Il nuovo presidente catalano Carles Puigdemont a Barcellona, il 10 gennaio 2016.
  • 11 Gen 2016 09.20

La Spagna e la secessione catalana

Bernard Guetta
11 gennaio 2016 09:20

La Catalogna, regione più ricca della Spagna, ha appena scelto un presidente indipendentista. Sostenuto da una coalizione che va dalla destra conservatrice alla sinistra anticapitalista, Carles Puigdemont, 53 anni, giornalista e figlio di un pasticcere, è stato nominato domenica dai parlamentari catalani dopo l’improvvisa uscita di scena, sabato, di Artur Mas, che aveva guidato gli indipendentisti alla vittoria alle regionali di settembre ma non poteva più contare sul supporto unanime del suo schieramento.

Diversamente dal suo predecessore, la cui radicalizzazione nazionalista è abbastanza recente, Carles Puigdemont è un indipendentista della prima ora, un militante convinto che si è immediatamente impegnato ad avviare il “processo di creazione di uno stato indipendente” e si appresta a istituire un’amministrazione fiscale e una sicurezza sociale catalane.

L’alleanza delle sinistre spagnole è in marcia, rischia di incagliarsi proprio sulla questione catalana

L’indipendenza catalana non è ancora ineluttabile, ma oltre al fatto che il nuovo presidente vuole davvero realizzarla, bisogna considerare che la Spagna vive un momento di difficoltà e il parlamento nazionale non riesce a formare un governo.

Le elezioni di dicembre erano state accolte con favore per la comparsa di nuove figure politiche alla guida di nuovi partiti, Podemos a sinistra e Ciudadanos al centro. Dopo il voto si era parlato di un vento nuovo che soffia sulla Spagna, ma oggi il paese appare tanto ringiovanito quanto ingovernabile.

Persa la maggioranza assoluta, i conservatori uscenti vorrebbero allearsi con il Partito socialista (Psoe) per formare una grande coalizione alla tedesca. Molti leader socialisti sono favorevoli a questa ipotesi, ma il nuovo segretario generale, il giovane Pedro Sánchez, preferirebbe trovare un’intesa con Podemos seguendo l’esempio dei socialisti portoghesi, che hanno scelto di allearsi con la sinistra radicale.

L’esempio tedesco

Tutto lascia pensare che il partito seguirà questa strada, perché il Psoe e Podemos condividono lo slancio europeista e il rifiuto per le politiche d’austerità, sotto attacco dopo che la maggioranza conservatrice al comando in Europa ha concesso alla Francia di poter rinviare il suo ritorno all’equilibrio di bilancio investendo nella sicurezza all’indomani del massacro del 13 novembre.

L’alleanza delle sinistre spagnole è in marcia, ma rischia di incagliarsi proprio sulla questione catalana, perché Podemos è favorevole all’organizzazione di un referendum sull’indipendenza mentre i socialisti non vogliono nemmeno sentir parlare di un possibile smembramento della Spagna.

È in questo contesto che si inserisce l’elezione di Carles Puigdemont. Oggi alcuni sostengono che l’unico modo di contrastare il nuovo presidente sia quello di far parlare le urne, perché l’indipendentismo ha la maggioranza dei seggi ma non dei voti, mentre altri ritengono che la Spagna dovrebbe compattarsi scegliendo una grande coalizione. L’indipendenza catalana avanza, ma la Spagna resta senza un governo.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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