Un ospedale di Medici senza frontiere colpito dai bombardamenti a Maaret al Numan, in Siria.
  • 15 Feb 2016 16.34

In Siria i bombardamenti colpiscono due ospedali e una scuola

15 febbraio 2016 16:34

Almeno 21 persone sono state uccise e altre decine sono state ferite in diversi attacchi aerei e lanci di razzi che hanno colpito una scuola e due ospedali nel nord della Siria.

Un bombardamento aereo ha colpito un ospedale nella città di Azaz, nella provincia di Aleppo, almeno 14 persone sono state uccise e circa 30 sono state ferite. Nello stesso raid, è stata colpita una scuola dove si erano rifugiati alcuni profughi.

Il primo ministro turco Ahmet Davutoğlu in una conferenza stampa a Kiev ha accusato i russi di aver lanciato un missile balistico che ha colpito la scuola e l’ospedale di Azaz.

Colpito un ospedale di Medici senza frontiere

Il video dell’Afp


Attacchi aerei hanno colpito anche un ospedale gestito da Medici senza frontiere nella città di Maaret al Numan nella provincia di Idlib, uccidendo almeno sette persone.

“Ci sono stati almeno sette morti tra il personale dell’ospedale e i pazienti, e sono scomparse almeno otto persone dello staff di Msf, e non sappiamo se sono vive”, ha detto Mego Terzian alla Reuters, aggiungendo che ritiene che la Russia e le forze governative siriane siano responsabili dell’attacco. L’Osservatorio siriano per i diritti umani cha ha sede nel Regno Unito ha detto che nove persone, tra cui un bambino, sono state uccise nei raid, condotti presumibilmente dai russi .

Msf ha condannato l’attacco in un comunicato stampa: “Questo sembra essere un attacco deliberato a una struttura sanitaria, e noi condanniamo questo attacco nella maniera più forte possibile”, ha detto Massimiliano Rebaudengo, capo missione di Msf. “La distruzione dell’ospedale lascia la popolazione locale di circa 40mila persone senza accesso ai servizi medici”, ha detto Rebaudengo.

La Turchia bombarda i curdi

Ankara ha bombardato le milizie curde a nord di Aleppo per il terzo giorno consecutivo, malgrado gli appelli della diplomazia internazionale a fermare la nuova escalation di violenza.

Il primo ministro turco Ahmet Davutoğlu ha dichiarato che non lascerà che i curdi prendano il controllo di Azaz, nel nord della Siria, al confine con la Turchia. I turchi chiedono anche ai curdi di ritirarsi dall’aeroporto di Minnigh, a meno di dieci chilometri dalla frontiera turca. “Si devono ritirare da quell’aeroporto che altrimenti renderemo inservibile”, ha detto Davutoğlu. La Turchia accusa la Russia di strumentalizzare i curdi in Siria per i suoi obiettivi, e ha accusato Mosca di agire “come un gruppo terroristico”.

Da mesi il governo di Ankara sostiene che non permetterà ai curdi di guadagnare posizioni a ovest del fiume Eufrate. Il 13 febbraio Turchia e Arabia Saudita avevano fatto intendere che erano pronte a intervenire in Siria con truppe di terra, notizia che è poi stata smentita.

Le trattative diplomatiche in stallo

Il 12 febbraio le grandi potenze riunite a Monaco di Baviera avevano annunciato l’accordo su un cessate il fuoco in Siria entro una settimana, tuttavia il giorno seguente in un’intervista alla France-Presse il presidente siriano Bashar al Assad ha dichiarato la sua intenzione di riprendere il controllo su tutto il paese e di continuare a combattere l’opposizione che ha definito “terroristica”.

Le trattative tra il governo siriano e l’opposizione con la mediazione dell’Onu sono entrate in una fase di stallo il 3 febbraio, quando i ribelli hanno lasciato il tavolo dei colloqui a causa dell’offensiva su Aleppo. L’opposizione chiedeva che fosse trovato un accordo per una tregua temporanea durante i negoziati a Ginevra, ma il governo non è venuto incontro a questa richiesta e ha avanzato su Aleppo, la seconda città della Siria, controllata dai ribelli.

L’esercito siriano, appoggiato dai russi, ha interrotto le vie di comunicazione tra la Turchia e Aleppo, impedendo ai rifornimenti di arrivare in città. I bombardamenti hanno costretto alla fuga 50mila persone, 30mila delle quali sono arrivate al confine tra Siria e Turchia. Ankara ha chiuso la frontiera e ha costretto i profughi a rimanere in territorio siriano e a trovare rifugio in campi di fortuna. I negoziati di pace sulla Siria dovrebbero riprendere il 25 febbraio.

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