppo che raccoglie più voti (nel 2019 sono stati i popolari), mentre la facoltà di nominare il presidente del Consiglio europeo (e le altre cariche istituzionali: presidente del parlamento e alto rappresentante per la politica estera) va agli altri gruppi parlamentari. Entrambe le candidature devono poi ottenere l’approvazione della maggioranza dei leader dei 27 paesi europei, ma per la presidenza della Commissione serve anche l’investitura del parlamento.

Gli ultimi sondaggi in vista del voto di giugno annunciano una forte crescita dell’estrema destra. Secondo le previsioni del sito EuElects il gruppo di estrema destra Identità e democrazia, di cui fa parte la leader nazionalista francese Marine Le Pen, potrebbe affermarsi come terza forza del prossimo europarlamento, superando il gruppo liberale Renew Europe. Michel ha sottolineato che il 2024 sarà “un anno elettorale straordinario”: oltre metà della popolazione mondiale sarà chiamata alle urne. In un clima, però, segnato dai ripetuti attacchi contro i valori della democrazia e dalla crescita dei partiti estremisti. ◆ as

Da sapere
Cosa dicono i sondaggi
Il prossimo parlamento europeo secondo le proiezioni di Politico.eu, numero di seggi. Le elezioni si terranno dal 6 al 9 giugno 2024 (Fonte: politico.eu)

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Questo articolo è uscito sul numero 1545 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati